Economia e Finanza

Commissione Banche. Il Presidente Mattarella non ha ancora deciso se firmare la legge che istituisce la commissione d’inchiesta sulle banche, voluta dal governo gialloverde. Il Quirinale è perplesso. Da più di un mese, infatti, il testo è fermo sulla sua scrivania. Il dossier banche è la nuova spina nel fianco dell’esecutivo populista. Anche il decreto che dovrebbe rimborsare i risparmiatori truffati è ancora congelato, oggetto di un braccio di ferro violentissimo fra i due vicepremier e Giovanni Tria, che si rifiuta, da settimane, di firmarlo per non esporre il Paese al rischio di una procedura d’infrazione europea. In questo contesto il Capo dello Stato sceglie di convocare al Colle i presidenti delle Camere. Ufficialmente, per ragionare di autonomie regionali, ma l’attenzione si concentra sulle banche. Mattarella vuole fugare i dubbi. Che sono tali, per cui anche l’eventuale firma della legge istitutiva sarà accompagnata da una lettera ai presidenti delle Camere, per delimitare confini e finalità di un’operazione che rischia altrimenti di screditare Bankitalia e l’intero sistema creditizio italiano. Il cuore della questione, secondo Ignazio Visco, non riguarda le scelte sull’economia o sul bilancio, né le banche e neanche la politica. Riguarda le istituzioni: la loro indipendenza e i rapporti fra di esse.

L’economia italiana. C’è un universo che continua a crescere e a distribuire dividendi in aumento ai propri azionisti nonostante la crisi. Sono le grandi società a partecipazione pubblica, quotate e non quotate, come Cassa depositi e prestiti (Cdp), Ferrovie dello Stato, Eni, Enel, Enav, Poste e Leonardo. Queste società hanno approvato conti 2018 in crescita e annunciato la distribuzione dei dividendi: quest’anno al ministero dell’Economia (Mef) da queste aziende arriverà una cedola complessiva da 2,46 miliardi, in aumento del 10% rispetto allo scorso anno (2,19 miliardi). Tutte le società hanno presentato risultati in miglioramento, alcune addirittura numeri record. Hanno inoltre confermato i target di crescita per il 2019 con una previsione nella gran parte dei casi di un aumento della remunerazioni per gli azionisti. La cedola maggiore, arriverà come ogni anno, dalla Cdp: nelle casse del Mef dovrebbero finire 1,265 miliardi di euro. Il Paese delle contraddizioni (dove vivono quasi 13 milioni di persone che hanno un reddito così basso da essere esenti dall’Irpef ma dove contemporaneamente le famiglie hanno una ricchezza di quasi 11mila miliardi) in fondo è molto simile alla Torre di Pisa: anche l’Italia pende, rallenta, soffre, ma resta sempre in piedi con un’economia più forte di quanto agli stessi italiani non sembri.

Politica Interna

La legittima difesa. Alle 12.30 il tabellone delle votazioni del Senato è dominato dalle luci verdi (201 favorevoli) e solo un piccolo spicchio di spie rosse (38 contrari tra Pd e Leu) campeggia in un angolo. È la fotografia del via libera all’ennesima riforma della legittima difesa (già modificata del 2006 dal centrodestra e poi nel 2017 dal centrosinistra). Matteo Salvini è in aula ed è raggiante («E un bellissimo giorno, da oggi i rapinatori avranno la vita più difficile») ma si sbracciano per rivendicare la vittoria per l’approvazione di un caposaldo del centrodestra anche Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia): «Quando saremo al governo miglioreremo la riforma», farà sapere Berlusconi. E intanto 70 deputati della Lega presentano una proposta di legge per rendere più facile l’acquisto di un’arma. Cosa cambierà? Chi si difende in casa propria con le armi da un’aggressione sarà comunque sottoposto a un’indagine e interverrà in ogni caso un giudice che stabilirà se sussistono le condizioni per un rinvio a giudizio o per un’archiviazione. In ogni caso, la nuova legge estende le norme sul gratuito patrocinio (già assicurato in Lombardia con fondi della Regione) a favore della persona nel cui confronti è chiesta l’archiviazione o il proscioglimento o il luogo a non procedere per fatti commessi in condizione di legittima difesa.

Centrodestra. Il futuro è di un centrodestra di nuovo unito? La risposta sembrerebbe scontata, vista la lunga sequenza di vittorie che la coalizione composta da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc e liste civiche ha messo insieme, conquistando regioni e città. Il centrodestra, però, a livello nazionale non esiste, è un fantasma, anche se come ha detto il vicedirettore del Corriere della Sera, Antonio Polito, è «un fantasma che vince tutte le elezioni». Ma come la pensano gli elettori della Lega a proposito del possibile ritorno alla coalizione che si è presentata unita alle elezioni del 4 marzo dello scorso anno e ha segnato la storia politica italiana dal 1994 in poi? Il verdetto è positivo, probabilmente anche oltre le previsioni. Secondo un Sondaggio EMG Acqua presentato ieri ad Agorà, su Rai Tre il 75% degli elettori della Lega pensa che la coalizione di centrodestra abbia ancora un futuro nazionale. Ma la storia dell’ultimo quarto di secolo parla chiaro. E dice che tutti i leader politici che hanno deciso di rinviare l’appuntamento con il voto nonostante fossero sulla cresta dell’onda hanno poi fatto una brutta fine. Va così da venticinque anni. E’ questo il senso dei ragionamenti che non da oggi tormentano un pezzo importante della Lega, Giancarlo Giorgetti in particolare.

Politica Estera

Brexit. Theresa May ha giocato la sua ultima carta ma potrebbe comunque perdere la partita. La premier britannica, che si è detta pronta alle dimissioni pur di far approvare l’accordo di recesso concordato con l’Unione Europea, intende ripresentarlo in Parlamento oggi per il terzo voto. Sará difficile peró trovare una maggioranza dei deputati a favore. Una trentina di deputati conservatori pro-Brexit hanno cambiato idea e oggi sosterranno l’accordo, ma altri sono rimasti sulle loro posizioni per solidarietá con il Dup. Il partito unionista nordirlandese infatti, che con i suoi dieci deputati garantisce la maggioranza in Parlamento al Governo, ieri ha ribadito che voterà contro e non ha voluto neanche partecipare a negoziati dell’ultima ora. La May ha bisogno di almeno 75 voti in più dell’ultima volta per evitare una terza sconfitta in Parlamento. Ma, attenzione, andrà ai voti solo mezzo accordo, cioè il cosiddetto “withdrawal agreement” (“accordo di recesso”), che include le misure concordate con l’Europa su protezione diritti cittadini Ue in Uk e viceversa, transizione fino a dicembre 2020, la “tassa” di circa 40 miliardi da pagare all’Ue e soprattutto il famigerato “backstop”, cioè la clausola imposta dall’Ue sull’Irlanda del Nord che rimarrebbe agganciata all’Europa in caso di disaccordi sul confine irlandese. Tutto il resto quindi, ovvero la “political declaration” allegata al primo testo ma in questo caso non vincolante e che delinea i rapporti futuri, economici e commerciali tra Ue e Regno Unito rimarrebbe fuori dal voto di oggi e dovrebbe essere approvato in un secondo momento.

Turchia. A due giorni da un voto amministrativo chiave per determinare quanto ancora controlli il Paese, nonostante il clima di tensione e la crisi economica, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, compatta l’elettorato più religioso con quello che ormai è un dassico: la riapertura al culto islamico di Santa Sofia, l’ex basilica bizantina, trasformata in museo nel 1935 da Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore dellaTurdúa laica e moderna. Allora la decisione rappresentò un segno forte di rottura con il passato ottomano, lo stesso che il capo di Stato sta cercando di rispolverare da anni, insieme con la componente confessionale che questo implica. Non è la prima volta che il presidente turco promette di riconvertire in moschea l’ex basilica cristiana, costruita dall’imperatore Giustiniano I nel 537. Già dal 2006 una piccola parte del museo, voluto nel 1935 dal fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk, era stata adibita a sala per la preghiera. E dal 2010 in poi erano state lanciate delle campagne in tal senso con i fedeli che pregavano fuori da quello che è uno dei monumenti simbolo di Istanbul al grido di: «Vogliamo entrare a Santa Sofia con il tappeto per la preghiera non con un biglietto»