LE NOTIZIE DEL GIORNO. Renzi: niente Imu e Tasi per tutti – La Cin a taglia i tassi, le borse respirano

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Pechino taglia i tassi, rimbalzo delle Borse

Renzi, dal 2016 stop a Imu e Tasi per tutti. E annuncia un tour in 100 teatri.
Migranti, l’Italia: basta bacchettate da Francia e Germania
Senato, impasse sulla riforma
Renzi: dopo la mancata partecipazione dello scorso anno il premier ha per la prima volta messo piede al Meeting di Rimini nel ruolo ufficiale di Presidente del Consiglio. Molta la curiosità per la prima volta ufficiale alla convention ciellina di Renzi, che nel suo discorso ha toccato alcuni dei temi che più gli stanno a cuore, ricevendo un fragoroso applauso quando ha detto che berlusconismo e antiberlusconismo hanno bloccato il Paese per vent’anni. Poi il premier ha sottolineato che le riforme non sono più rinviabili, replicando con una battuta a chi lo accusa, dall’interno del Pd, di mettere a rischio la democrazia con il ridimensionamento del Senato. Seconda tappa della giornata del premier il teatro Rossini di Pesaro, dove Renzi annuncia per il 2016 l’azzeramento di Imu e Tasi per tutti, nel 2017 l’abbassamento dell’Ires ed in quello successivo un intervento sull’Irpef; “non abbasso le tasse per cercare consenso, ma perché così si realizza la giustizia sociale”. Infine la visita a L’Aquila, dove il clima nei suoi confronti è però tutt’altro che sereno, gruppi di contestatori danno vita a scontri con le forze dell’ordine e costringono Renzi a rinunciare alla visita alla villa comunale. Nel suo intervento al Gran Sasso Institute il Presidente del consiglio garantisce l’impegno del governo nel non facile confronto con la Ue sulle esenzioni fiscali per i terremotati.     
 
Riforme: Pietro Grasso arriva alla Festa dell’Unità e richiama le truppe renziane alla calma e alla moderazione, perché le riforme vanno fatte in fretta, ma bene. Al centro del discorso del Presidente del Senato l’articolo 2, cuore della riforma firmata da Maria Elena Boschi, quello che determina la composizione della futura Camera alta senza l’elezione diretta dei senatori, che dovrà essere rivotato a Palazzo Madama. Proprio su quel passaggio si concentra la guerriglia della minoranza del partito. Finora, ha detto Grasso, la maggioranza al Senato non ha dato problemi, ma facendo il computo degli emendamenti proposti proprio all’articolo 2 si può vedere che, se tutti confermassero le loro proposte, questa maggioranza potrebbe non esserci. Dunque la soluzione non può che essere politica, ed il cammino della riforme si preannuncia tutto in salita; Deborah Serracchiani, numero due del Pd, torna a richiamare la sinistra interna, chiedendo rispetto per la volontà del partito.      
 
 
Politica estera
 
Primarie Usa: se l’attuale vicepresidente Biden deciderà di candidarsi alla nomination democratica per le elezioni alla Casa Bianca del novembre 2016, prospettiva diventata concreta con una serie di incontri esplorativi da parte di Biden stesso, sfiderà la portabandiera dei democratici Hillary Clinton, ovvero l’ex segretario di Stato di Barack Obama. Il Presidente americano si troverebbe così in una posizione molto delicata, se non insolubile. Biden dovrebbe sciogliere le riserve entro le prossime settimane, a spingerlo verso la candidatura non solo la lunga passione per la politica, ma anche il recente dramma della perdita del figlio per un tumore. Inoltre a rendere credibile il suo ingresso nella corsa alla nomination ci sono le difficoltà di Hillary, verso la quale molti americani sembrano nutrire un certo scetticismo. Certo la possibilità di una battaglia fratricida Biden – Clinton crea un profondo disagio all’interno del partito democratico, come ha fatto trapelare lo stesso portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. La tensione regna però anche nel campo avversario, il partito repubblicano dove faticano ad emergere favoriti nell’affollato gruppo dei 17 aspiranti alla candidatura.  
 
Libano: nella Repubblica dei Cedri, attraversata da mille tensioni, l’ultimo focolaio che sta demolendo il già traballante governo è la guerra dei rifiuti, che a tonnellate si stanno accumulando nelle strade della capitale e nelle zone limitrofe. L’incapacità dell’esecutivo di affrontare il problema ha portato migliaia di persone a manifestare, accusando di corruzione il governo, che ieri si è spaccato con l’uscita di sei ministri, appartenenti al movimento Hezbollah, da un vertice che doveva decidere l’assegnazione dello smaltimento a sei aziende. Ma dietro questo stallo c’è la lotta di potere tra i due principali blocchi politici che sono divisi soprattutto sui rapporti con la confinante Siria, e cioè quello filoiraniano di Hezbollah e la maggioranza sunnita guidata da Saad Hariri.          
 
 
Economia e Finanza
 
Mercati: dopo il nuovo crollo della Borsa di Shanghai, che ha perso il 7.63%, la Banca centrale cinese ha tagliato dello 0,25% i tassi di interesse ed ha abbassato di mezzo punto il tetto di riserva imposto alle banche; inoltre ha effettuato una nuova iniezione di liquidità sul mercato per 23,4 miliardi di dollari. Immediato l’effetto delle iniziative della Pboc sulle borse mondiali, dopo il lunedì nero l’Europa ha recuperato gran parte delle perdite, Milano ha chiuso in progresso del 5.86% con il settore bancario in evidenza, ma anche quello energetico ha risentito positivamente della ripresa degli acquisti sul petrolio, tornato a vedere quota 40 dollari al barile. Unica piazza finanziaria a fallire il recupero è stata Wall Street, dove in un clima di forte volatilità il Dow Jones ha bruciato altri 200 punti, mentre l’indice Standard&Poor’s è scivolato dell’1,35%.  
 
Lavoro: gli sconti fiscali alle imprese che assumono a tempo indeterminato e il nuovo contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act continuano a spingere il mercato del lavoro, pur senza nessun exploit. Secondo i dati diffusi dal Ministero del Lavoro a luglio il saldo fra posti a tempo indeterminato persi e assunzioni stabili è positivo per 27.375 unità, ma considerando che nella cifra sono comprese le trasformazioni dei contratti a tempo, le nuove assunzioni a conti fatti sono solo 47. Gli osservatori avvisano che più contratti non significa automaticamente più posti di lavoro, visto che una persona può firmare più di un contratto in un lasso di tempo anche breve; il premier Renzi ne è consapevole, ma sottolinea come i segnali positivi ci siano, e vadano colti. Freddi invece i sindacati, secondo la Cgil il governo enfatizza risultati molto al di sotto delle aspettative, vista la quantità di risorse date alle imprese per sostenere il tempo indeterminato; la Uil evidenzia il problema della qualità dei nuovi posti, mentre la Cisl ritiene indispensabile che nella nuova legge di stabilità siano confermate le risorse stanziate l’anno scorso per le assunzioni.          
  
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