Le notizie in evidenza sui giornali di domenica 26 maggio 2019

Le notizie in evidenza sui giornali di domenica 26 maggio 2019

Economia e finanza

Manovra e voto europeo. Pesano molto negli equilibri della prossima manovra. E il loro destino è appeso all’esito del voto di oggi per le elezioni europee e anche per le amministrative. Si tratta degli 8-10 miliardi che potrebbero essere assorbiti dal primo assaggio della Flat tax per le famiglie su cui punta la Lega, dal salario minimo, sostenuto dai Cinque stelle, e dal “tesoretto” in cui a fine anno saranno trasformate le risorse inutilizzate per reddito di cittadinanza e quota 100. Una maxi-posta che potrebbe ridursi, trasformarsi o riconvertirsi ad altre finalità anche sulla base dei nuovi rapporti di forza nella maggioranza per effetto del risultato delle urne. L’ultimo strappo tra M5s e Lega si è consumato via mail, alla vigilia del voto europeo, con il no del ministero del Lavoro ai correttivi del Carroccio al Dl crescita: stabilizzazione del taglio dei contributi Inail per ridurre il cuneo fiscale alle imprese; aliquota Ires al 20% dall’anno d’imposta 2023 per gli imprenditori che investono gli utili in azienda; deducibilità al 100% dell’Imu pagata dalle imprese sui beni strumentali. Quanto all’Europa, invece, ‘Italia dà più di quanto riceve: 15 miliardi contro 9 all’anno, in media. Eppure non ha ancora imparato a spendere bene quel che incassa, nei tempi giusti e per fare le cose importanti. Sin qui ha presentato a Bruxelles “scontrini” per soli 17,3 miliardi su 75,2 di fondi strutturali e di investimento del ciclo 2014-2020. Il 23%, appena un miliardo certificato ogni quattro assegnati.

Mercatone Uno. I lavoratori lo scoprono su Facebook, oppure direttamente davanti ai negozi, ieri rimasti sbarrati. Shernon Holding, la società che ad agosto 2018 si è aggiudicata la gloriosa Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano, coinvolgendo nel crac più di 1.800 dipendenti diretti nei 55 negozi sparsi in tutta Italia e, si stima, anche 10mila lavoratori dei fornitori. Nove mesi di gestione, 90 milioni di perdite. La società guidata da Valdero Rigoni aveva chiesto il concordato in continuità appena due mesi fa per tutelarsi dalle richieste dei creditori, soprattutto i fornitori di arredi, che continuavano ad accumularsi perché non vedevano corrisposte le fatture. I giudici della sezione fallimentare di Milano hanno deciso che non si poteva continuare aspettando un salvatore che non arrivava. «È una vergogna, il ministero doveva vigilare», attaccano i sindacati. «Il governo si attivi in fretta», chiede il segretario della Cgil Landini. Il ministro competente, Luigi Di Maio, ha deciso di anticipare a domani il tavolo con i sindacati previsto per il 30 aggio. L’altro vicepremier, Matteo Salvini, ha detto divolersi «impegnare personalmente». Le opposizioni accusano il governo.

Politica interna

Italia al voto. Il D-day a arrrivato. Con il voto di oggi, i 53 milioni di italiani chiamati alle urne si libereranno quantomeno dall’assillo di questa lunghissima campagna elettorale. Quanto ai 76 eletti al Parlamento europeo, il loro peso rischia di essere molto leggero. La Lega punta al primato anche in Europa, ma apoco le servirà se non farà parte della maggioranza che governerà . Il M5s al momento non è alleato con nessuno dei grandi gruppi e se così rimarrà faticherà anche a formarne uno suo. Quanto a Pd e Fi, pur facendo parte delle due grandi famiglie del Ppe e Pse, il loro probabile drastico ridimensionamento (i Dem erano al 41%) ne affievolisce la voce. Per quanto riguarda gli equilibri tra i due partiti di maggioranza, la Lega è certa del sorpasso sul socio di governo e si prepara a battere cassa già dai primi giorni della settimana. Si vota anche per rinnovare 3800 sindaci (test per il Pd) e per il nuovo presidente del Piemonte, con la sfida Chiamparino-Cirio. L’attore principale è comunque il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che con il consueto protagonismo sui social, da Facebook a Twitter, e gli inviti a votare Lega scatena le reazioni dell’opposizione, Pd in testa. «Salvini sta violando vergognosamente le regole che dovrebbe per primo rispettare», scrive Matteo Renzi su Facebook. Il Codacons annuncia denunce nei confronti degli esponenti politici che «si sono scatenati su web e social in piena violazione della normativa vigente».

Il fattore Tav nelle urne. Per mesi terreno di scontro dentro la maggioranza di governo, con la Francia e con l’Europa, e per questo di recente strategicamente oscurata, la Tav è destinata a tornare prepotentemente in primo piano tra pochi giorni. Succederà quando all’Italia sarà chiesto di decidere e non si potranno più invocare rinvii, approfondimenti, analisi; bisognerà dire di sì oppure no, con tutte le conseguenze del caso. Giocherà dunque un ruolo in questa tornata elettorale e lo farà anche perché è diventata un fattore, almeno nell’immaginario di un pezzo dell’elettorato del Nord e in particolare dei ceti produttivi: il simbolo di un Paese che non sa decidere, paralizzato dall’anomala convivenza tra due forze politiche che faticano a scegliere e che al compromesso spesso preferiscono il rinvio. Ed è diventata un totem per quel Nord che teme di ridursi a periferia d’Europa pur avendo i cromosomi per esserne la locomotiva. Salvini ne ha parlato ripetutamente in questi giorni, complici le elezioni piemontesi dove il centrodestra deve fronteggiare l’insidiosa competizione con Sergio Chiamparino. Attraverso il rilancio della questione delle Grandi Opere c’è la volontà di lanciare un messaggio chiaro al Nord, al suo elettorato e alla classe dirigente leghista. «Se la Lega prende tanti voti in Italia e in Piemonte significa che le infrastrutture gli italiani le vogliono. Ci sono tutte le condizioni per finire l’opera» ha detto Salvini venerdì sulla Torino-Lione.

Politica estera

 Europa alle urne. La più grande sorpresa di queste elezioni europee forse c’è già stata ed è la partecipazione dei cittadini del Regno Unito al voto. Una legge del contrappasso dovuta alla disastrosa gestione di Brexit da parte della finalmente dimissionaria premier Theresa May e allo stato confusionale e di sbandamento di un’intera classe dirigente politica. Perché Brexit, assieme alla grande crisi migratoria e all’elezione di Donald Trump, è stata uno dei tre eventi sistemici che hanno completamente riconfigurato la posta in gioco del voto odierno. L’onda d’urto dei nazional-sovranisti ed euroscettici non dovrebbe però avere una forza tale da ribaltare gli equilibri attuali dell’Europarlamento. «Siamo a un bivio, che è se l’Europa sta diventando più forte e più integrata o piuttosto il contrario, sta iniziando un processo di indebolimento». Così ha sintetizzato il senso dei risultati (attesi stanotte) delle elezioni europee, che in quattro giorni chiamano alle urne circa 427 milioni di cittadini dei 28 Paesi membri, Zuzana Caputova, la prima donna eletta presidente della Slovacchia, dove si è votato ieri come in Repubblica Ceca, Lettonia e Malta, prima del «gran finale» oggi in Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e nei rimanenti 16 Stati. Le promesse di cambiare l’Unione europea, lanciate sia dai partiti tradizionali europeisti, sia da quelli sovranisti/populisti euroscettici, hanno avvalorato l’aspettativa della nascita di una Seconda Europa, diversa da quella degli ultimi decenni.

Trump in Giappone. “Primo leader straniero a incontrare Naruhito, porterà a casa contratti per maxi commesse militari Ma il tour del presidente Usa rafforza anche un alleato-chiave per arginare Cina e Corea del Sud”. Un alleato strategico per 74 anni è una solida certezza, altro che Xi Jinping e Kim Jong Un. È arrivato il momento della rivincita di Abe Shinzo. Così i media Usa commentano la visita di Stato che Donald Trump compie in Giappone. Ben quattro giorni, un omaggio inusuale da parte di un presidente notoriamente allergico ai viaggi all’estero. È anche l’occasione per rendere visita al nuovo imperatore Naruhito, che il capo della Casa Bianca ha descritto come «un grande evento storico che non accadeva da 200 anni». Ma aldilà della pompa e delle lusinghe, la visita cominciata ieri a Tokyo sta assumendo un peso diplomatico superiore alle aspettative, su almeno tre temi: la Corea del Nord, la Cina con la disputa sui commerci, e l’Iran. Abe è il leader straniero che ha coltivato più di tutti il rapporto con Trump. È stato il primo a visitarlo subito dopo l’elezione a New York, e da allora lo ha incontrato o sentito a telefono una quarantina di volte.

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