Le notizie in prima pagina sui giornali di giovedì 25 luglio 2019

Le notizie in prima pagina sui giornali di giovedì 25 luglio 2019

Economia e Finanza 

Fattura elettronica. La mancata adesione al servizio di consultazione delle e-fatture non è di per sé rilevante come elemento di valutazione dell’analisi del rischio dei contribuenti: con una parziale ma assolutamente importante rettifica alla Faq 125 del 19 luglio 2019, l’agenzia delle Entrate è intervenuta nuovamente per precisare il rapporto tra adesione al servizio di consultazione, disponibile dal le luglio al 31 ottobre 2019, e attivazione e realizzazione di controlli incrociati sulla base dei dati delle fatture emesse e ricevute, e delle relative variazioni, acquisiti mediante il Sistema di interscambio ed intersecati con quanto presente in altre banche dati a disposizione del fisco, secondo le regole stabilite dal decreto ministeriale 4 agosto 2016.

Nuovi interventi della Bce. La Bce non “si rassegna” ad avere un’inflazione bassa, più bassa, troppo bassa, né per sempre né ora. Esattamente come non si rassegnerebbe ad aver un tasso inflazionistico alto e troppo lontano rispetto al suo mandato e al suo obiettivo. E questo perchè la sua politica, la sua attitudine è «simmetrica». Liquidità in eccesso Ed è la simmetria che oggi potrebbe portare il Consiglio direttivo a modificare la forward guidance, per indicare l’arrivo di tassi «inferiori» ai livelli attuali. E oggi, per preparare il terreno all’eventuale adozione – in accoppiata a un taglio dei tassi – di misure di attenuazione per la liquidità in eccesso delle banche, il Consiglio potrebbe chiedere allo staff dei suoi esperti di avviare un’analisi puntuale sui possibili effetti collaterali dei tassi negativi sulle banche, che sono molto frammentati tra Paesi e tra istituti: secondo stime di mercato attualmente la liquidità in eccesso sarebbe pari a 1.900 miliardi. Intanto, destino comune per Gemania e Italia: il rischio di recessione. Le manifatture più grandi del continente non danno segni di ripresa, trascinano al ribasso l’intera area dell’euro e Mario Draghi è costretto suo malgrado a riaprire i rubinetti della politica monetaria. Ieri l’indice che misura lo stato di salute dell’economia tedesca è sceso dal 45 al 43,1 per cento, peggio delle stime più nefaste, ben al di sotto di quota 50, il valore sotto al quale quell’indice misura una contrazione delle attività d’impresa. Draghi avrebbe voluto terminare la parabola di salvatore dell’Europa con un aumento dei tassi, a dimostrazione di un continente ormai fuori dalle secche, e invece le ultime previsioni dicono che nel terzo trimestre l’Unione nel suo complesso sarà poco sopra lo zero. In realtà l’Europa cammina a due velocità. Si va verso un ulteriore taglio dei tassi e una ripresa degli acquisti di titoli.

Politica Interna 

Il premier Conte in Aula sul caso Savoini. Il lungo preambolo è sulla centralità del Parlamento, quello che Salvini ha snobbato. Ed è un preambolo in cui Conte ripete più volte che si ha il dovere di dialogare con i parlamentari quando si è al governo. Quasi a segnare una distanza con la scelta di Salvini di rifiutare di presentarsi davanti al Senato. La premessa di Giuseppe Conte è il rispetto del Parlamento, nell’Aula del Senato, dove è chiamato a tenere una informativa su una presunta trattativa tra la Lega e personalità di nazionalità russa. Altre parole che sembrano segnare una distanza con il leader della Lega, del quale smentisce anche la ricostruzione secondo cui Savoia non era nella sua delegazione nel viaggio del luglio 2018 a Mosca. Ma poi arriva una frase che farà ulteriormente arrabbiare i leghisti e reagire Salvini: «A questo consesso tornerò ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico».«Si è parlato di partite di calcetto, cene e inviti a cena. Io stavo lavorando al Cipe allo sblocco di 50 miliardi di euro in tutta Italia». Salvini si sente distante dalle polemiche, non le vuole commentare. Ai suoi uomini spiega: «Il caso Russia è morto e sepolto, un film di spionaggio di serie B». Quanto alla presenza o meno di Gianluca Savoini nelle delegazioni ufficiali, replica ricordando che non è mai partito con le delegazioni del Viminale. Ma è il passaggio chiave del discorso di Conte, quell’accenno alla possibilità che torni in Aula «nel caso maturino le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico», che irrita profondamente Salvini. Il quale fa notare ai suoi che non si tratta di una frase sfuggita sull’onda dell’emozione, visto che il discorso era scritto ed è stato letto. Che cosa significa quella frase, si interroga il vicepremier. Che chiederà la fiducia su se stesso, ma su cosa? Sulla mozione della Tav?

L’ira del M5S e di Grillo per il sì alla Tav. Il giorno dopo le parole con cui il premier Giuseppe Conte ha acceso il semaforo verde all’alta velocità Torino-Lione, i 5 Stelle devono fare i conti con le divisioni interne e con lo «scontento» lamentato non solo dalla base, ma da Beppe Grillo in persona. Tanto da indurre il leader Luigi Di Maio a intervenire per cercare di governare la rivolta: «Non lasciamoci dividere dai media e dai giornali, battaglieremo sulla Tav fino alla fine». Ma lo choc per quello che, di fatto, appare come un via libera definitivo del governo gialloverde al super-treno è destinato a riaccendere la tensione in Valle di Susa. I No Tav tendono a minimizzare la portata della delusione nei confronti del M5S: «Non c’erano e non ci sono governi amici, l’abbiamo sempre saputo». E assicurano di voler continuare a «mettersi di traverso», dando appuntamento a sabato, per una prima dimostrazione della nuova resistenza, con una «camminata» al cantiere di Chiomonte. «Non può essere arrabbiato con me. Grillo sa tutto. E’ stato lui a insistere perché ci fosse un passaggio parlamentare sulla Tav. Ha detto: “Amen, portatela in aula e votate contro”». Nelle riunioni riservate, Luigi Di Maio cerca di riportare la calma in un Movimento che vede franare giorno dopo giorno. Non solo nei sondaggi. I gruppi parlamentari non sanno più come rispondere alle pressioni della base.

Politica Estera 

Nuovo Governo Johnson. Un governo multi-etnico per la Global Britain, quella Gran Bretagna globale che è il suo obiettivo. Il neo premier Boris Johnson non ha avuto indugi e ha dato un taglio netto al passato, cacciando in massa ministri di Theresa May: e il suo nuovo team è il più «colorato» di minoranze etniche che si sia mai visto finora a Londra. La nomina-chiave è quella del Cancelliere dello Scacchiere, ossia il ministro del Tesoro, il ruolo più importante nel governo dopo il premier: una casella che sarà occupata da Sajid Javid, musulmano di origine pachistana, il figlio di un povero immigrato che faceva l’autista d’autobus, il ragazzo che a scuola aveva subito razzismo e bullismo. Di rilievo pure aver installato al ministero degli Esteri, al posto di Jeremy Hunt, quel Dominic Raab che sulla Brexit è ancora più ultrà, se possibile, di Boris Johnson, e che si era dimesso dal governo di Theresa May in polemica con l’attendismo della premier. Ma ugualmente di rilievo è l’ascesa a ministra degli Interni di Priti Patel, di origine indiana. «Il 31 ottobre siamo fuori dall’Unione europea, senza se e senza ma». Nel suo primo discorso da primo ministro britannico, Boris Johnson rinforza, se mai ce ne fosse bisogno, il suo obiettivo e la sua missione, e manda un segnale all’Unione Europea: «La gente è stanca di aspettare, è arrivato il momento di agire».

Russiagate. «La ragione per cui non ha incriminato Donald Trump è l’opinione dell’Office of Legal Counsel del dipartimento alla Giustizia, secondo cui non si può incriminare un presidente in carica?». Alla domanda del deputato democratico della California Ted Lieu, il procuratore del Russiagate Robert Mueller ha risposto in maniera secca: «Corretto». Questo è stato il momento più drammatico dell’audizione di ieri alla Camera, perché lasciava intendere che l’ex direttore dell’Fbi aveva scoperto reati commessi dal capo della Casa Bianca, presumibilmente nel campo dell’ostruzione della giustizia, ma non aveva chiesto di processarlo solo perché la consuetudine lo impedisce. Poco dopo però Mueller ha rivisto la sua dichiarazione, aggiustandola così: «La risposta corretta era che non abbiamo trovato un’evidenza che il presidente abbia violato la legge». Così ha cancellato quello che forse era stato l’unico passo avanti, rispetto al suo rapporto di 448 pagine, deludendo la speranza dei democratici di trasformare la testimonianza del procuratore nell’arma per rilanciare l’impeachment

Share this post