Le scoperte. Forse a Somma Vesuviana l’ultima casa di Augusto

Potrebbe essere veramente la Villa “apud Nolam” (presso Nola) dove – secondo Tacito – Ottaviano Augusto visse i suoi ultimi giorni. Le strutture finora riportate in luce fanno parte di un ampio edificio romano, costruito nella prima età imperiale che continua a vivere fino al V secolo d.C., cambiando nel tempo carattere e funzione, fino alla eruzione vesuviana del 472 d.C., che lo seppellì per oltre la metà della sua altezza. La Villa è databile ai primi decenni del II secolo dopo Cristo, ma al suo interno sono state trovate statue che risalgono a prima dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 d.C.

A scoprire il sito nel 1929 fu il farmacista ed appassionato di archeologia Alberto Angrisani, che coinvolse per le prime indagini per lo scavo, Matteo Della Corte. Lo scavo riportò alla luce una piccola parte delle strutture murarie e colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, bellissimi frammenti statuari di un personaggio in abito eroico, stucchi policromi. Fu proprio Della Corte il primo a ipotizzare che quell’edificio così sontuoso poteva essere il luogo dove trascorse i suoi ultimi giorni Augusto.

Gli scavi non proseguirono per la mancanza dei fondi necessari e neanche la richiesta al Duce porto una risposta positiva. La ricerca sul sito è ricominciata nel 2002, con il progetto di ricerca multidisciplinare dell’Università di Tokyo. Le attività di scavo in località di  Starza della Regina, vicino a  Somma Vesuviana (Napoli), sono dirette dal prof. Satoshi Matsuyama della Imperial University di Tokyo che finanzia i lavori.

La villa segue un modello tardo-antico, vicino per esempio a Villa Armerina in Sicilia, più che essere simile alla tipologia della villa costiera. Colonne di marmo nero provenienti dall’Africa,  un affresco policromo che riproduce divinità marine,  il pavimento a mosaico con delfini che saltano tra le onde. Sono stati scavati finora 2 mila 500 metri quadrati.

Le previsioni per la prossima campagna di scavo, da maggio a novembre, che impegnerà 15 tra archeologi, operai e restauratori, sia dell’università giapponese che dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, prevedono di scavare, al termine delle campagne, una superficie di ulteriori 2500 metri quadrati.  L’ultima scoperta è quella di una enorme cisterna, di 30 metri per 10. Assieme al prof Matsuyama, coordinano le attività di riceca, l’archeologo Antonio De Simone dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e il funzionario della Soprintendenza archeologica della Campania Mario Cesarano.

Spiega Antonio De Simone: “La zona che abbiamo esplorato risale agli inizi del II secolo dopo Cristo, ma presenta risistemazioni di una fase precedente al 79 dopo Cristo, all’eruzione che distrusse Pompei. Molti materiali sono pre-79, come la statua di Dioniso con pantera che è augustea e che Salvatore Settis ha voluto in una mostra a Palazzo Te a Mantova, o come i dolia, i grandi vasi per il vino, che hanno bolli che si datano a prima dell’eruzione pliniana. Si tratta di una villa costruita per nuclei, ristrutturando strutture precedenti”

Go to TOP