LE NOTIZIE DEL GIORNO. Roma, Marino sotto assedio – Scuola, scontro in Senato: slitta il voto

Politica interna
 
Il caso Roma – Ignazio Marino è sempre più un sindaco sotto assedio. Matteo Renzi lo incalza ma a difesa del primo cittadino scende in campo il presidente del Pd Matteo Orfini: la legittimazione di Marino, dice, sono i cittadini che lo hanno eletto. Dal canto suo, il sindaco capitolino resiste e alza la posta: potrebbe anche andarsene ma solo se in alternativa gli venisse offerto un altro incarico istituzionale (da ministro, per esempio) in modo da garantirgli un’uscita onorevole. Richiesta irricevibile, secondo i fedelissimi del premier. Intanto, sul web infuria la polemica per un tweet di Beppe Grillo, poi corretto, in cui il leader del Movimento 5 Stelle, parlando della Captale, mette sullo stesso piano topi, rifiuti e clandestini, quali “invasori” della Città Eterna.
 
Riforma scuola – È ancora scontro tra maggioranza e opposizioni sulla “Buona scuola”. Per tentare di trovare un accordo ed evitare nuovi scioperi e manifestazioni, la Commissione Istruzione al Senato si prende una pausa di riflessione e slitta a martedì prossimo. Nel frattempo, continuano le trattative per sfoltire i 3.000 emendamenti che appesantiscono la riforma e ne frenano l’iter di approvazione. I tempi stretti rinforzano l’ipotesi fiducia: anche se gli uomini del governo la definiscono l’ultima ratio, potrebbe essere presentato un maxi-emendamento e il testo portato direttamente in Aula. Il premier Renzi dice ok alla discussione ma preme perché venga presa una decisione per evitare di far saltare gli investimenti.
 
 
Politica estera
 
Emergenza migranti – L’Ungheria costruirà un muro al confine con la Serbia per arginare l’afflusso dei migranti. Ad annunciare l’iniziativa choc è il governo di Budapest, a dispetto delle polemiche internazionali: la barriera sarà alta 4 metri e coprirà tutta la lunghezza della frontiera, per totale di circa 170 chilometri. Intanto, l’Europa è sempre più divisa sulle quote vincolanti di distribuzione dei migranti: Berlino è favorevole, mentre Londra darà solo mezzi e cooperazione. Sul fronte italiano è polemica per la mossa del ministro dell’Interno Alfano che ha convocato i sindacati per discutere lo smantellamento dei campi nomadi.
 
Hong Kong – Tra stasera e domani i 70 parlamentari della penisola voteranno sulla riforma elettorale. Il sì significherebbe suffragio universale, una cosa mai vista in Cina: per la prima volta, nel 2017, oltre 5 milioni di abitanti andrebbero alle urne per scegliere il Chief Executive, il capo del governo locale. Ma con una clausola-beffa: i candidati, al massimo tre, dovrebbero avere il benestare del partito comunista di Pechino. La decisione dei parlamentari metterà la parola fine alla sfida tra filo-cinesi e non che l’anno scorso paralizzò per tre mesi la City, conquistata dai ragazzi della Rivoluzione degli Ombrelli.
 
 
Economia e Finanza
 
Grecia – Il governo di Atene è pronto a dare un «grande no» a un cattivo accordo: questa l’ultima sfida del premier Alexis Tsipras ai Paesi creditori. Ma per la Banca centrale greca il mancato accordo sugli aiuti aprirebbe per il Paese una crisi incontrollabile con l’uscita dall’euro e dall’Unione. Sulla stessa linea il presidente della Fed Janet Yellen, secondo cui senza un’intesa si rischia il caos. Atene e i creditori arrivano quindi all’Eurogruppo di oggi con pochissime speranze di trovare un accordo. L’unica notizia positiva arriva dalla Bce che dà un po’ di ossigeno alle banche elleniche alzando il tetto della liquidità di emergenza. Intanto, la crisi sta contagiando anche i Paesi periferici: in tre mesi lo spread Btp-Bund è salito di 60 punti e Piazza Affari dai massimi dell’anno ha già bruciato 43 miliardi.
 
Jobs act – Il pacchetto degli ultimi 4 decreti attuativi della riforma del lavoro non ha ancora iniziato il suo cammino parlamentare che già la strada si annuncia difficile. Questa volta, a scatenare lo scontro tra governo e sindacati è la liberalizzazione dei controlli su pc, tablet e smartphone in dotazione ai lavoratori che taglia fuori le parti sociali. Non solo: il Jobs act prevede che i dati raccolti con questi dispositivi siano utilizzabili per tutti gli scopi. L’accordo con le confederazioni resta necessario solo nel caso di installazione di strumenti di videosorveglianza. Ma anche in questo caso l’autorizzazione sindacale può essere bypassata. La norma va cambiata dicono le parti sociali, che annunciato battaglia in Parlamento e l’intenzione di coinvolgere il Garante della Privacy.
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