Politica interna

Pestaggio Ostia. «Gli Spada sostengono CasaPound? Il sostegno degli Spada ha fatto prendere il 18% a nuova Ostia?» La domanda scontata è di Daniele Piervincenzi giornalista di Nemo, programma di Rai2. I fascisti del terzo millennio, la scorsa domenica, hanno ottenuto un risultato storico nel quartiere del litorale romano. Pochi giorni prima delle elezioni per rinnovare il consiglio municipale, Roberto Spada, fratello di Carmine, il boss dell’omonima famiglia criminale che detta legge a Ostia, aveva dato il suo appoggio pubblico via Facebook al candidato della tartaruga, Luca Marsella. Questa volta, però, alla domanda del cronista, Spada prima abbozza una risposta «non lo so, sono problemi vostri». Poi sta zitto e infine scarica una testata terrificante a Piervincenzi.
Ci sono municipi, a Roma, che si annunciano con un murales, una targa rionale, uno sberleffo o semplicemente con il raggelante nulla dei falansteri in cemento armato. E poi ce ne è uno —Ostia— su cui da tempo immemore la città e la sua pubblica amministrazione hanno perso ogni sovranità. Che parla un’altra lingua. Quella di chi di Ostia è uno dei padroni. La lingua dell’adesivo — «Kittesencula» — che addobba le chiappe delle Vespe o i posteriori di qualche Suv. Dei roghi della Mafia dei chioschi sul lungomare. Della coca e dell’hashish a quintali che arriva dalla Spagna e che viene “spinta” in ogni angolo della città.

Arresto deputato Sicilia. A tre giorni dalle Regionali, nel paradosso Sicilia mancava solo un deputato appena eletto e appena arrestato che dai domiciliari si connette a Facebook e, spavaldo, fa ondeggiare sui display una tazzina di caffè offrendo a inquirenti e cittadini «il caffè del galeotto». Convinto di essere stato colpito da «una giustizia a orologeria», indifferente all’accusa di evasione fiscale e fatture false per un milione e 750 milioni, eccolo di nuovo sulla scena Cateno De Luca, il deputato in passato protagonista perfino di uno spogliarello di protesta all’Assemblea, rieletto dopo cinque anni con 5.400 voti nella lista «Sicilia Vera» collegata all’Udc dove giurano di avergli chiesto «il casellario giudiziario. Un arresto, chiesto dalla Procura guidata da Maurizio de Lucia nell’agosto scorso, firmato dal gip Monia de Francesco venerdì scorso e consegnato per l’esecuzione ai finanzieri del nucleo di polizia tributaria e ai carabinieri ieri mattina all’alba.

Politica estera

Trump in Cina. Di fronte al cerimoniale e alla «Città Proibita», a Pechino, Donald Trump non ha saputo tenere a freno il suo stupore. «Wow!», ha esclamato accanto al presidente Xi Jinping, definito più volte «l’amico, un re cinese». E proprio «all’amico», Donald Trump ha chiesto un aiuto concreto per riequilibrare la bilancia commerciale e per isolare Kim, avviando in tempi rapidi un negoziato che disinneschi le minacce collegate alla Nord Corea.. La coreografia maestosa di Pechino vuole sancire la parità assoluta tra le due nazioni, ma non nasconde un implicito senso di superiorità. Primo leader cinese dopo Mao Zedong ad avere “consacrato” la sua dottrina nella Costituzione, Xi teorizza apertamente che il modello confuciano, autoritario e paternalista della sua governance garantisce stabilità, progetti di lungo periodo, mentre la liberaldemocrazia occidentale è il regno del caos.

Dimissioni ministra Patel. Anarchy in the Uk», anarchia nel Regno Unito, cantavano 40 anni fa i Sex Pistols: più che uno sberleffo punk, sembra una profezia da politologi. Perché oggi il governo britannico guidato (si fa per dire) da Theresa May è allo sbando, con i ministri in libera uscita che dicono e fanno quello che gli pare per poi finire travolti dagli scandali come birilli. Il tutto mentre i negoziati con l’Europa per la Brexit si avvicinano allo snodo cruciale. L’ultima pantomima — così l’ha definita la pur impassibile Bbc — ha coinvolto Priti Patel, la ministra per la Cooperazione internazionale, costretta ieri alle dimissioni. La sua colpa: essere andata in agosto privatamente in vacanza in Israele, salvo poi trovare il tempo di incontrare una schiera di politici locali, incluso il premier Netanyahu: il tutto all’insaputa del resto del governo.  Patel, è il secondo ministro a cadere in una settimana: Michael Fallon, ex titolare della Difesa, si è dimesso a causa dello scandalo delle molestie sessuali.

Economia e finanza

Commissione Ue e conti pubblici. Resta un buco nei conti pubblici italiani. La Commissione europea lo certificherà oggi con la pubblicazione delle previsioni economiche d’autunno, i numeri ufficiali su crescita e deficit che saranno alla base del giudizio sulla manovra 2018 messa in campo dal governo Gentiloni atteso per il 22 novembre. Lo scostamento è minimo, 1,7 miliardi, ma sufficiente da infastidire diversi governi visto che l’Italia aveva già ricevuto un maxi sconto informale da Bruxelles sul risanamento del prossimo anno da 10 oltre miliardi. Tuttavia la volontà politica del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, di non entrare a gamba tesa nella campagna elettorale italiana – vissuta in Europa con apprensione per il rischio euroscettici- allontana l’ipotesi bocciatura. Anche perchè Bruxelles rivedrà a rilazo le stime della sulla crescita italiana: si passerà dal 0,9% del Pil indicato in primavera a un più incoraggiante 1,5%.

Mobilità sostenibile. La Commissione europea ha proposto ieri nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni delle auto. II nuovo target vincolante prevede di ridurre i gas Co2 a livello di flotta del 30 %entro il 2030 rispetto ai livelli del 2021 L’impegno, ritenuto troppo impegnativo dalle case automobilistiche e poco ambizioso dalle associazioni ambientaliste, è linea con l’obiettivo di ridurre il totale delle emissioni del 40% entro il 2030, rispetto al livello del 1990. La nazione che si è spinta di più in questa direzione è l’ecologica Norvegia che sta investendo molto nelle immatricolazioni delle auto elettriche. Per il momento, sono i Paesi del Nord a considerare con più favore l’opzione elettrica: in Olanda se ne registra una ogni 17 auto immatricolate e in Svezia una ogni 28.