LE NOTIZIE DEL GIORNO. Scissione nel Pd, è divorzio fra Renzi e la sinistra – Bruxelles dà più tempo all’Italia per la manovrina

Politica Interna

Scissione del Pd. Si consuma la scissione nel Pd: subito gruppo autonomo in Parlamento insieme agli ex Sel, si chiamerà Nuova Sinistra. Non è servito l’appello di Veltroni: fuori anche Bersani con D’Alema. Emiliano, Rossi, Speranza nella loro nota: Renzi ha voluto la spaccatura. E il divorzio ormai è nei fatti. Manca solo la «firma» per decretarne l’ufficialità. Ma Renzi insiste: «Via al congresso, in questi mesi il Pd ha perso occasioni e bestemmiato il suo tempo». Il nuovo partito, se dovesse essere ufficializzato, potrebbe contare su sessanta parlamentari. La cautela del premier Paolo Gentiloni: «In questo momento, meno parlo meglio è». Si chiude così, al Parco dei Principi di Roma, il più lungo parto della storia politica dell’umanità: “Non muore niente, perché non può morire quello che non è mai nato, dice qualcuno risalendo le scale dal sottosuolo. Non è mai davvero nato il grande partito voluto da Veltroni che tenesse insieme socialisti e cattolici democratici. «Un amalgama non riuscito», disse anni fa D’Alema, radici comuniste, oggi lontanissimo da qui e promotore della scissione.

Il piano di Berlusconi. Renzi indebolito, centrosinistra retrocesso quale terza coalizione, il centrodestra (unito) che l’ultimo sondaggio attesterebbe primo col 33 per cento: Silvio Berlusconi torna alla carica. «Dobbiamo ricostruire il centrodestra, non abbiamo alternative, ma non certo per consegnarlo a Matteo», va ripetendo. Allora eccolo il piano di accerchiamento messo a punto negli ultimi giorni per neutralizzarlo. E l’uomo sul quale punta per spaccare i nemici interni è proprio un leghista: il governatore veneto Luca Zaia.

Economia e finanza

Domani Mattarella a Pechino. Al via da domani la missione del presidente Sergio Mattarella in Cina, che fino a domenica sarà in visita nel Paese tra Pechino, Shanghai e gli snodi nevralgici di Chongqing e Xian. Con lui ci saranno anche il viceministro allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, e la vicepresidente di Confindustria, Licia Mattioli. Nel corso della missione, che si concentrerà sulle opportunità per le imprese italiane nell’ambito dei piani “One belt one road” e “Made in China 2025”, si terrà anche la quarta edizione del Business Forum Italia-Cina. Il bilaterale sarà l’occasione per il debutto del neo-costituito Polo dell’internazionalizzazione e dell’export del gruppo Cassa depositi e prestiti, formato da Sace e Simest insieme. E proprio Sace sta studiando nuovi progetti nella meccanica e nell’agroalimentare.

Più tempo da Bruxelles per la manovrina. L’Italia avrà più ternpo per la manovrina. Per sapere se Bruxelles aprirà o meno una procedura per violazione del patto di stabilità occorrerà aspettare ancora qualche settimana. I vertici comunitari hanno deciso di non precipitare le decisioni e usare tutti gli spazi possibili per permettere al governo di decidere elementi e tempi della manovra correttiva per 3,4 miliardi «entro aprile». Potrebbe scendere a 2,5 miliardi d euro il conto della manovrina correttiva chiesta all’Italia da Bruxelles per evitare una nuova procedura d’infrazione per debito eccessivo. Sarebbe uno sconto non da poco rispetto ai 3,2 miliardi indicati a gennaio dalla commissione europea. Non si tratta solo di una speranza del governo italiano. Ma anche di un obiettivo a portate di mano grazie ai dati incoraggianti sulla crescita del nostro Pil, il prodotto interno lordo, arrivati pochi giorni fa. Lo sconto renderebbe la manovra più leggera. Ma sarebbe sempre necessario trovare risorse, agendo sulle leve della spesa e delle entrate.

Politica estera

Il primo mese di Trump. Stati Uniti. Bilancio del presidente Donald Trump a un mese dall’insediamento, dopo gli otto anni di Obama: dal bando anti-islamici stoppato dai giudici allo zig zag in politica estera. Ma Wall Street lo celebra a ritmo di record. Quattro visite di leader stranieri. Un record di follower su Twitter, 25 milioni. Un minimo storico nei sondaggi per un presidente appena eletto, 39% dei consensi. E intanto crea già scompiglio, ancor prima di essere emanato, il nuovo provvedimento anti-clandestini che prende di mira i minori: Genitori, parenti e affini che aiuteranno bambini stranieri ad entrare illegalmente negli Stati Uniti saranno deportati o incriminati.

La Spagna a favore degli immigrati. Mezza Catalogna vuole l’indipendenza e (quasi) tutta vuole i migranti. Le piazze, un po’ in declino nel resto d’Europa, a Barcellona si riempiono ancora. Stavolta a far scendere i cittadini in strada non è (soltanto) la protesta contro Madrid, quanto piuttosto un tema globale, i rifugiati: «Vogliamo accoglierli» ha scandito una folla incredibile in tempo di populismo, la più grande manifestazione a favore dei rifugiata mai vista in Europa. I 160.000 (secondo la polizia municipale, mezzo milione per gli organizzatori) hanno sfidato il governo ribaltando lo schema classico: in Spagna sono le città a chiedere di ospitare i profughi e il governo a non consentirlo, il contrario, insomma, di quanto avviene in Italia. A scandalizzare la folla catalana è una cifra: 1034, il numero dei rifugiati accolti dalla Spagna, il 6 per cento dalla quota stabilita dall’Unione europea per il Paese iberico (17.337). La manifestazione è stato il momento culminante della campagna «casa nostra, casa vostra».

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