Le notizie in evidenza sui giornali di martedì 21 maggio 2019

Le notizie in evidenza sui giornali di martedì 21 maggio 2019

Economia e Finanza

Nomine. In un clima di forte tensione tra i due partiti di governo, il consiglio dei ministri di ieri sera, l’ultimo prima del voto europeo, ha affrontato il tema delle nomine dei nuovi vertici della Guardia di Finanza, della Ragioneria dello Stato e dell’Inps: indicato Giuseppe Zafarana comandante generale della Guardia di Finanza con una sintesi consolidata e mai messa in discussione. Da settimane sul suo nome c’è stata una convergenza quasi subitanea dei vicepresidenti Salvini e Di Maio. Stessa sintonia sul nome di Biagio Mazzotta alla guida della Ragioneria, che succede a Daniele Franco, entrato nel Direttorio di Bankitalia come vicedirettore generale. Spetterà a Mazzotta, finora numero due della Ragioneria, assumere il timone del Dipartimento chiave per il controllo di tutti i provvedimenti, a partire dalla legge di bilancio. Disco verde definitivo, infine, dopo il “sì” delle commissioni parlamentari, alla nomina di Pasquale Tridico al vertice dell’Inps. Non c’è ancora chiarezza invece sulle deleghe alla spending review, dopo il caso scoppiato nei mesi scorsi sui nomi di Castelli e Garavaglia. Non è neanche chiaro quale sarà il perimetro dei poteri dell’organismo più delicato dell’amministrazione, alla luce dell’intenzione di Tria di creare un nuovo dipartimento per gli investimenti al ministero.

Caso Huawei. Mercati gelati dall’escalation dello scontro USA/Cina sul fronte tecnologico. I principali indici sono finiti sotto pressione dopo che Google di Alphabet ha deciso di bloccare parzialmente l’accesso di Huawei a cruciali prodotti e servizi, dal software Android a popolari App, per rispettare la decisione dell’amministrazione Trump di inserire il gruppo nella lista nera dei rischi di sicurezza nazionale. Altri colossi USA dei microprocessori, come Qualcomm, hanno sospeso a loro volta le forniture al secondo produttore al mondo di smartphone (con ambizioni di primato) e leader delle reti 5G. A catena, sono andate in sofferenza altre società europee con attività americane: il produttore tedesco di microchip Infineon Technologies ha ad esempio ammesso che dovrà fermare alcune consegne di componenti made in Usa. Il gruppo franco-italiano StMicroelectronics, che secondo indiscrezioni avrà incontri sul da farsi nei prossimi giorni e ha Huawei tra i primi dieci clienti, è arretrato dal 6,8 per cento. “Abbiamo passato diverso tempo a cercare un canale con il governo degli Stati Uniti. Volevamo mostrare loro che tipo di azienda siamo, sperando che i nostri sforzi potessero risolvere i malintesi. Abbiamo persino promesso che, se avessero avuto dubbi, avremmo cercato di trovare soluzioni per affrontare i rischi più rilevanti. Si sono sempre rifiutati”, dice la vicepresidente di Huawei, Catherine Chen.

Politica interna

Tensione nel governo. Consiglio dei ministri ad alta tensione quello che si è svolto ieri. Una anomala riunione in tre atti, che ha palesato sempre più le distanze esistenti tra i due vicepremier Di Maio e Salvini. Nodi principali sono il dl sicurezza bis portato avanti dalla Lega e il dl famiglie, del M5S. “Per quanto mi riguarda — dice Salvini — i 17 articoli del decreto Sicurezza bis sono pronti. Normalità vorrebbe che domani (oggi) l’iter fosse finalmente concluso”. Ma dal Cdm arriva lo stop. Giuseppe Conte parla di “criticità”e evoca il Quirinale. Matteo Salvini sbuffa: “Attendo di capire quali sarebbero le criticità. A noi nessuno ha espresso nulla”. Ma alla fine arriva il rinvio. Stessa tensione sul dl famiglie: Luigi Di Maio ribadisce che il “tesoretto” che dovrebbe avanzare dal reddito di cittadinanza va destinato alla misura. “Ho sentito che qualche membro del Governo vorrebbe dirottare su altre misure questi soldi, ma questo miliardo non si tocca”, dice Di Maio, riferendosi a chi, come  il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia, ha proposto invece di utilizzare quelle risorse per contribuire a scongiurare l’aumento Iva da 23 miliardi previsto per il 2020. E le parole dello stesso Garavaglia su Conte nell’intervista a La Stampa, in cui ha accusato il premier di non essere super partes, sono sintomo di una crescente tensione nella settimana che porerà al voto europeo, e alla probabile ridefinizione degli equilibri interni tra le due forze di governo.

Opposizioni. “Il governo politicamente non c’è più, e il costo per gli italiani già oggi è immenso e lo diventerà ancora di più nei prossimi mesi. Come ha detto il ministro Tria, ora dovranno correre ai ripari per colmare i buchi di bilancio che hanno creato: che significa aumentare l’Iva o una stagione di gravissimi tagli sui servizi. Intanto Salvini e Di Maio non riescono più a decidere su nulla, come ha ammesso lo stesso sottosegretario Giorgetti”, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che poi chiude a qualsiasi discorso con il M5S: “Nell’elettorato dei 5 Stelle convivono pulsioni e identità diverse. La parola adatta per definire l’attuale gruppo dirigente di 5 Stelle non è certo “sinistra” ma “trasformista”. Vanno dai gilet gialli che bruciano le auto ma si definiscono moderati. Hanno criticato Salvini perché alleato dei neonazisti ma gli fanno fare il ministro degli Interni. Si dicono ambientalisti ma votano i condoni. Si dicono in disaccordo su tutto ma poi si dicono garanti di altri quattro anni di governo. Credo che per l’Italia più che un annuncio sia una minaccia. Perché, ripeto, questo significa assenza di una visione e quindi un costo per il Paese”. Nel centrodestra, anche Berlusconi va all’attacco del governo: ” governo come quello italiano vuole sfondare il tetto del 3%, facendo più deficit e più debiti, per finanziare spese assistenziali inutili, questo è un comportamento irresponsabile. Se invece superassimo il 3% per un grande progetto di opere pubbliche utile a creare occupazione, a dare ossigeno alle imprese, a porre le condizioni per lo sviluppo, allora l’Europa dovrebbe capire che non è uno spreco, ma un investimento” E sulla Lega: “Se la Lega continuerà a tenere in vita un governo che aumenta le tasse, fa calare l’occupazione, blocca le grandi opere, aumenta la burocrazia, indebita ancora di più l’Italia, viola i diritti in materia di giustizia, non capisco come possa pensare che gli elettori di centro-destra continuino a dargli fiducia”.

Politica estera

Elezioni europee. Prosegue la campagna elettorale per le europee di Nigel Farage in Gran Bretagna. Il suo Brexit Party secondo i sondaggi, potrebbe arrivare fino al 34% dei voti. L’attivismo di Farage è in netto contrasto con lo stato catatonico dei due partiti principali, Conservatori e Laburisti, che stanno ignorando il voto del 23 maggio. Il partito al Governo e l’opposizione laburista stanno facendo il minimo indispensabile, guardando già alle prossime elezioni politiche nazionali, mentre Farage intende intercettare il voto di protesta, annunciando di non voler accettare compromessi e di voler immediatamente uscire dalla Ue senza un accordo. Ma la situazione dei candidati britannici alle elezioni europee è paradossale: non solo sono in corsa per un voto al quale la Gran Bretagna non avrebbe mai voluto partecipare, ma non sanno neanche se valga la pena di vincere. Anche se verranno eletti, infatti, potrebbero non insediarsi mai:  i 73 neo-eletti eurodeputati britannici potrebbero trovarsi infatti ad avere un incarico inesistente, se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea prima dell’insediamento del nuovo Parlamento Europeo il 2 luglio. Al di là del verdetto delle urne di domenica, una cosa rimarrà comunque immutata, la composizione del Consiglio europeo. Il voto non cambierà i nomi dei ventotto leader che siedono attorno a quel tavolo, che il 28 maggio saranno poi chiamati a iniziare ufficialmente le trattative per assegnare le principali cariche dell’Unione. C’è molto fermento sul tema, ma l’Italia appare immobile: nessuna alleanza nè startegia è stata messa a punto finora. Isolamento e obiettivi poco chiari rischiano di portare all’irrilevanza.

Austria. Crisi di governo in Austria: ieri il cancelliere Sebastian Kurz ha chiesto la sostituzione del ministro dell’Interno del Partito della libertà Herbert Kickl, dopo che già il vicepremier e leader della formazione di estrema destra Heinz Christian Strache aveva lasciato tutte le cariche, seguito dalle dimissioni di tutti gli altri ministri dell’estrema destra. Decisione arrivata come conseguenza dello scandalo che ha travolto Strache, ripreso a Ibiza due anni fa in un video mentre prometteva appalti a una sedicente miliardaria russa in cambio di finanziamenti occulti al suo partito. Kurz appare deciso a prendere le distanze il più possibile dalla vicenda, che ha destato parecchio scalpore in Austria. E finora sembra esserci riuscito, se è vero che il primo sondaggio in vista delle europee dopo lo scandalo, condotto dall’istituto Research Affairs, assegna all’Övp il 38% delle intenzioni di voto (rispetto al precedente 34%), mentre l’Fpö perde 5 punti e cala al 18%.

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