Le notizie del giorno. Lombardia, Maroni lascia – Welfare aziendale, il 2018 sarà l’anno della svolta

Politica interna

Lo scenario di Gentiloni. «Ho preso un impegno che termina con le elezioni — premette Paolo Gentiloni a “Che tempo che fa” — Il voto determinerà chi governerà, non l’inerzia o un’alchimia decisa prima». È il gong del premier alla campagna elettorale. E per un attimo sembra quasi volersi sfilare da uno scenario di “proroga di fatto”, in caso di ingovernabilità post elettorale. Ma è soltanto un attimo, appunto. «Continuare? Per rispetto degli elettori dobbiamo dire che ci sono tre blocchi e la scelta è nelle mani dei cittadini. Altrimenti non facciamo il bene della democrazia». «Gli italiani hanno 3 opzioni davanti a loro, noi, il centrodestra e il partito di Grillo, ed è molto rilevante quello che decideranno. Io confido che possa essere il centrosinistra di governo a vincere questa sfida, rischio di essere spocchioso ma nessuno ha una squadra di governo come la nostra».

Lombardia, Maroni lascia. Berlusconi, Salvini e Meloni, scoppia nel centrodestra il caso Maroni. Che apre nuovi scenari, rende contendibile una regione che fino a ieri sembrava quasi preclusa al Pd e al centrosinistra. Il governatore lombardo a sorpresa annuncia che non correrà all’election day del 4 marzo. «Ho deciso di cambiare vita, farò un altro lavoro – ha raccontato a pochi amici – Non mi candiderò nemmeno in Parlamento». Forse già domenica o lunedì prossimi, i capi di Forza Italia, Lega e FdI si incontreranno per siglare l’intesa elettorale, che dovra prevedere anche i nomi dei candidati del Lazio e della Lombardia, della quale si è a lungo discusso nel vertice visto che l’indisponibilità a ricandidarsi di Roberto Maroni riapre la corsa al Pirellone, dove ancora non è stato individuato un candidato certo ma solo <il suo profilo>.

Economia e finanza

Legge di Bilancio. La detrazione base per il 50% sul recupero edilizio come agevolazione entry level. L’ecobonus, il sismabonus e la detrazione sugli interventi combinati come formula di secondo livello che può arrivare fino all’85% delle somme investite. È il quadro degli sconti sui lavori in casa che emerge dalla legge di Bilancio e al quale si aggiungono la proroga del bonus mobilie il debutto del nuovo bonus verde. Ma se si guarda alla legge di Bilancio che è appena entrata in vigore nell’ottica della famiglia e degli aiuti per sostenerla, il consuntivo appare quanto meno in chiaroscuro. Gli interventi direttamente rivolti alla generalità dei nuclei con figli sono limitati e di impatto modesto.

Welfare aziendale. Con un milione e mezzo di lavoratori coinvolti in automatico solo tramite i contratti di categoria, il 2018 promette di essere l’anno della svolta: il welfare aziendale da eccezione sta diventando norma. Non a caso gli operatori che forniscono piattaforme di welfare alle aziende sono passati dalla decina di tre anni fa alla novantina di oggi. Si è creato un mercato, che registra nuove tendenze. Chi si aspettava lavoratori interessati soprattutto a voucher per nidi e baby sitter deve riaggiustare il tiro: servono invece badanti (in regola) e servizi per la non autosufficienza. Intanto è boom di dimissioni per le neomamme. Dalla Lombardia alla Sicilia, per le donne ritornare al lavoro dopo la nascita di un figlio sta diventando sempre più problematico. Alla base restano i problemi da affrontare quando si prova a conciliare carriera e cura della famiglia nei primi anni di vita di un bambino tra costi alti per i nidi, stipendi bassi e nonni, spesso ancora in servizio, che non possono badare ai nipoti.

Politica estera

Iran. Almeno 21 morti e mille arresti: è il bilancio delle proteste iniziate il 28 dicembre in Iran e represse dalle autorità. In carcere ci sono una novantina di studenti: diversi spariti senza conferme ufficiali; una quarantina sono stati identificati, sarebbero rinchiusi nel settore 209 della prigione di Evin controllato dal ministero dell’Intelligence. I dieci giorni di proteste popolari che hanno infiammato il Paese sicuramente lasceranno un segno nella vita della Repubblica islamica. II primo ad accorgersene è stato Mahmoud Ahmadinejad, l’ex presidente populista “di destra”, da tutti considerato l’incosciente promotore delle rivolte contro il governo Rouhani che poi gli sono sfuggite di mano diventando proteste contro tutto il regime. La vicenda di Ahmadinejad è interessante perché è un esempio tipico di una delle modalità del potere islamico nei momenti di crisi. Da quasi 48 ore si rincorrono voci di possibili arresti dell’ex presidente.

Battaglia alla Casa Bianca. Dopo il tradimento di Steve Bannon, un secondo Rasputin si affianca a Donald Trump. Come un cane da guardia, Stephen Miller, uno degli ideologhi più influenti alla Casa Bianca, difende il presidente sulla Cnn dalle accuse di “Fuoco e furia”, il best-seller di Michael Wolff che lo ritrae come un bambino, un paranoico e «un vero idiota». «È una immagine falsa e vendicativa», urla Miller in tv. Poi cerca di screditare Bannon, che pure è stato il suo protettore: «Ha fatto dichiarazioni grottesche». Attacca la Cnn come parte delle”fake news”. E parla anche lui di Trump come «un genio della politica» e «un imprenditore di successo». Intanto l’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, ha deciso di scusarsi con il presidente americano ribadendogli il suo sostegno e precisando che i commenti relativi all’incontro con i russi, presenti nel libro Fire and Fury di Michael Wolff, non erano riferiti al figlio Donald Trump Jr., che «è un patriota e una brava persona» bensì a Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump.

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