Le notizie che troviamo sui giornali. M5s, scandalo rimborsi. Di Maio: sbagliai a fidarmi – Elezioni, Sud determinante

Politica Interna

M5S, buco a Bruxelles e scissione. Di Maio: “Fuori otto parlamentari”. Il primo atto dell’affaire Rimborsopoli si conclude alle 19 con Luigi Di Maio che rende noti i risultati dei controlli con il Mef: ben otto parlamentari sono stati colti in fallo e «si sono di fatto autoesclusi». Al tesoretto di donazioni effettuate, 23 milioni e 400 mila, spiega Di Maio, mancano quasi 800 mila euro non versati. Per il capo politico dei 5 Stelle, che in mattinata aveva detto «ho sbagliato a fidarmi dell’essere umano», il discorso è chiuso: «Ora lanciamo la settimana dell’orgoglio». Eppure non è così semplice. Perché sono molte le posizioni da verificare. E perché, calcolando i contributi di consiglieri regionali e di europarlamentari, mancherebbero all’appello altri 800 mila euro. Dove sono finiti? La verifica dei dati è stata difficile. Il Mef ha chiesto la delega di ogni parlamentare, per questione di privacy. Diversi si sono rifiutati. Si sono quindi incrociati i bonifici senza nome con quelli dichiarati dagli interessati. Di qui l’inversione dell’onere della prova: «Se queste persone hanno da obiettare possono farlo e se ne occuperanno i probiviri». Intanto David Borrelli da Bruxelles non risponde nessuno. Ieri sera lancia su Facebook un movimento progettato con ex leghisti. E non risponde all’unica domanda che tutti gli rivolgono: c’entra qualcosa con il buco del Movimento a Bruxelles, quello inseguito dalle Iene e che secondo una stima ancora da verificare potrebbe arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro?  Evaporato, scomparso. Ma con un progetto in tasca concepito con il grande amico ed ex assessore a Roma Massimo Colomban, fondatore della potente lobby Confapri, motore ruggente delle piccole e medie imprese del Nord est. «È arrivato il momento di cambiare percorso. Ho deciso di aderire ad un nuovo progetto: un movimento, che nascerà a breve, e che si occuperà proprio di imprenditori e risparmiatori».

Elezioni: collegi in bilico. La partita elettorale si decide in 35 collegi del Sud. In base ad una simulazione sui seggi del maggioritario, se il centrodestra si aggiudicasse la sfida nel Mezzogiorno con i 5 Stelle potrebbero cambiare gli equilibri anche nel proporzionale. Il centrodestra è in largo vantaggio al Nord, il centrosinistra al Centro. Se il centrodestra li vincesse nella sfida con i 5 Stelle potrebbero cambiare gli equilibri anche nel proporzionale. Secondo i sondaggi finora nel Mezzogiorno il centrosinistra ha buona probabilità di incassare un solo seggio: quello di Potenza alla Camera. Se la coalizione di Berlusconi, Salvini e Meloni, riuscisse a imporsi anche nel Mezzogiorno potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Intanto, Silvio Berlusconi appare in tv e rilancia un nuovo patto per l’Italia. Nel salotto di Bruno Vespa su Rail, il leader di Forza Italia mette il suo nome sull’«Impegno con gli italiani», che fa il paio con quello siglato nella stessa sede nel 2001. La scrivania è la stessa. «Vespa ha il diritto di sputtanarmi se non ci riesco», giura il Cavaliere. Come «uomo del fare», Berlusconi promette che, dopo la vittoria del centrodestra, «al fianco del presidente del Consiglio», avrà come suo lavoro creare posti di lavoro. «Entro fine legislatura il tasso di disoccupazione sarà sotto la media europea dell’8,7 per cento». Ma chi sarà questo candidato premier del centrodestra? Pressato anche dagli alleati, il Cav spiega: «Ricopre un importantissimo incarico, voglio aspettare che mi dia l’ok. E’ il migliore possibile. Penso che sarò autorizzato a fare il nome prima delle elezioni».

Politica Estera

Sparatoria in Florida: ex studente fa strage al liceo. Un’altra tragedia in una scuola degli Stati Uniti. Dopo Columbine, dopo Sandy Hook, stavolta la tragedia colpisce il liceo Marjory Stoneman Douglas, nella cittadina di Parkland. È la «sparatoria di San Valentino»: un giovane ex studente di un istituto superiore di Parkland, in Florida, ha iniziato a sparare con un fucile contro i ragazzi: il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 17 morti e di molti feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. «Una scena orribile», hanno detto alcuni presenti. L’allarme scatta alle 14.30 locali, con l’emergenza “lock-down” cioè la chiusura forzata della scuola: all’inizio viene scambiata con un’allerta anni-incendio e molti pensano a un’esercitazione, poi arriva la segnalazione degli spari. Un ex studente subito riconosciuto nelle testimonianze rese alla polizia da molti suoi compagni di classe. «Aveva lasciato quella scuola, non la frequentava più», ha detto lo sceriffo di contea Scott Israel. Sul posto sono arrivate le forze dell’ordine, uomini dei soccorsi e agenti delle forze speciali che avrebbero fatto irruzione nell’edificio. Dopo una caccia all’uomo è stato arrestato il responsabile della sparatoria: Nikolaus Cruz, descritto come «ragazzo difficile», arruolato nella riserva dell’esercito americano. Il campus studentesco si estende per una vasta area con circa 3 mila studenti. L’ennesimo assalto riapre il dilemma delle armi da fuoco negli Usa: quella di ieri è la diciottesima sparatoria che ha interessato una scuola dall’inizio dell’anno. Trump ha cancellato il briefing con la stampa.

Msf, confessione choc «Nelle nostre strutture quaranta casi di abusi». Dopo lo scandalo Oxfam rivelato la settimana scorsa dal Times, con gli stupri in Sud Sudan e i festini organizzati dai capomissione e dai dipendenti della Ong con le prostitute-bambine di Haiti durante il post-terremoto del 2010, ieri anche i vertici di Msf, Medici senza frontiere, hanno ammesso pubblicamente di aver ricevuto, nel 2017, ben 146 denunce riguardanti abusi di potere, discriminazioni, molestie e altre forme di comportamenti inappropriati al loro interno. In 40 casi su 146 è stato accertato che si trattava di abusi vari, ma in 24 casi su 40 erano vere e proprie molestie e abusi sessuali; in 2 casi su 24, poi, le vittime identificate sono risultate persone che non facevano parte dello staff. Insomma, persone del luogo, solitamente Paesi in conflitto, Paesi disastrati, dove gli operatori, sulla carta, erano intervenuti per portare soccorso. Ma purtroppo il fenomeno, ha concluso Msf nella sua clamorosa auto-denuncia di ieri, è ancora «largamente sottostimato». Perciò la parola d’ordine adesso è: tolleranza zero. Al termine di accertamenti interni l’Ong ha scelto di licenziare 19 dipendenti dei 24 sotto accusa. Per gli altri, si va dalla sanzione alla sospensione. La scelta di «autodenunciarsi» proprio nel bel mezzo dello scandalo Oxfam non è casuale: «E’ una scelta opportunistica – spiega la responsabile risorse umane Msf per l’Italia, Federica Nogarotto cogliamo il momento per parlare una volta in più di molestie, e fare in modo che queste azioni siano combattute con sempre più forza, nel nome della trasparenza».

Economia e Finanza

Il Pil accelera, più in alto in sette anni. Ma l’Italia resta ultima in Europa. Con una variazione un po’ più leggera di quanto si aspettavano analisti e mercati, l’economia nazionale chiude l’ultimo trimestre del 2017 su un Pil in crescita congiunturale dello 0,3% e dell’1,6% tendenziale. Si tratta della performance più bassa dell’Unione, se letta sulle tavole Eurostat pubblicate ieri in contemporanea con la stima preliminare Istat. Solo il Regno Unito ha segnato un tendenziale inferiore di un decimale a quello italiano tra ottobre e dicembre, uscendo però dai primi due trimestri con una crescita attorno al 2% annuale. Secondo la stima flash dell’Istat la crescita corretta dagli effetti del calendario è stata dell’1,5%, mentre la variazione annua stimata sui dati trimestrali grezzi è invece 1,4%. E’ questo il dato cui bisogna guardare in attesa della pubblicazione, il 1 marzo, dei conti annuali per il 2017, sapendo che non si possono escludere correzioni. Insomma, l’Italia riparte non solo per merito della congiuntura internazionale, ma anche perché un numero sempre maggiore di imprese, agevolate dal pacchetto di sconti fiscali messo in piedi dal ministro Calenda, produce di più per soddisfare ordini che arrivano dall’interno del nostro Paese. Soprattutto beni di investimento (macchinari, attrezzature), ma anche beni di consumo, a cominciare da quelli durevoli. E infatti, la produzione dei primi sale nel 2017 addirittura del 9,1 per cento. Quella dei secondi di un ragguardevole 5,5%. Certo, si dirà che il nostro Pil non è ancora tornato ai livelli pre-crisi del 2007, che è ancora sotto di quasi 6 punti, mentre la Spagna li ha già superati lo scorso anno. Si dirà che quell’1,4 per cento in più resta l’aumento più basso d’Europa. Ed è vero. Lo stesso Matteo Renzi dice che non basta affatto, che solo un 2 per cento in più sarà in grado di rafforzare la crescita dell’occupazione, affidata per ora ai soli contratti a termine.

Europa e debito. Ora che il 2017 sta per essere archiviato con una crescita media dell’14%, l’imminente trattativa con Bruxelles sulla possibile manovra bis in arrivo tra maggio e giugno si sposta tutta su tre fattori: il cosiddetto output gap, che misura lo scarto tra il Pil potenziale e quello effettivamente realizzato, la riduzione del deficit strutturale, calcolato secondo le regole europee al netto delle variazioni cicliche e delle una tantum, la variabile politica. Nel rivedere al rialzo all’1,5% le proprie stime sull’andamento dell’economia italiana per il 2018 (dal precedente 1,3%), la Commissione Ue ha rilevato lo scorso 7 febbraio che le prospettive di crescita restano “moderate” a causa soprattutto “del limitato potenziale di crescita”. Per la Commissione, siamo a -0,8% nel 2017 e attorno allo zero nel 2018. Si ripropone lo scenario del 2017, che portò a una correzione aggiuntiva dello stesso importo? Stando ai numeri, l’ipotesi è fondata, come segnala l’Ufficio Parlamentare di Bilancio: se fosse confermatala deviazione sia sul saldo strutturale che sulla spesa, «sarebbe necessario attivare il meccanismo di correzione automatico previsto dalla vigente normativa». Infatti, i nodi inizieranno a venire al pettine già nel mese di aprile, quando l’esecutivo che ci sarà dovrà presentare il nuovo Documento di economia e finanza e inviarlo a Bruxelles, con la veste di Programma di stabilità, insieme da un altro documento, il Programma nazionale di riforma. Più o meno nelle stesse settimane dalla Commissione dovrebbe arrivare la valutazione definitiva sui conti del 2018, con il rischio di una deviazione significativa che come è avvenuto per l’anno precedente si tradurrebbe in una richiesta di manovra correttiva.

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