Politica interna

 

Referendum – Continua il lavoro del premier per alzare le percentuali del Sì, una partita che si intreccia inesorabilmente con la questione Italicum. Su questo terreno si consuma infatti lo scontro interno del Pd, con Renzi che ha aperto al dialogo ma che ha anche posto come paletto il mantenimento del doppio turno (contro cui soprattutto i bersaniani si scagliano), concedendo eventualmente la modifica verso il “ballottaggio di coalizione”. Il segretario Pd è comunque intenzionato a fare ogni sforzo per ricompattare il suo partito, promettendo che alla manifestazione per l’Europa del 29 ottobre a Roma il Pd si presenterà unito. Il referendum “è la partita dei prossimi 20 anni” secondo Renzi ed è al momento apertissima con “un terzo dei cittadini che vota Sì, secondo i sondaggi, un terzo vota No e un terzo sono gli indecisi”.

 

Renzi/Raggi – Dopo una breve tregua diplomatica tra il premier e la sindaca, Renzi è tornato a punzecchiare la prima cittadina romana sulla nomina dell’assessora Muraro, proprio alla vigilia di una settimana che ha in agenda l’audizione di Raggi alla Commissione parlamentare antimafia. Le scintile vengono accese da Renzi con l’accusa alla sindaca di “affidare la gestione dei rifiuti a una donna collegata a Mafia Capitale”. Rapida arriva la replica di Raggi, che rimanda al mittente l’attacco: “affari con mafia capitale? Non siamo mica il Partito democratico”. Secondo lei “il premier prova a distogliere l’attenzione e a cambiare l’argomento” poiché è in difficoltà, versione con cui si trova d’accordo anche Luigi Di Maio che ha rincarato la dose affermando che “Mafia Capitale sono loro del Pd”. Renzi si è espresso anche sul nuovo assessore Massimo Colomban, parlando della sua nomina ad assessore di Roma come di una “scelta meravigliosa” in merito alle sue idee di indipendentismo veneto.

 

Politica estera

 

Ungheria – Ha superato le aspettative la percentuale di No al referendum, con il 98% dei votanti che si sono espressi per rifiutare la collocazione di 1300 migranti decisa dalla Ue. Ma l’esito della votazione è stato annullato a causa del mancato raggiungimento del quorum del 50%, con solo il 43,9% di ungheresi aventi diritto al voto recatisi alle urne. Nonostante la sconfitta Victor Orbán ha parlato comunque di “risultato sensazionale”, promettendo conseguenze legali perché “l’unica cosa importante è che ci siano più No che Sì”. La battaglia sembra quindi solo agli inizi, con una possibile pressione della maggioranza per promuovere modifiche alla Costituzione ungherese e una proposta che verrà inviata entro un paio di giorni. La lettura del risultato politico è però apparsa diversa al partito alleato di ultradestra Jobbik che ha parlato di “autogol” e ha definito il referendum “un fallimento politico”. Anche Gyurcsàny, leader del partito di opposizione Coalizione democratica, ha attaccato Orbán affermando che “se il governo non ascolta la voce della maggioranza significa che è politicamente sordo”.

 

Brexit – Theresa May spazza i dubbi sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue annunciando che entro marzo 2017 verrà inviata la notifica per la Brexit. Nella giornata dell’annuncio, rinominata “Brexit Sunday”, May ha specificato che il governo avrà un ruolo esclusivo nella gestione del dossier, escludendo quindi Comuni e Lord dalla discussione. Inoltre May ha rivendicato per il futuro il diritto dei britannici di decidere “da soli come controllare l’immigrazione”, rimanendo “liberi di passare le nostre leggi”. Tra le anticipazioni vi è l’abrogazione nel prossimo futuro dello “European Communty Act”, legge del ’72 che concede l’applicabilità del diritto comunitario nell’ordinamento britannico. Il pensiero della premier è stato quindi netto, escludendo possibilità di ricorsi perché “Brexit significa Brexit”.            

 

Economia e Finanza

 

Banche – Convocata per oggi una riunione d’emergenza a cui parteciperanno il ministro dell’Economia Padoan, il governatore di Bankitalia Visco, il Fondo Atlante e i vertici di Abi, Acri e delle tre principali banche (Intesa, Unicredit e Ubi). L’argomento principale saranno le good bank, tema caldo dopo lo stop della vigilanza Bce alla proposta d’acquisto di Ubi per tre delle quattro banche (l’utilizzo di crediti fiscali per attutire l’operazione finanziaria) ma dove si parlerà probabilmente anche di Monte dei Paschi di Siena. L’obiettivo è di anticipare eventuali terremoti causati dalla precaria situazione di Deutsche Bank e farsi così trovare pronti davanti allo scenario peggiore. L’idea sarebbe quella di ricorrere al Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, procedendo con una ricapitalizzazione del Fondo che in seguito potrebbe assistere Ubi nell’acquisto di tre dei quattro istituti. Rimarrebbe esclusa così la Cassa di Ferrara, che si presenta come un caso ancora più spinoso.

 

Legge di Bilancio – Mentre proseguono le trattative tra Italia e Ue, si definiscono sempre più le linee della manovra per il 2017. L’entità dovrebbe essere confermata in 23 miliardi, di cui 15 destinati a bloccare lo scatto dell’Iva mentre 7-8 miliardi saranno utilizzati per alleviare una serie di emergenze sociali e per far ripartire investimenti pubblici e privati. Gli interventi a favore del sociale sono stimati in 3,3 miliardi con lo sforzo maggiore destinato alle pensioni (Ape, quattordicesima, ricongiunzione gratuita). Per gli investimenti il capitolo pubblico prevede la continuazione dell’iniziativa dello scorso anno per ripianare i disavanzi dei Comuni, mentre in ambito privato si punta a offrire un ecobonus che si tradurrà in uno sconto fiscale del 65% per chi realizza miglioramenti energetici nel proprio appartamento. Sul fronte delle imprese sono sul tavolo 3 miliardi, con il superammortamento del 140% affiancato dalla sua versione “iper” al 250% per le spese in ricerca e tecnologia smart. A questi si aggiungerà il rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia per coprire il credito della Pmi.