Politica interna

 

Referendum – L’emerito presidente Giorgio Napolitano ha colpito direttamente Renzi e la sua strategia di propaganda referendaria parlando di una “campagna partita male” e aggiungendo che “si sono commessi molti errori che hanno facilitato la campagna del No”. I riferimenti alla personalizzazione messa in atto da Renzi sono palesi e il premier in serata ha deciso di rispondere ammettendo di aver “sbagliato a giocare il futuro del governo sulla riforma costituzionale”. La riforma costituzionale è invece buona secondo Napolitano e riabiliterà il ruolo del Parlamento (“ridotto allo straccio” secondo le descrizioni che le opposizioni fornivano al presidente emerito), ma l’Italicum presenterebbe ancora problemi. Il senatore a vita non accetta infatti il ballottaggio, mentre il premio di maggioranza lo troverebbe utile se esteso alle coalizioni. Circolano intanto voci dell’intenzione da parte di Renzi di presentare una proposta di modifica all’Italicum entro ottobre, una mossa che avrà lo scopo di eliminare qualsiasi alibi agli avversari.

 

M5S – Incontro a Mirandola per parte del nuovo e del vecchio direttorio. Si sono presentati in quattro, con Beppe Grillo indiscusso mattatore che ha archiviato con una battuta il passato nel Pd del neo assessore romano Mazzillo (“anche io ho avuto una tessera del Pd”) mentre cercava di mantenere compatti Di Maio, Fico e Ruocco, descritti come in conflitto dopo la svolta di Palermo. La giornata pentastellata è stata però scossa dall’anticipazione via Facebook da parte di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, dell’abbandono del Movimento. Il sindaco sarebbe infatti stanco di aspettare una risposta dal M5S alle sue controdeduzioni e per questo ha fissato per domani una conferenza stampa in cui lui e la sua giunta “pubblicamente scioglieremo le riserve sui passi futuri”. Di Maio ha subito cercato di frenare le conclusioni, invitando alla calma dal momento che “per adesso ci sono solo rumors”. Pizzarotti sembrerebbe però convinto a lasciare, tanto da aver già programmato di presentarsi nel 2017 con una lista civica.

 

Politica estera

 

Ungheria – Alcuni sondaggi danno la vittoria del No ai migranti al 95%, in una battaglia che si giocherà oggi sul quorum da raggiungere per rendere valido il referendum in Ungheria. La consultazione promossa dal partito di Orban chiede se accettare il ricollocamento sul territorio ungherese di 1294 richiedenti asilo e provenienti da Italia e Grecia. Gli argomenti avanzati dal premier ungherese vertono sul lavoro rubato dai migranti agli ungheresi, sulla distruzione della cultura nazionale e sulla forte probabilità che tra i profughi si nascondano dei terroristi. Argomentazioni rafforzate da una delle ultime provocazioni di Orban che ha proposto di “radunare tutti i profughi e deportarli”, collocandoli “in territori fuori dall’Europa, in campi allestiti su qualche isola o in un territorio del Nordafrica, sorvegliati da guardie armate”. Un consulente del premier ungherese ha riassunto lo scontro contrapponendo “le politiche di pancia della Merkel a quelle razionali” che vogliono l’allontanamento dei profughi. I migranti hanno infatti secondo lui minacciato seriamente l’esistenza dell’Ue portando alla “nascita di partiti populisti e ultranazionalisti, portato alla sospensione di Schengen e, non ultimo, alla Brexit”.

 

Spagna – Il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha perso il proprio leader, dopo la decisione di Pedro Sànchez di lasciare la carica di segretario generale. Il politico quarantaquattrenne ha gettato la spugna dopo un periodo di scontri con la dirigenza del proprio partito, annunciando le dimissioni dopo essere stato battuto per 132 voti a 107 su una richiesta di congresso straordinario a novembre. La sua guida non ha però prodotto buoni risultati, con una continua perdita di parlamentari per il partito oltre ai continui rifiuti alle richieste di appoggio da parte di Rajoy per un governo di minoranza. La situazione nazionale potrebbe ora cambiare, con il Psoe che potrebbe astenersi e dare il via libera all’esecutivo di Rajoy, scongiurando quindi l’ennesima consultazione nazionale.

 

Economia e Finanza

 

Legge di Bilancio – Dopo aver letto e valutato la nota di aggiornamento al Def la Ue sarebbe intenzionata a chiedere un ritocco ai conti da parte dell’Italia entro due settimane. Se al 15 ottobre l’obiettivo di deficit nominale non verrà riportato all’1,8% (come indicavano gli accordi di maggio) o se il saldo del Pil non verrà aggiustato dello 0,2% (circa 3 miliardi) la Commissione Ue potrebbe vedersi costretta a bocciare la legge di Bilancio o ad aprire una procedura per deficit eccessivo. I problemi secondo una fonte vicina all’Ue sarebbero tre: “il deficit nominale, il saldo netto strutturale e il debito non scendono abbastanza”. Se nessuno di questi tre valori verrà corretto allora i rischi per l’Italia rimarranno alti.

 

Banche – Si sta consumando uno scontro tra le banche centrali di tutto il mondo per stilare le regole di Basilea 4 riguardo i criteri di valutazione della solidità delle banche. I due schieramenti contrapposti sono rappresentati dagli Usa, propensi a rendere le regole ancora più severe imponendo il rispetto rigido degli standard creati per ridurre i rischi bancari, e dall’Europa, che preferirebbe un approccio più morbido concedendo la possibilità di usare modelli interni per calcolare i rischi. Le imposizioni degli Usa colpirebbero soprattutto banche europee, aggravando ancora di più i requisiti resi già più severi dopo la crisi economica e portando ad aumenti di capitale per diversi istituti. Ecco perché il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha annunciato che si opporrà alle nuove regole.