Politica interna

 

Renzi – Matteo Renzi riporta l’attenzione sul progetto del ponte sullo stretto di Messina, dichiarando che il governo è “pronto”. Il premier dà l’annuncio alla Triennale di Milano, dove si è tenuta l’inaugurazione della mostra che celebra i 110 anni del gruppo Salini Impregilo, una delle aziende che hanno vinto la gara per costruire il Ponte. Renzi giustifica la sua decisione sottolineando che l’opera potrebbe “togliere dall’isolamento la Calabria”, nonché “creare 100mila posti di lavoro”. Pietro Salini nei giorni scorsi aveva dichiarato che la sua società sarebbe in grado di costruire il Ponte in sei anni, dato che “le condizioni sono favorevoli e irripetibili”. Il rilancio del Ponte non ha mancato di suscitare polemiche: per la presidente della Camera, Laura Boldrini, non sarebbe prioritaria, mentre Beppe Grillo ha messo in evidenza le contraddizioni del Renzi-pensiero, ripubblicando un tweet di Renzi risalente al 2012 nel quale il premier si diceva contrario all’opera.

 

Referendum – Matteo Renzi è intenzionato a dare battaglia a tutti coloro che sono contrari alle riforme costituzionali, a partire dal giurista e presidente onorario del comitato per il No Gustavo Zagrebelsky. Il confronto sarà venerdì sera su La7, con Enrico Mentana a fare da arbitro. Si lavora anche a un faccia a faccia con Massimo D’Alema, come conferma il coordinatore del comitato lanciato dall’ex premier, Stefano Schwartz: “Lo faremo, se Renzi lo chiederà”. Ma la vera resa dei conti interna è prevista nel corso della direzione del Pd, quasi certamente a metà della prossima settimana. Servirà fare il punto sull’Italicum, che anche Denis Verdini punta a modificare con una proposta alla “tedesca”.

 

Politica estera

 

Usa – Dopo il primo confronto tra i due candidati per la corsa alla Casa Bianca, che secondo i sondaggi ha visto vincitrice Hillary Clinton, Donald Trump ha minacciato di colpire l’avversaria più duramente nei prossimi confronti pubblici. Intanto in casa dei democratici si respira un’aria più serena, e nello staff della Clinton circola la convinzione che Trump ha “raccolto tutti i voti che poteva, nella sua base elettorale e tra gli incerti. Ha raggiunto il tetto”. Il faccia a faccia è stato decisivo per fermare la minaccia Trump, che nei sondaggi aveva azzerato il vantaggio della Clinton. Nella prima mezz’ora il confronto è stato dominato dal miliardario repubblicano, con i suoi attacchi sui trattati commerciali e il lavoro, ma poi lui si è progressivamente spento, lasciando all’avversaria la possibilità di colpire sulla dichiarazione dei redditi, la retorica contro le donne, il razzismo e l’assenza di veri piani per combattere il terrorismo. Dopo il dibattito Hillary Clinton ha commentato lapidaria: “Quando uno si lamenta del microfono (come ha fatto ieri Trump, n.d.r.) vuol dire che non ha avuto una buona serata. Tutti hanno visto chi ha il temperamento di un presidente”.

 

Ue – Sul progetto di difesa comune europeo riemergono le vecchie divisioni che hanno bloccato il progetto per anni, ma stavolta un gruppo di Paesi appoggiato da Bruxelles sembra voler andare fino in fondo. Ieri i ministri della Difesa europei si sono incontrati a Bratislava per discutere tre proposte presentate dall’Alto rappresentante per la politica estera e la difesa, Federica Mogherini, dalla coppia franco tedesca e dal ministro italiano Roberta Pinotti. L’obiettivo è di varare “misure operative e pragmatiche, attuabili con i trattati esistenti”, come ad esempio la creazione di un Quartier generale europeo. Niente esercito europeo dunque. Ma anche di fronte a queste timide ambizioni il rappresentante britannico si è opposto nettamente. Michael Fallon ha spiegato che Londra è fermamente contraria a qualsiasi iniziativa comune che possa in qualche modo indebolire il ruolo della Nato. Una posizione che smentisce le promesse del ministro degli Esteri inglese Boris Johnson, secondo il quale il Regno Unito non avrebbe ostacolato progetti la cui portata temporale andasse al di là della Brexit.

 

Economia e finanza

 

Conti pubblici – Ieri Matteo Renzi ha illustrato la nota di aggiornamento del Def, appena licenziata da Consiglio dei ministri, che rivede al ribasso le stime del Pil, e al rialzo quelle del deficit. C’era grande attesa per il documento, una sorta di quadro di riferimento con gli obiettivi macroeconomici del Paese che dovrà fare i conti con le rigide regole europee. Nella notte il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato: “Il debito/Pil non scende, lo ammetto io: le previsioni di inflazione erano troppo ottimistiche”. Padoan anticipa però alcune misure che saranno contenute nella legge di bilancio: prima di tutto, assicura che “sterilizzeremo 15 miliardi di clausole di salvaguardia”, cioè si eviterà l’aumento dell’Iva. E poi annuncia risorse “per il sostegno agli investimenti pubblici e privati” e “misure relative alla previdenza e alla questione sociale”.

 

Industria – Gli ultimi dati Istat su produzione industriale e ordinativi confermano la frenata dell’economia. A luglio il fatturato cala dello 0,7% con un lieve aumento sul mercato interno (+0,2%) e una flessione su quello estero (-2,2%). Se si guarda al dato grezzo l’indice si riduce del 6,7%, mentre gli ordinativi segnano un calo dell’11,8%.