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Politica interna
 
Italicum – Il governo incassa la fiducia nella prima delle tre votazioni alla Camera sulla legge elettorale con un margine ampio: 352 sì, 207 no e 1 astenuto. Frenata in parte la ribellione dei dissidenti Pd, ma il partito si spacca: in 38, tra cui i big Bersani, Letta, Bindi e Cuperlo escono dall’aula per non votare, mentre sono 50 i deputati della sinistra dem che hanno sottoscritto un manifesto di sostegno al governo. Rammarico per la presidente della Camera Boldrini, che auspicava non si arrivasse a questa rottura. Il premier Renzi ha ringraziato con un tweet i deputati che hanno votato mentre Enrico Letta in una lettera a La Stampa scrive che la volontà del presidente del Consiglio di approvare la legge contro tutti è un errore. C’è da immaginare che le altre due fiducie previste per oggi, sugli articoli 2 e 4 della legge, passeranno con numeri analoghi alla prima.
 
Forza Italia – La partita dell’Italicum va in scena di fronte a un partito orfano del suo leader. A guidare le truppe azzurre in assenza di Berlusconi, impegnato a mettere in vendita il suo impero, ci pensano Renato Brunetta e Mariarosaria Rossi. Il primo sostiene che con questa legge elettorale nemmeno Renzi avrà vita facile e che ci potrebbero essere delle sorprese ai ballottaggi. La seconda tenta di far sentire la sua presenza ai dirigenti locali in vista delle prossime Regionali e di non perdere la battaglia legale interna portata avanti dalla fronda fittiana. A essere in discussione non è solo il diritto di presentare simbolo e liste di Fi, ma anche la legittimità del ruolo della stessa Rossi. La tesoriera ieri ha vinto il primo round, con la decisione del Tribunale di Roma di rigettare il ricorso di Vincenzo D’Anna. Intanto, si attende il ritorno dell’ex Cavaliere che, oltre a fissare il calendario delle sue presenze in campagna elettorale nelle varie regioni, si prepara a rottamare quel che resta del suo partito.
 
 
Politica estera
 
Arabia Saudita – Con una serie di decreti, il settantanovenne Salman bin Abdulaziz, re da poco più di tre mesi, ha rivoluzionato la leadership saudita. Il sovrano ha mandato in pensione Faisal al Saud, ministro degli Esteri da quarant’anni e il più longevo protagonista della diplomazia mondiale, nominando un nuovo rappresentante. Erede al trono è diventato il nipote del re Mohammed ben Nayef, 55 anni, attuale ministro degli Interni. Salman è il primo a cambiare le regole di successione che, dal 1953, prevedevano la salita al trono del figlio maschio più anziano. La scelta del re punta a una stabilità a lungo termine, data l’età degli eredi designati, e a preparare la generazione che dovrà guidare un Paese chiave del Golfo.
 
Emergenza immigrazione – «Risposte immediate, ma insufficienti»: si riassume in una frase di Jean-Claude Juncker il giudizio della Commissione europea su come è stata affrontata la tragedia dei migranti nel Mediterraneo. Il Parlamento, dove ieri si è discussa la questione immigrazione, è deluso, anche se approva la trasformazione della missione di vigilanza Triton in una nuova Mare Nostrum. Positivo anche il parere di Juncker che ha detto che è stato un errore non solo fermare la missione ma anche lasciare l’Italia da sola ad affrontare l’emergenza. Il presidente della Commissione ha anche dichiarato di essere favorevole alle quote di rifugiati per Paese.
 
 
Economia e Finanza
 
Grecia – Il governo Tsipras mette sul piatto la lista di riforme con cui spera di sbloccare le trattative con i creditori Ue. Il pacchetto, presentato ieri informalmente al Brussels Group, conterrebbe un giro di vite sul contrabbando di sigarette e tabacco, lo scudo fiscale per i capitali all’estero, una sorta di patrimoniale per la fascia più ricca della popolazione oltre a misure per la lotta all’evasione. Intanto, Berlino e Francoforte intensificano i ragionamenti su un eventuale “piano B”. Tra le ipotesi, c’è anche un default del Paese senza uscita dall’euro combinato con un programma di emergenza della Ue che servirebbe a scongiurare il collasso delle banche e garantirebbe aiuti per la popolazione. Ma che presupporrebbe un cambio di governo o, addirittura, un esecutivo tecnocratico.
 
Usa – Brusco rallentamento dell’economia americana nel primo trimestre 2015 a causa del cattivo tempo, degli scioperi dei portuali, del calo dei prezzi energetici e del superdollaro che pesa sulle esportazioni. Il Pil Usa tra gennaio e marzo ha registrato una crescita dello 0,2% a fronte del +1% previsto dagli analisti. In questa situazione, un aumento dei tassi, fermi a quota zero da sei anni e mezzo, è una via impraticabile: se ne riparlerà non prima di settembre. Per questo la Federal Reserve ha concluso il vertice di aprile senza prendere decisioni significative: la presidente Yellen ha detto che si tratta di un rallentamento temporaneo e che arriveranno rialzi con l’aumento dell’occupazione.