Le notizie in evidenza sui giornali di giovedì 31 gennaio. L’Italia in recessione – Reddito di cittadinanza, le Regioni bocciano i “navigator” – La Sea Watch approda a Catania

Le notizie in evidenza sui giornali di giovedì 31 gennaio. L’Italia in recessione – Reddito di cittadinanza, le Regioni bocciano i “navigator” – La Sea Watch approda a Catania

Economia e Finanza

Recessione. L’Istat oggi certificherà con la diffusione dei dati dell’andamento del Pil nel quarto trimestre dello scorso anno, il segno meno per due trimestri consecutivi che, secondo la prassi degli economisti, ci colloca nella cosiddetta recessione tecnica. Se tuttavia la crescita fosse zero, le cose cambierebbero poco, anche perché le stime di quest’anno vengono ridotte di giorno in giorno. A dare quasi per scontato un quarto trimestre del 2018 con il segno meno è stata la Banca d’Italia nel “Bollettino” dei giorni scorsi, e ieri un pool di 28 tecnici interpellati da Bloomberg scommetteva per un risultato di  – 0,1 per il quarto trimestre.  La vigilia del verdetto Istat è stata accolta con una certa rassegnazione dal governo. Il premier Conte ha addirittura alzato bandiera bianca confermando di aspettarsi un dato negativo: il presidente del Consiglio, davanti all’aristocrazia imprenditoriale di Assolombarda, la prima territoriale di Confindustria, ammette che l’Istat potrebbe rilevare una contrazione del Pil nel nuovo report di oggi. Ma secondo Conte non bisogna drammatizzare. Al contrario, è necessario costruire quel clima di collaborazione e fiducia tra governo e imprese che finora non è mai del tutto decollato. Gli fa eco il vicepremier Salvini: “Lo spread è ai minimi da sei mesi, c’è grande richiesta di Bot con rendimenti in diminuzione e fiducia dei consumatori italiani in crescita: tutti ottimi segnali, lavoriamo per migliorare ancora”.

Quota 100 e reddito di cittadinanza. Le Regioni bocciano i 6 mila navigator che il governo ha intenzione di selezionare, tra marzo e aprile, per affiancare i percettori di reddito di cittadinanza nella ricerca attiva di un impiego: ieri gli assessori regionali, riunitisi a Roma in vista del prossimo confronto con il ministro Di Maio – hanno messo nel mirino i compiti da assegnare ai navigator che non sono ancora chiari e come si relazioneranno con gli operatori dei centri per l’impiego. Intanto il “decretone” approda al Senato con i tecnici di Camera e Senato che sollevano dubbi sul testo. A partire dal requisito (per gli stranieri) della residenza in Italia da almeno 10 anni, che pare “a rischio incostituzionalità”. Fronte pensioni: è corsa contro il tempo dei dipendenti pubblici che vogliono approfittare della finestra mobile di 6 mesi per andare in pensione: entro oggi va presentata la richiesta. Contestualmente, però, devono anche presentare la domanda di collocamento a riposo all’amministrazione di appartenenza, che, in base all’articolo 4 del decreto legge 4/2019, richiede un preavviso di sei mesi rispetto alla decorrenza della pensione. Secondo i dati forniti dall’Inps, da martedì alle ore 19 di ieri sono state presentate 5.532 domande.

Politica interna

Caso Diciotti. Il Senato sarà chiamato entro fine marzo a pronunciarsi sulla proposta della Giunta delle immunità che, non oltre il 23 febbraio, dovrebbe decidere se autorizzare o meno il processo contro il ministro dell’Interno Salvini in merito alle accuse di sequestro di persona dei migranti della nave Diciotti. Ieri il primo atto formale: il presidente della Giunta per le immunità Maurizio Gasparri ha proposto di concedere sette giorni al ministro dell’Interno per essere ascoltato o per presentare una memoria difensiva. Proprio Maurizio Gasparri spiega che la “ragion di Stato” che potrebbe scagionare il ministro dalle accuse, deve essere comunque dimostrata: “Noi su questo ci dobbiamo pronunciare. Se riterremo che queste prove sussistano negheremo l’autorizzazione e chiederemo all’Aula, nel voto successivo, di votare per negare l’autorizzazione; se invece riteniamo che non ci siano questi requisiti e che si possa procedere diremo che si può procedere e non c’è bisogno di voto in Aula”. Ma il M5S appare ancora spaccato: il dibattito tra coloro che vogliono far prevalere la ragion di governo sul riflesso condizionato giustizialista che impone di mandare sempre e comunque un politico a processo si è di nuovo animato nonostante il tentativo di Luigi Di Maio di ricondurre il movimento all’unità. La base grillina, Casaleggio e Grillo in primis, pressa per un voto favorevole al processo: Paola Nugnes minaccia addirittura di lasciare in caso di voto contrario, idem Roberta Lombardi, che sostiene come “a uscirne perdente sarà il M5S se voterà contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini abdicando così ai suoi valori identitari”. Anche il sottosegretario (al Viminale) Carlo Sibilia auspica un sì a procedere nei confronti di Salvini.

Pd. Il Pd ha diffuso i primi dati del congresso: Nicola Zingaretti risulta in testa col 47,95 per cento, Maurizio Martina secondo con un 36,53 per cento inaspettato alla vigilia, mentre Roberto Giachetti è all’11,23%. In vista del 3 marzo, quando i tre si sfideranno alle primarie per eleggere il nuovo segretario del partito, la gara resta quindi aperta. Punto critico sarà l’affluenza: nei circoli hanno votato solo 189 mila iscritti, circa il 50% degli aventi diritto. Zingaretti lancia un appello alla partecipazione, mentre nel fronte renziano, confortato dal risultato di Giachetti (che dice: “Non mi aspettavo tanto successo. Siamo partiti all’ultimo momento. Pensavamo di dovere lottare per arrivare al 5% cosi da entrare nella terna delle primarie. Giorno dopo giorno vedevo muoversi corazzate di parlamentari dem, mentre noi ci siamo battuti a mani nude. Ma lo considero solo l’inizio”), si discute dell’endorsment di D’Alema a Zingaretti: “Se vince Zingaretti tornano loro e torna la ditta, se vinciamo noi no”, twitta lo stesso Roberto Giachetti.

Politica estera

Sea Watch. La nave Sea-Watch 3, con a bordo i 47 migranti, salvati 13 giorni fa al largo di Tripoli, dopo gli accordi del governo italiano con l’Ue, ha avuto l’ordine dal Viminale di lasciare Siracusa e approdare a Catania; dopo l’approdo in porto, si procederà con l’identificazione nell’hot spot di Messina: i migranti sono 47 di cui 13 dichiaratisi minori non accompagnati. Poi via al ricollocamento verso gli otto Paesi dell’Unione europea disponibili ad accogliere i naufraghi: Germania, Lussemburgo, Romania, Francia, Portogallo, Lituania, Malta e Spagna. Esulta il ministro Salvini: “Missione compiuta: la nostra linea della fermezza ha portato otto Paesi europei a farsi carico dell’accoglienza degli ospiti a bordo. Su 47 migranti in Italia ne resteranno uno o due”, dice il vicepremier, che poi invita l’autorità giudiziaria a prendere in considerazione “le irregolarità a carico della ong tedesca”. Il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro esaminerà le informative elaborate da Guardia Costiera, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Il Viminale sostiene l’illegittimità del comportamento della nave battente bandiera olandese ma altro è la decisione di un procuratore. E l’ipotesi che sia disposto un atto di sequestro è tutta da confermare, molti addetti ai lavori restano prudenti.

Venezuela. Prosegue la crisi in Venezuela, tra minacce e piccole aperture, annunci bellicosi e presunti tavoli di dialogo. Il presidente Nicolas Maduro ha respinto l’ultimatum lanciato dai Paesi europei al suo governo, escludendo le dimissioni e le elezioni presidenziali anticipate, proponendo invece un voto legislativo come “soluzione attraverso il voto popolare”; il presidente autoproclamato Jan Guaidò invece ostenta maggiore rigidità, chiedendo alla Ue di premere ulteriormente su Maduro, con altre sanzioni. Guaidò ieri ha ringraziato pubblicamente Donald Trump per una telefonata nella quale il presidente americano gli ha confermato il sostegno da parte degli USA e ha poi preso parte ad una serie di manifestazioni che hanno pacificamente mobilitato oltre cinquemila piazze in tutto il Paese. Ma grazie a una richiesta del Procuratore generale, Guaidó ha di fatto perso l’immunità parlamentare e verrà indagato per i fatti degli ultimi giorni; inoltre non può lasciare il Venezuela e ha i beni personali bloccati. Maduro quindi ha preparato il quadro giuridico per incriminarlo o addirittura arrestarlo.

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