Le notizie in prima pagina sul giornali di mercoledì 6 marzo

Le notizie in prima pagina sul giornali di mercoledì 6 marzo

Economia e finanza

Tav alla resa dei conti, trattative a oltranza. Il Sole 24 Ore: “Siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale. C’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi-benefici. Domani sera (stasera, ndr) riunione con i tecnici a oltranza. Credo in una scelta entro venerdì”. Lo ha detto il premier Conte al termine del vertice sulla Tav con i due vicepremier Di Maio e Salvini e il ministro Toninelli. «Sarò garante – ha aggiunto – che posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo». E «siccome prenderemo la scelta migliore per i cittadini, ovviamente il governo non rischia». Continua il pressing leghista: dal vertice serale «mi aspetto la decisione finale sulla Tav» ha detto Salvini, che comunque esclude la crisi di governo paventata dai 5Stelle. E per il viceministro Rixi «la Tav va fatta, e si possono chiedere 500 milioni in più alla Ue». Opposizione all’attacco: «Ci stanno rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese» commenta il leader Pd Zingaretti. Intanto saranno discusse il 21 marzo al Senato le mozioni di sfiducia al ministro Toninelli per la condotta sulla Tav.

Reddito di cittadinanza, oggi si parte. Rischio caos. Il Sole 24 Ore: partono da oggi le richieste per ottenere il reddito di cittadinanza: Caf e Poste si attendono un grande afflusso di persone, e il ministero del Lavoro ha ricordato ieri che «non c’è un criterio temporale per l’ammissione delle domande», c’è tempo fino al 31 marzo per ottenere il sussidio a fine aprile (o inizio maggio come stimano i Caf). C’è anche l’opzione online, sul sito redditodicittadinanza.gov.it per chi ha lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale. L’Inps ha confermato di essere pronto ad accogliere o respingere le domande trasmesse già dal 15 aprile (dopo aver verificato il possesso dei requisiti). Le Regioni evocano il rischio caos per l’arrivo nei centri per l’impiego dei 4.500 navigator. L’ad di Poste Siracusano invita gli utenti a presentarsi in ordine alfabetico agli sportelli per evitare l’affollamento del primo giorno. Il Corriere: governo e Inps accelerano sul «reddito di cittadinanza». Ma se la prima fase parte oggi, con la corsa alla presentazione della domanda alle Poste e ai Caf, sulla seconda fase, quella che riguarda la gestione dei beneficiari del sussidio, si addensano le nubi. E’ scontro tra Regioni e governo sui «navigator» ma problemi ci sono anche con i comuni, che lanciano l’allarme sulla carenza di personale per gestire il grosso dei beneficiari del «reddito di cittadinanza» che, non essendo idonei al lavoro, dovranno appunto essere inseriti in programmi di inclusione sociale. Per questa mattina sono attese lunghe file ancor prima che aprano gli sportelli per ricevere le domande. Anche i sindacati pronti. Furlan al Corriere: «La Cisl è pronta, ma il lavoro non si crea per magia». Crescere per aumentare l’occupazione. È la priorità per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Dopo un anno di governo non ci sono più alibi o colpe da attribuire a qualcuno. Occorre affrontare le ragioni della crescita del paese, mettendo al centro l’occupazione», ha ribadito. Gli ultimi tre mesi del 2018 evidenziano un calo dell’attività economica. A certificarlo è l’Istat segnalando che nel quarto trimestre il Pil è sceso dello 0,1%, rispetto al trimestre precedente, confermando così che l’economia italiana è in recessione tecnica.

Politica interna

Tav/legittima difesa/Rai. La Stampa: la mossa di Luca Zingaretti ha irrigidito Matteo Salvini. Nel primo giorno da segretario del Pd è volato a Torino e ha sfidato il leader leghista sul suo terreno, sui ceti produttivi e quella parte dell’opinione pubblica che vede nei 5 Stelle il freno allo sviluppo e alla crescita economica. Il nuovo leader dei Democratici dice subito un Sì netto e chiaro alla Tav, indicando la Lega come «il partito che affonda il Nord», legato a un Movimento al quale non riesce ad imporre un’opera essenziale come la Torino-Lione. Con queste premesse, Matteo Salvini arriva molto teso ieri al vertice. L’umore nero confessa «che non ne può più» di dover inseguire le turbolenze grilline. L’alternativa alla spaccatura del M5S è congelare l’opera ma ci sono dubbi tecnici per Salvini che vede il Pd ridiventare competitivo proprio in quella regione, il Piemonte, dove si vota il 26 maggio, giorno delle elezioni europee. E che il leader del Carroccio pensava di colorare di verde. L’ultimo spazio geografico che gli manca al Nord. Il presidente del Consiglio sa che la linea dura del vicepremier del Carroccio non lascia scampo agli alleati. Anche lui, personalmente, è favorevole alla Torino-Lione, ma vorrebbe un accordo, evitare rotture. Toninelli si dimette, Conte lo trattiene, si legge inoltre. Ha chiaro che le dimissioni potrebbero provocare una frana nel governo, anche perché a quel punto sarebbe difficile per Di Maio far finta di niente.
Il Corriere sulla legittima difesa: oggi il provvedimento bandiera del Carroccio incasserà l’approvazione di Montecitorio per poi tornare al Senato il 26 marzo per l’ultima lettura. Ma non c’è alcun rischio perché anche a Palazzo Madama la Lega avrà il totale appoggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia che avrebbero voluto norme addirittura più severe come l’inversione dell’onere della prova e il riconoscimento del «diritto alla difesa». La Lega non ha però potuto concedere nulla di più, nel timore di aprire un fronte troppo ampio di contrari nei 5 Stelle con il rischio di far tornare in discussione l’intera legge. Una trentina i deputati 5 Stelle in dissenso. Voci di un dossier critico nei confronti del provvedimento.
Repubblica: È un caso l’incontro irrituale tra il capo della Lega Matteo Salvini e l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini. A poche ore dal voto sul piano industriale che il Cda esamina oggi, il manager ha chiesto il via libera al ministro dell’Interno? A che titolo? Emergono anche nuovi particolari del confronto. A un certo punto, nella stanza si sarebbero affacciati anche il vicepremier grillino Luigi Di Maio e il presidente di Viale Mazzini Marcello Foa. Un vero e proprio vertice politica-amministratori per decidere le sorti del servizio pubblico. E dalla Rai nessuno ha smentito l’incontro che si è svolto lunedì pomeriggio.

Il PD di Zingaretti. Il Corriere della Sera: non varcherà la soglia del Nazareno prima della sua proclamazione all’Assemblea nazionale del 17 marzo, ma questo non significa che Nicola Zingaretti non stia già pensando a come porre mano al partito. Intanto il segretario, che ieri ha incontrato Emma Bonino – la quale gli ha però ribadito che +Europa andrà da sola alle elezioni – ha preso una prima decisione: il tesoriere sarà Luigi Zanda. Che commenta, così, con ironia la nomina: «E’ un incarico immaginario, perché il tesoro qui non c’è». Un riferimento nemmeno troppo velato alle condizioni in cui sono state lasciate le casse del partito. II presidente, salvo sorprese, dovrebbe essere Paolo Gentiloni, anche se qualcuno, nella nuova minoranza, in cambio della pace interna, ha in mente di proporre Matteo Renzi. Ma il Nazareno dice subito no. Repubblica: Rilanciare il Pd e il suo simbolo. Lavorare a un centrosinistra largo, ma a tappe. Non subito. Non con una lista unitaria da presentare alle europee del 26 maggio. Bensì con un percorso più lungo, che prepari le prossime elezioni politiche ristabilendo i rapporti di forza. Nella coalizione e soprattutto al di fuori di essa. Ritirando fuori dal cilindro la «vocazione maggioritaria». Il piano di Nicola Zingaretti in estrema sintesi è questo. Nei prossimi giorni, oltre ai gruppi dirigenti del partito, dovrà fare i conti con l’appuntamento elettorale di Strasburgo. Che, al di là dei nuovi e fondamentali equilibri con cui verrà governata la Ue fino al 2024, rappresenterà un passaggio decisivo per gli assetti nella politica italiana e per il futuro della legislatura in corso. Tuttavia cambiare simbolo a meno di tre mesi dal voto europeo potrebbe rivelarsi controproducente. Non solo. La lista unitaria non potrebbe limitarsi a rimettere insieme i “cocci” del vecchio PD (riassemblare Pd e Leu). La sua opzione allora è semmai quella di allargare ora il campo democratico con l’esperienza del “civismo”. La candidatura dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, va letta in quest’ottica. La sua presenza è frutto di un accordo già preso. Risponde appunto all’idea di espandere a sinistra i confini del PD senza recuperare formule che apparirebbero agli elettori un po’ datate. Sempre Repubblica intervista Delrio: “Sono certo che Nicola terrà insieme il Pd. Non possiamo tradire la forza di un popolo che ci chiede unità e determinazione nel produrre l’alternativa di questo governo”. “Il mio ruolo di capogruppo è a disposizione”. Sui rapporti con Renzi: “Ci sentiamo non di frequente: ha scelto di stare da parte. Gli sono vincino umanamente per le sofferenze della sua famiglia”.

Politica estera

Trump avverte Erdogan: non comprare i missili da Putin. La Stampa: Washington lancia l’ultimo avvertimento alla Turchia sull’acquisto dei missili russi S-400 e schiera i suoi potenti Thaad in Israele. La nuova architettura delle alleanze in Medio Oriente si articola anche sui sistemi anti-aerei, cruciali nei dispositivi militari odierni. E la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di dotarsi della tecnologia più avanzata a disposizione di Mosca è vista negli Stati Uniti come una breccia nella Nato. La Casa Bianca ha esercitato pressioni crescenti. Due giorni fa il portavoce del Pentagono Eric Pahon ha detto che la scelta «avrà serie conseguenze». Le rappresaglie in vista sono molte. Gli Usa bloccheranno la vendita ad Ankara dei cacciabombardieri invisibili F-35. Poi potrebbero saltare altri contratti.

Lettera di Macron. È con interesse e speranza, ma anche una certa cautela che l’establishment comunitario ha accolto l’operazione di comunicazione di Emmanuel Macron. Con una insolita presenza a tappeto sui mass media, il presidente francese, «l’ultimo europeista» secondo l’espressione di un diplomatico, ha pubblicato ieri un articolo in 28 giornali di 28 Paesi, a meno di tre mesi dalle elezioni europee. Il tentativo è di contrastare il crescente nazionalismo, chiamando a raccolta i partiti più europeisti. Le reazioni oggi in un articolo del Sole 24 Ore: l’establishment comunitario ha accolto positivamente l’iniziativa francese. La Commissione europea ha parlato di «contributo importante». Ha poi aggiunto: «Per il rinascimento europeo, la Francia e la Commissione lottano per la stessa causa». Da Berlino, il ministro delle Finanze Olaf Scholz ha commentato «non lo scetticismo, ma la fiducia dovrebbe determinare la nostra azione. La Germania e la Francia lavorano in modo intenso e promuovono l’Europa». Tusk altrettanto positivo. Il premier ungherese Viktor Orban ha ammesso che l’iniziativa potrebbe indurre «un dialogo serio sul futuro dell’Europa». In Italia c’è il totale apprezzamento del pd Sandro Gozi. Per l’ex sottosegretario agli Affari esteri (con Renzi e Gentiloni) e presidente dei Federalisti europei, quel manifesto per un nuovo Rinascimento «dà valore all’essere europei e, allo stesso tempo, sollecita a uscire dello status quo per rifondare l’Europa. E rompe un tabù, dicendo che si possono riformare i trattati».

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