LE NOTIZIE DEL GIORNO. Referendum, ricorso al Tar sui “quesiti truffa”. Renzi: è la legge –

Politica interna         

 

Referendum costituzionale: Il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio sulla formulazione del quesito del referendum del 4 dicembre. Secondo i due partiti il testo del referendum è una truffa, una propaganda ingannevole, “l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani”, mentre sul piano giuridico sono convinti che la domanda, “predisposta dagli uffici del Quirinale su proposta del governo”, non tiene conto dell’articolo 16 della legge sul referendum (il quesito referendario deve indicare quali sono gli articoli modificati). Chiamato in causa, il Colle ha fatto sapere di non avere poteri in materia e ha ricordato che il testo è stato “valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Cassazione”. Da parte sua, il premier Matteo Renzi ribadisce che è stata applicata la legge e che non ci sono state forzature.

 

M5S: Per rendere valide le modifiche al regolamento dei Cinque Stelle è necessario che voti almeno il 75% degli iscritti al Movimento. E proprio questa soglia si sta trasformando in preoccupazione negli ambienti pentestellati, al punto che ieri Beppe Grillo è intervenuto in un video, invitando gli attivisti a “votare subito”, perché “questa votazione è importantissima”, “vitale per il Movimento 5 Stelle”. Uno sprone necessario dovuto, secondo indiscrezioni, a una partenza a rilento dei militanti, che per il momento hanno snobbato i quesiti. Il rischio concreto, se non venisse raggiunto il quorum, è quello di dover convocare un’assemblea non più “virtuale”, ma reale, in un luogo in grado di ospitare una folla di centotrentamila persone. Tra le novità, il regolamento prevede l’introduzione di tre probiviri, i quali dovranno decretare richiami, sospensioni o altri procedimenti disciplinari e fare da paravento allo stesso Grillo, “perché ricevo una querela al giorno”.

Politica estera

 

Gran Bretagna: Theresa May, primo ministro britannico, ha delineato la sua idea di paese nell’ultimo giorno del congresso Tory a Birmingham, in cui sia l’inquilina di Downing Street che i suoi ministri hanno voluto dare un segnale molto forte in materia di immigrazione. Non solo May ha lasciato intendere che preferisce rinunciare all’accesso al mercato unico se questo significa non avere controllo sulla libera circolazione dei lavoratori, ma ha messo in evidenza il concetto di “spirito di cittadinanza”, ovvero “il contratto sociale secondo cui si formano giovani del posto prima di rivolgersi al lavoro straniero e a basso costo”. Parole più morbide rispetto a quelle del ministro dell’Interno Amber Rudd, che martedì, sempre dal palco di Birmingham, ha suggerito che le aziende siano costrette a fornire una lista dei propri dipendenti stranieri e che questi ultimi non “dovrebbero essere in condizione di prendere i lavori che i britannici possono fare”.

Onu: Antonio Guterres, dopo aver sbaragliato l’ampia concorrenza e superato i contrasti tra Usa, Russia e Cina, diventerà il prossimo segretario generale dell’Onu al posto di Ban Ki-moon, il cui mandato scade il 31 dicembre. La nomina dell’ex premier socialista portoghese si è concretizzata ieri, quando il Consiglio di Sicurezza ha tenuto il primo voto informale sui candidati, con 13 voti favorevoli e 2 astensioni. I voti contrari sarebbero della Russia, che ancora sta negoziando concessioni dell’ultima ora, e di un Paese amico. Questa mattina il Consiglio dovrebbe votare in maniera formale, per approvare la sua scelta e sottoporla alla ratifica dell’Assemblea Generale.

Economia e Finanza

 

Def: Il governo è pronto a scoprire le carte per chiudere la polemica che si è innescata sulla crescita del prossimo anno dopo i dubbi espressi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Parlamentare di bilancio. Nei prossimi giorni il ministero dell’Economia potrebbe depositare in Parlamento un documento con una serie di informazioni aggiuntive su come la manovra di bilancio, che sarà approvata entro la prossima settimana, potrà spingere nel 2017 la crescita fino all’1%, ben quattro decimali in più rispetto all’andamento “tendenziale” dell’economia italiana. Le integrazioni in arrivo dovrebbero offrire maggiori dettagli sugli “ambiti di intervento” della manovra con una “sintetica descrizione degli effetti finanziari” di entrata e di spesa. “I numeri – ha confermato il ministro Pier Carlo Padoan durante il convegno “Obbligati a crescere” organizzato dal Messaggero – sono basati sulla valutazione molto attenta degli impatti, non su fantasie né aspettative irrealizzabili”. Fra i temi che torneranno al centro dell’esame ci sono le misure per il rilancio sia degli investimenti pubblici che privati.

 

Fmi: Nell’ultima versione del Global financial stability report (Gfrs), l’Fmi mette nel mirino le banche italiane. Pur riconoscendo gli sforzi fatti dal governo sul fronte dei crediti deteriorati, il Fondo sostiene che questi potrebbero non essere sufficienti ad assicurarne lo smaltimento nelle quantità e nei tempi necessari per rafforzare il sistema bancario. L’Fmi sollecita anche una valutazione della qualità dei bilanci delle banche più piccole, che non sono sottoposte all’esame della Bce, e la riforma delle insolvenze, che andrebbe estesa anche alle sofferenze esistenti e non solo alle nuove. Il rapporto fa poi un quadro dei piani per il Monte dei Paschi e sostiene che “affrontare le sfide delle banche deboli è importante per ridurre la pressione sul settore bancario in generale”. Gli economisti dell’Fmi sono apparsi invece molto più circospetti nell’esaminare le difficoltà di Deutsche Bank, che in questi giorni hanno scosso i mercati finanziari internazionali e che lo stesso Fondo nei mesi scorsi aveva definito la banca globale con il più alto potenziale per creare rischi sistemici. In generale il Fondo denuncia che in Europa le banche devono diventare più efficienti, “ci sono troppe filiali con troppo pochi depositi e troppe banche con costi di raccolta ben al di sopra della concorrenza”.

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