Le notizie principali in prima pagina sui giornali di Sabato 9 febbraio 2019

Le notizie principali in prima pagina sui giornali di Sabato 9 febbraio 2019

Economia e Finanza

Scenario economico. Nuovi dati negativi nell’andamento dell’economia italiana. A dicembre l’output manifatturiero è in calo congiunturale (-0,8%) per il quarto mese consecutivo, frenata che su base annua vale il 5,5%, peggior risultato da dicembre 2012. Secondo l’Istat, a salvare la media annua è solo l’effetto trascinamento precedente. Il risultato è preoccupante non solo in termini assoluti ma soprattutto perché esito di un arretramento corale: dei 16 settori monitorati dall’Istat non uno si salva dalla debacle. In difficoltà in particolare l’auto, un calo del 16,6% che porta il bilancio 2018 in rosso di quasi sei punti. Cer, uno dei tre organismi di previsione del panel dell’Ufficio parlamentare di bilancio, alla luce dei dati riduce le stime sul Pil del primo trimestre: -0,3 tendenziale, -0,1% congiunturale, sarebbe il terzo calo consecutivo. Intanto il ministro Tria conferma che oggi il principale interesse nazionale è “ristabilire la fiducia nei confronti dell’Italia, la fiducia dei cittadini e degli investitori, italiani e stranieri”. “Dobbiamo sbloccare tutti i cantieri”, aggiunge l’economista: “Dobbiamo dimostrare di essere affidabili. Prendiamo la Tav: non voglio entrare nel merito della questione costi/benefici – del resto ho detto più volte che ritengo sia un’opera utile da realizzare ed è chiaro che ci possono essere opinioni contrarie. Quando si parla di infrastrutture, e dunque degli investimenti a lungo termine necessari all’Italia, c’è bisogno di certezze. La realtà è che non si possono attirare investimenti se quando si firmano i contratti può essere ritenuto legittimo pensare che un governo, qualunque esso sia, li possa rimettere in discussione, magari modificando il quadro legale in modo retroattivo”.

Bankitalia. Giovedì notte, nel corso di un lungo consiglio dei ministri, Luigi Di Maio e i suoi hanno stoppato la conferma, per un secondo mandato di sei anni, del vicedirettore di Via Nazionale Luigi Federico Signorini. In difesa di Signorini si sono schierati il ministro dell’Economia Tria e lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giorgetti. Il premier Conte ha tentato la mediazione, mentre il vertici M5S hanno ribadito l’attacco frontale a Signorini. I ministri pentastellati non sentono ragioni. Interviene il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, a dire che il vicedirettore “fa parte di quella cordata di Bankitalia che ha attuato una politica permissiva e lassista nei confronti delle banche”. Poi il Guardasigilli Alfonso Bonafede, a rivendicare “il diritto del governo a portare una discontinuità”. Nel “dossier” preparato per l’occasione, c’è l’audizione in cui Signorini ha stimato “effetti modesti” sulla crescita grazie a reddito di cittadinanza e quota 100. Ma la tensione nella maggioranza di governo è sempre più palpabile, al punto che un ministro leghista l’altra sera, stremato dal lungo e surreale battibecco, ha imbracciato le carte e ha commentato: “Sarebbe da matti restare con questi fino alla prossima Finanziaria”. E un’opinione diffusa nella delegazione del Carroccio, che pure attende ordini dal suo “Capitano”, infastidito ogni qualvolta sente dire all’altro vice premier che “per il voto al Senato su Salvini il Movimento deciderà dopo la lettura delle carte”.

Politica interna

Abruzzo. Domenica si voterà per le regionali in Abruzzo, con un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza. La presidenza della regione andrà al candidato che otterrà un voto più degli altri. Al partito o alla coalizione che lo appoggia viene garantita – grazie al premio – una maggioranza di 17 seggi su 31. Tre forze in corsa: il centrodestra unito con candidato Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, frutto di un compromesso spartitorio; un centrosinistra con il Pd defilato e nascosto da diverse liste civiche, con candidato Giovanni Legnini, ex vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura (che dice: “Abbiamo costruito una coalizione ampia e plurale definendo un progetto politico inedito, mettendo insieme civismo, diverse aree culturali e politiche, associazionismo cattolico e il Pd”); e infine il M5S, reduce dall’exploit del 2018, quando sfiorò il 40%, con candidata Sara Marcozzi. Intanto, secondo l’Istituto Pagnoncelli, a meno di quattro mesi dalle elezioni europee, la Lega si conferma al primo posto con il 34,4% delle preferenze, ma risulta in flessione di 1,4%; segue il M5S stabile al 25,4%, poi il Pd al 16,1%, in calo dello 0,8%. Mentre Forza Italia cresce di un punto e arriva all’8,1%. A seguire due liste prossime alla soglia di sbarramento: +Europa al 4,2% e Fratelli d’Italia al 3,6%.

Centrodestra. Le parole dell’ex premier e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi a ricompattare il centrodestra, dopo le tensioni vissute nel corso della campagna elettorale per le regionali in Abruzzo: “Meglio un Matteo in divisa che fa cadere il governo che uno in cravatta che lo tiene in piedi”, dice Berlusconi, che commenta poi il caso della foto di gruppo a Pescara, che ha lasciato intravedere un clima non dei migliori tra gli esponenti del centrodestra: “Io ho avuto tutt’altra impressione. Anzi, come sempre quando ci incontriamo, vedo grande cordialità personale e una sincera amicizia che, proprio perché è sincera, non è intaccata dalla visione diversa di alcune materie”. Berlusconi poi frena sull’ipotesi di referendum sul reddito di cittadinanza, proprio nel giorno in cui invece Mariastella Gelmini dalle pagine de Il Tempo rilancia l’idea (“è necessario chiamare cittadini alla mobilitazione per abbattere le misure sbagliate di questo governo con un referendum abrogativo. Noi non abbiamo timore del confronto con gli elettori, anche perché non è la Casaleggio e Dissociati a dare la patente di popolo”, dice l’ex ministra); “Il referendum probabilmente scatenerebbe tensioni sociali drammatiche, perché i Cinque stelle stanno illudendo e ingannando proprio chi è più debole e in difficoltà. Altro discorso è quella sulla Tav: i grillini amano tanto la democrazia diretta, non vedo perché non potrebbe esercitarsi in questo caso”, frena invece Berlusconi.

Politica estera

Tensioni Italia – Francia. Resta alta la tensione tra Italia e Francia. Il ministro dell’Interno Salvini scrive al collega francese Castaner, invitandolo in Italia per smorzare i toni del confronto: “Non mi faccio convocare”, la secca replica, mentre il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, ha aggiunto, rivolto ai due vicepremier: “Le loro frasette polemiche non hanno impedito all’Italia di entrare in recessione economica”. E alla richiesta di incontro con Macron da parte di Salvini, Griveaux risponde: “c’è un presidente del Consiglio in Italia e si chiama Giuseppe Conte e Macron lo ha già incontrato molte volte”. Su tutti veglia dall’alto del Colle, con il presidente Sergio Mattarella ancora gelido nei confronti di Conte. Il fatto che non ci sia stata una telefonata con il presidente del Consiglio dimostra quanto poco abbia apprezzato i suoi tentennamenti sul caso dell’ambasciatore. Ieri poi alcune fonti parlavano dell’intenzione di Air France di tirarsi fuori dall’operazione di riassetto Alitalia, in cui potrebbe essere coinvolta con Delta e Klm. Da Parigi si assicura che l’attuale crisi politica tra Italia e Francia non ha “in ogni caso alcun legame con le scelte aziendali del gruppo Air France”.

Brexit. Come conseguenza della Brexit, gli italiani residenti in Gran Bretagna perderanno il diritto di voto alle prossime elezioni europee. “Se il 29 marzo il Regno Unito uscirà dall’Unione — spiega Luigi Vignali, direttore generale alla Farnesina per gli italiani all’estero — diventerà un Paese terzo: e come avviene per esempio in Svizzera o in Norvegia, gli italiani residenti in un Paese extra Ue non possono votare per il Parlamento europeo”. Probabile una proroga, ma al momento la situazione appare inevitabile. Riccardo Antonio Merlo, sottosegretario di Stato del ministero Affari Esteri, durante una visita ufficiale a Londra, ha assicurato che i diritti cittadini italiani che vivono e lavorano in Gran Bretagna verranno tutelati anche in caso di “no deal” sulla Brexit. “In ultima analisi si può arrivare a un accordo bilaterale. Ci sono sensibilità diverse nei vari Paesi europei e pochi hanno il numero di cittadini che ha l’Italia”, ha spiegato Merlo. “Siamo pronti anche ad atti straordinari, sempre in coordinamento con i partner europei – ha aggiunto Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero -. Possiamo assicurarvi che abbiamo un piano B e anche un piano C”.

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