Politica interna

Europarlamento e M5S – Stop all’ingresso del M5S nel gruppo dei liberali (Alde) all’Europarlamento: il leader Guy Verhofstadt costretto al dietrofront dal no di francesi e tedeschi. Sono stati i duri e puri capitanati da Sylvie Goulard, e alcuni parlamentari del Nord Europa a smontare l’intesa tra il comico e Verhofstadt: “E’ un movimento contro l’Unione”. L’ingresso dei cinquestelle era stato approvato in Rete dal 78% dei militanti. Le parole di Verhofstadt: “Non ci sono garanzie per riformare l’Europa con il M5S”. La reazione di Grillo: “Abbiamo fatto tremare il sistema, faremo un gruppo autonomo”. Tra i grillini scoppia il caos e finisce sotto accusa Casaleggio: ora chiediamo scusa a Farage. La base: i vertici si scusino. Il Pd: una figuraccia.

Pd – Ripartire dai punti deboli evidenziati nel referendum del 4 dicembre: il voto dei giovani e il rapporto con gli intellettuali. Matteo Renzi torna oggi a Roma ed è chiamato a fare quello che ha fatto poco in tre anni: il segretario del Pd. Le priorità sono la squadra, sulla quale fondare il Pd che andrà alle elezioni, e il profilo identitario del partito. “Ma non sarà un reset – dice il leader dem -. Il renzismo non è un incidente di percorso, una parentesi della storia. Questo Pd rappresenta ancora la sinistra riformista italiana”. Anche se pubblicamente l’analisi della sconfitta è stata veloce e non molto approfondita, la pausa natalizia è servita a Renzi per fare luce sui suoi difetti e su quelli del Pd. Il segretario ha in mente un “piano giovani” che parta non dalle ideologie ma dalle proposte: partite Iva, ricerca e innovazione, strumenti previdenziali peri precari. Tre o quattro politiche concrete, dicono i suoi fedelissimi, che spostino l’asse generazionale. Spazio anche a sindaci e associazioni. E Lorenzo Guerini, vicesegretario dem, uomo di fiducia del leader, dichiara: “Il ballottaggio è, da sempre, una bandiera del Pd. Se la Consulta dovesse decidere di non abolirlo, la nostra proposta di legge elettorale non potrà prescinderne”.

Politica estera

Libia / terrorismo – Sarà un accordo in più punti, che ricalcherà quelli del 2008 e del 2012, il prossimo memorandum tra Italia e Libia che il nostro ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha impostato ieri a Tripoli. Un accordo per combattere “insieme” gli scafisti come il terrorismo, e “tutti i traffici illeciti, dalla droga agli idrocarburi”. In cambio, il governo italiano promette aiuti di ogni genere: mezzi navali e terrestri, strumenti, formazione, soldi. Minniti è volato a Tripoli, dove ha incontrato il premier al-Serraj e il ministro degli Esteri, Mohammed al-Taher Siyala, per un investimento politico a tutto tondo sul governo sponsorizzato dalle Nazioni Unite. La semplice presenza al suo fianco del nuovo ambasciatore designato, Giuseppe Perrone, che già stamani presenterà ufficialmente le credenziali e riaprirà l’ambasciata, la prima di un Paese occidentale, è stato un messaggio potente. Minniti: cooperazione su ogni fronte. Ma il generale Khalifa Haftar escluso dai colloqui potrebbe minacciare la stabilità. Sul fronte terrorismo, fa discutere lo studio del ricercatore Michele Groppi per il King’s College di Londra,  secondo cui il 24 per cento dei circa 440 musulmani italiani interpellati nel corso di oltre tre anni di ricerche sostiene “la violenza in nome di Dio”, mentre il 30 per cento crede che “chi offenda l’islam e i suoi principi debba essere punito”. Un milione e 700mila sono i musulmani che vivono sul territorio italiano. Il 44% imporrebbe la morale del Corano, il 20% abolirebbe il crocifisso.

Donald Trump – Il direttore della Cia John Brennan accusa Donald Trump di mettere il “Paese a rischio”. L’attrice Meryl Streep di dare il cattivo esempio, fomentando “disprezzo e violenza”. Il neopresidente è atteso da una quindicina di giorni impegnativi. Da qui al 20 gennaio, quando entrerà ufficialmente alla Casa Bianca, Trump dovrà assicurarsi che i suoi ministri più controversi siano confermati dal Senato. Nel frattempo ha nominato “consigliere senior” il 35enne Jared Kushner, il marito della figlia Ivanka: una decisione che chiama in causa la legge anti nepotismo del 1967. Lo staff di Trump fa sapere di avere richiesto un parere legale e che tutto è in regola. L’incarico di Kushner, per altro, non dovrà essere approvato dal Senato. Ma sono le parole di Brennan quelle politicamente più pesanti perché potrebbero infoltire il gruppo di senatori repubblicani inquieti, guidato da John McCain e Lindsey Graham. Lui intanto replica all’attrice: “Sopravvalutata”.

Economia e finanza

Banche – Popolare Vicenza e Veneto Banca hanno presentato l’offerta di transazione a 175mila soci, per un valore pari al 15% delle azioni; proposta valida se aderirà l’80% dei soci. I motivi dell’operazione: risanare i rapporti col territorio ed evitare di compromettere l’esistenza dei due istituti. L’ad di BpVi Fabrizio Viola: “Chiediamo fiducia ai clienti”. In base al meccanismo dell’operazione, chi accetta rinuncia alla causa. Intanto il governo lavora al “lodo Patuelli” per la trasparenza sui grandi debitori insolventi: si studia un emendamento al Dl banche. La questione è stata discussa ieri in un vertice tra il premier Gentiloni, la sottosegretaria Boschi, la ministra Finocchiaro e i capigruppo pd di Senato e Camera, Zanda e Rosato. Per intervenire, secondo i primi approfondimenti, servirebbe un intervento legislativo. Il garante Soro: “Nessun problema di privacy per le imprese”. Intanto Palazzo Madama avvia l’esame del decreto che autorizza l’intervento dello Stato nel capitale degli istituti in difficoltà, con fondi fino a 20 miliardi, in primo luogo il Monte dei Paschi.

Lavoro – A novembre occupati in crescita (+19mila rispetto al mese precedente) ma torna a salire il tasso dei senza lavoro sfiorando il 12%, (siamo all’11,9%, oltre due punti in più rispetto all’area euro). In particolare aumenta la disoccupazione giovanile schizzata al 39,4%, tornando ai livelli di settembre 2015. Continua a calare il numero degli inattivi ma la partecipazione al mercato del lavoro non si è trasformata in posti di lavoro aggiuntivi. La quota dei senza lavoro cresciuta di 165mila unità in un anno: superata quota 3 milioni. Per numero di giovani disoccupati l’Italia è al terz’ultimo posto nella Ue, lontanissima dalla virtuosa Germania (6,5%), Resta positivo il bilancio dell’occupazione su base annua con 201mila nuovi posti, in larga parte concentrati tra gli over 50. In Germania, intanto, scoppia il caso dei “Mini Jobs”. Usati in maniera simile ai voucher italiani, questi contratti coprono un quarto di tutti gli impieghi. Ora si punta a frenarli perché minacciano il welfare.