LE NOTIZIE DEL GIORNO. Prodi sceglie Renzi, l’ira di Grasso – Agenzia del farmaco, doppio ricorso per Milano

Politica Interna

Centrosinistra. Romano Prodi andrà a votare e sceglierà il centrosinistra. Il fondatore dell’Ulivo non aggiunge la sua voce al coro di chi lancia acuti contro Renzi, per essersi disegnato le liste a sua immagine e somiglianza. E per quanto giudichi Il Rosatellum «una sciagura umana», il professore su Affaritaliani sposta il suo peso dalla parte del segretario dem: «Renzi, il gruppo che gli sta attorno, il Pd e chi ha fatto gli accordi con il Pd, sono per l’unità del centrosinistra». Liberi e uguali, invece? «LeU non è per l’unità del centrosinistra. Punto». Non è dunque a Pietro Grasso e compagni che andrà il consenso del professore, ma a una delle forze che fanno parte della coalizione faticosamente assemblata da Piero Fassino. Per i fuoriusciti è un brutto colpo, che dopo un paio d’ore di imbarazzo il presidente del Senato prova a parare. «Il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi — contrattacca Grasso —. Prodi ritiene la finta coalizione che lo costringerà a votare Casini a Bologna anziché Errani, un centrosinistra unito? Noi non ci possiamo stare». Prodi non fa sconti neanche a Matteo Renzi per la grande epurazione delle liste elettorali: «Non ha aiutato l’unità».

Forza Italia e il caso Cesaro. II terremoto campano squarcia Forza Italia. Ombre cupe. Ritornano, sono quelle di ieri, del passato remoto. E di ogni stagione. Azzurri clan. Non bastava liberarsi di Nicola Cosentino, per dire addio a certi metodi, al viluppo di affari e relazioni, di accordi e poteri di ricatto e anche di regolamenti di conti consumati nella chiusura delle liste. Lo sanno bene i fondatori, i berluscones dell’hinternald napoletano. Tornano. Da un lato l’ombra scura delle troppe inchieste, la vicinanza ai boss che pesa sulla dinastia dei Cesaro. Luigi l’immortale candidato di Fi che ora torna capolista al Senato,è lo stesso giovane di cui un superpadrino sanguinario come Raffaele Cutolo ha detto, intercettato in carcere: «Quello mi deve molto, faceva il mio autista». È lo stesso Giggino che fu arrestato e condannato in primo grado perche ritenuto l’uomo che portava i messaggi di Rosetta dagli occhi di ghiaccio, la sorella di Cutolo. Poi assolto in secondo grado e Cassazione (giudice Carnevale). «Siamo stati vittime, eravamo sotto pressione di quei personaggi» , è sempre stata la versione della famiglia. Il giudice Cioffi nelle prossime ore deciderà se avanzare un’istanza di astensione dal processo in cui sono imputati i fratelli di un parlmentare. <Quel giudice rischia una segnalazione per incompatibilità per la sua “rischiosa” vicinanza ai Cesaro e ai big di Forza Italia. Da tempo. E fino a pochissimi giorni fa. Mentre il processo era già in corso>.

Politica Estera

Welfare Usa. Con un’alleanza senza precedenti, Amazon, Berkshire Hathaway e JP Morgan hanno deciso di prendere di petto la sfida comune e risolvere da soli il problema. I tre marchi della Corporate America daranno vita a una società indipendente che avrà la missione esplicita di ridurre gli oneri assistenziali a carico dei dipendenti e migliorare i servizi. Sarà nei fatti una non-profit – «libera dalle restrizioni di generare utili», recita la promessa – guidata da executive prestati dal prestigioso triumvirato e dedicata anzitutto, stando ai primi dettagli trapelati, allo sviluppo e adozione di tecnologie in grado di aumentare la trasparenza e semplificare iI labirinto dei servizi medici statunitensi. Dagli sforzi della politica (la riforma di Obama) a quelli della tecnologia (l’impegno di Google, Microsoft e Cisco per digitalizzare la medicina e renderla più efficiente), i tentativi di abbattere i costi della sanità sono fin qui falliti. Ora ci riprovano, con un’alleanza inedita, Amazon e due dei gruppi finanziari più importanti e dinamici del Paese: Berkshire Hathaway, la compagnia di investimenti guidata da Warren Buffett, e JPMorgan Chase, la maggiore banca americana.

Trump e lo Stato dell’Unione. Un’ora circa davanti al Congresso, all’America e a gran parte del mondo. Quando è notte in Italia Donald Trump sta spiegando che cosa sono e che cosa diventeranno gli Stati Uniti sotto la sua guida. Sono numeri e concetti ripresi dalle ultime uscite ufficiali, compresa quella al World Economic Forum di Davos, il 26 gennaio scorso. Il boom della Borsa, anche se ieri Wall Street si è presa una pausa proprio in attesa del primo discorso sullo stato dell’Unione. Il rientro «massiccio dei capitali», gli oltre 2 milioni di posti di lavoro. Cifre sulle quali è apertissima la discussione. Ma questo passaggio indica anche l’agenda e la prospettiva politica del 2018, l’anno che si chiuderà con il voto di mid-term, il rinnovo totale della Camera e di un terzo del Senato. L’opposizione ha proposto ben cinque risposte diverse al discorso sullo stato dell’Unione del presidente Trump. Un segno della vitalità nelle posizioni del partito, ma anche della sua divisione, che ha aperto la porta al successo di Donald nelle elezioni del 2016 e ora limita l’efficacia della «resistenza».

Economia e Finanza

Due ricorsi per l’Ema. Amsterdam non è pronta. E Milano ci prova. Doppio ricorso italiano alla Corte di Giustizia Ue di Lussemburgo, per provare a riassegnare l’Ema – l’Agenzia europea per il farmaco che a fine marzo 2019 dovrà traslocare da Londra causa Brexit – a Milano, dopo la vittoria, sul filo di lana e di un beffardo sorteggio, ad Amsterdam. II primo, porta la firma di Palazzo Chigi. II secondo, quello del Comune di Milano, d’intesa con Regione Lombardia, in quanto «parti lese». Nella tarda serata di ieri – dato che entro la mezzanotte sono scaduti i termini per l’inoltro, essendo trascorsi 70 giorni dalla decisione – l’Avvocatura dello Stato ha presentato ricorso presso la Corte di giustizia Ue in merito all’assegnazione ad Amsterdam della sede di Ema attraverso una decisione, nella sostanza, assunta dal Consiglio europeo. «Bisogna crederci. Noi ci abbiamo creduto moltissimo fin da subito. E ci crediamo ancora» dice Diana Bracco.

L’inchiesta sulle banche. Alla Banca d’Italia dovrebbero essere attribuiti i poteri investigativi che ha oggi la Consob e, quindi, l’utilizzo della polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni. Inoltre, con una riforma di due articoli del testo unico sulla finanza, le due Authority dovrebbero essere obbligate a trasmettersi i verbali integrati delle ispezioni con una comunicazione sintetica delle prescrizioni comunicate all’istituto di credito e da pubblicare poi nel prospetto informativo. Sono queste le principali proposte di riforma delle regole sui controlli fmanziari e la vigilanza bancaria che arrivano dalla relazione di maggioranza approvata ieri dalla Commissione d’inchiesta. Indicazioni contenute in un documento di 52 pagine. La relazione è stata approvata con 19 voti favorevoli e 15 contrari, la maggioranza ha tenuto grazie alle assenze di sei parlamentari. Presidente Casini, non più tardi di dieci giorni fa lei si diceva sicuro di arrivare a una relazione unitaria della commissione d’inchiesta sulle banche. Invece siete ricorsi a un voto di maggioranza. Cos’è successo? «Nessuna dietrologia, è il frutto della campagna elettorale».

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