LE NOTIZIE DEL GIORNO. Profughi, rivolta contro il bando di Trump – Emiliano è l’anti-Renzi: scissione targata Sud

Politica interna

Pd – Michele Emiliano (Pd), presidente della Regione Puglia, rompe gli indugi e va all’attacco di Matteo Renzi: “La scissione parte da chi non rispetta lo statuto – ha detto ieri a In mezz’ora il governatore della Puglia – e chi non lo rispetta ora è il segretario che non sta aprendo il congresso e nella sostanza dice che farà le liste come vuole lui”. Il giorno dopo l’assalto di Massimo D’Alema, che a Roma ha lanciato il Movimento “Consenso” e non ha escluso di uscire dal partito, il tema della scissione prende corpo e coinvolge pezzi importanti del Pd. “Un congresso è necessario, se il segretario lo nega è lui che fa la scissione”, ha spiegato Emiliano, dicendosi pronto alle “carte bollate” pur di ottenere il risultato. II via alle trattative è fissato per domani, martedì 31 gennaio. II momento in cui nel Pd si tireranno le somme è lunedì 13 febbraio, alla prossima direzione. Due settimane per capire la sorte della legge elettorale, e soprattutto della legislatura. Sul palco di Rimini, sabato, il segretario Matteo Renzi ha evitato di spingere troppo sul tasto elezioni, ma la sua convinzione è sempre la stessa: bisogna votare il prima possibile. “Se il Pd non cambia la legge elettorale e toglie la fiucia a un suo premier non è più il Pd, è il partito dell’avventura”, dice Roberto Speranza, che propone di eliminare subito i capilista bloccati. “Rinunciare a diventare segretario, scherza? Sto girando l’Italia, Emiliano è uno di quelli con cui provare a costruire un’alternativa”. Gianni Cuperlo: “Senza sinistra destinati a un’altra sconfitta. Le liste blindate? Il tempo del podestà è finito”. Secondo Emanuele Macaluso tra Matteo Renzo e Massimo D’Alema “è una gara a chi è più bugiardo. Il segretario non ha capito il mondo nuovo, la vecchia dirigenza ex Pci viene da una sconfitta elettorale e politica”.

Intervista a Angelino Alfano / Centrodestra – I richiami dell’Unione Europea all’Italia? “Non accetteremo imposizioni da nessuno, tantomeno da chi non rispetta i patti”. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, afferma in un’intervista al Corriere della sera che “l’Europa non può immaginare di mostrarsi incapace di gestire la vicenda migratoria e al contempo dare giudizi sugli altri”. E dice “no a manovre che aumentino le tasse”. E, sul fronte politico, sostiene che “da noi per andare al voto bisogna prima fare la legge elettorale”. Il nostro Paese gestisce la vicenda migranti – rimarca ancora – mentre altri fanno muri. “Trump in campagna elettorale ha detto delle cose e, sulla base delle cose che ha detto, ha vinto. Adesso le sta realizzando. Non sta facendo cose diverse da quelle promesse”, osserva, ma precisa: “Io dico che la nostra visione è un’altra e si è rivelata finora vincente sul piano”.
Intanto la manifestazione di Roma organizzata sabato da Giorgia Meloni per lanciare “Italia sovrana” – che ha visto la partecipazione di Salvini, azzurri come Brunetta, Toti e Santanchè, di Quagliariello, di Mauro in rappresentanza delle varie anime della coalizione – ha riaperto il dibattito sulla possibilità che il centrodestra si presenti unito, perfino con una lista unica, alle prossime elezioni. Anche Silvio Berlusconi ha escluso di mirare alle larghe intese assicurando che “il nostro obiettivo è vincere le elezioni, nell’ambito del centrodestra”, e Renato Brunetta è convinto che “con la Meloni e con Salvini sabato a Roma c’è stata la prova generale di qualcosa che sta nascendo”. Ma alcuni nodi per l’unità del centrodestra sono ancora da sciogliere. Salvini chiede un chiaro impegno contro l’euro per correre insieme. E con Meloni spinge perché si voti subito, senza prendere tempo per la legge elettorale, insistendo sulle primarie.

Politica estera

Usa – Proteste in piazza, negli aeroporti e davanti alla Casa Bianca. I procuratori generali di 16 Stati Usa contestano l’ordine del neopresidente: si inceppa così il bando di Trump che sospende l’ingresso in America per i cittadini di 7 Paesi musulmani. Mezza marcia indietro della Casa Bianca: nessun effetto per chi ha la green card. I leader europei – Gentiloni, Merkel, May, Hollande – criticano il presidente Usa. E lui twitta: servono confini forti, no al caos europeo. Ma poi precisa: non è un bando contro i musulmani, visti tra 90 giorni. La Silicon Valley si schiera. Il fondatore di Google, Sergey Brin, all’aeroporto: “Sono un rifugiato”.
Il gruppo Eni ha superato lo “stress test” del mini-barile e ha registrato la crescita produttiva più grande della sua storia: ora, al centro dell’attenzione c’è la nuova amministrazione Usa. “Per l’Europa un riavvicinamento con la Russia sarebbe positivo”, ha detto l’amministratore delegato Claudio Descalzi.

Francia – Nelle primarie del partito socialista francese per la corsa all’Eliseo Benoît Hamon, il sostenitore del reddito universale, si impone di larga misura (58% contro 42%) sul centrista Manuel Valls. Sarà lui a sfidare il gaullista François FilIon e Marine Le Pen del Fronte nazionale. Hamon si schiera con l’Italia nella polemica con íl commissario europeo Moscovici sul rispetto dei conti pubblici e prefigura un asse progressista “da Varoufakis in Grecia a Pablo Iglesias in Spagna a Martin Schulz in Germania”. “Questa sera – annuncia – la sinistra alza la testa e guarda al futuro”. Il suo programma, definito dagli avversari “irrazionale”, prevede alcune proposte che in Italia sono riprese dal Movimento 5 Stelle, come il reddito universale per tutti i cittadini pagato dallo Stato, o che pochi esponenti dell’estrema sinistra europea avrebbero il coraggio di proporre, ad esempio la riduzione dell’orario di lavoro settimanale fino a 32 ore.

Economia e finanza

Conti pubblici – È una sorta di corto circuito, non solo sul merito, quello che si consuma in queste ore fra Roma e Bruxelles. Un’incomprensione di fondo che ha riverberi interni, visto che fra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia ci sono momenti di tensione: Pier Carlo Padoan soppesa tutti i rischi reputazionali, in termini di costo del debito, di autorevolezza di fronte all’Eurogruppo, che il Paese corre se non promette una reale correzione dei conti pubblici; negli uffici di Paolo Gentiloni è invece ancora predominante la tesi renziana per cui l’Unione Europea ha poco da chiedere e molto da dare, una linea che trova anche Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, fra i suoi iscritti principali. A Roma la considerano una partita politica. A Bruxelles, negli uffici della Commissione, dicono il contrario: “Non è più una partita politica, l’Italia sta giocando con il fuoco” Nel ventaglio delle possibili misure prese in considerazione dai tecnici del ministero dell’Economia per recuperare i 3,4 miliardi di euro chiesti dall’Ue anche l’estensione dell’autodenuncia dei redditi nascosti al Fisco (la ‘voluntary disclosure”) al 2016 e il prolungamento dei termini per l’adesione alla rottamazione delle cartelle Equitalia, che scadono il 31 marzo.

Banche – La montagna di Npl ha una causa precisa che va oltre la crisi economica. La indica alla Stampa Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, mettendo in fila “tre fatti di questi giorni”. Il primo risale al 25 gennaio quando Danièle Nouy, presidente della Vigilanza Bce, ha detto che per aiutare gli istituti di credito a smaltire rapidamente gli Npl occorre un impegno dei governi nel rimuovere gli ostacoli nazionali. “Nel linguaggio corrente”, traduce Patuelli, “la signora Nouy avverte: chi ha tempi troppo lunghi si svegli”. Il presidente dell’Abi dice “sì” alla proposta di “istituire presso Corti d’Appello sezioni ad hoc su controversie per i fallimenti così da recuperare in fretta i crediti deteriorati”. E spiega che l’Abi non prende posizione su Generali: la parola a mercato e autorità vigilanti: “Staremo attenti agli adempimenti e alle misure che le autorità vigilanti riterranno di adottare sulla vicenda Generali”. E Repubblica intervista Danièle Nou, presidente della sorveglianza Bce a Francoforte: “Le critiche da Roma su Montepaschi? Chi doveva sapere aveva gli elementi, compresa via Nazionale”. Sempre a proposito di Mps rileva che “se avessimo dato ancora un mese per trovare nuovo capitale le cose non sarebbero migliorate”. Nel mirino il nodo delle sofferenze: “Da voi bisogna affrontare il rischio di credito e i prestiti deteriorati. In tre anni si è fatto poco”. Inoltre, “servono soluzioni rapide ed extra giudiziali per favorire accordi tra istituti e creditori”. E sulla partita Intesa-Generali dice: “Monitoriamo attentamente e da vicino”.

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