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Politica interna

Sì definitivo al “Rosatellum”. Via libera alla nuova legge elettorale: il Senato ha approvato il Rosatellum bis: 214 i sì, 61 i no, 2 gli astenuti. Due gli interventi di alto livello critici con la legge: quello di Giorgio Napolitano e di Mario Monti. Di Battista: il presidente pavido se dà il via libera. Il capogruppo dem Zanda: “Accusarci di varare un Fascistellum gravissima superficialità”. Il Rosatellum bis passa con il concorso anche di Denis Verdini, che si dichiara «lo zio, se non proprio il padre» della nuova legge elettorale: «Mi fanno passare per uomo nero, ma la verità è che ho salvato questo Paese». Bersani: Il Pd iniziò la legislatura con me e la finisce con Verdini Dicano chi è a sbagliare.

«Addio al Pd». Lo strappo di Grasso. Appena chiuse le votazioni per la legge elettorale, ecco subito il primo, clamoroso contraccolpo: si dimette dal Pd il presidente del Senato Piero Grasso, e si iscrive al gruppo misto. Un gesto di protesta forte contro i voti di fiducia a raffica (otto, fra Camera e Senato) “imposti” dal Partito democratico sul Rosatellum, mortificando il ruolo del Parlamento. Grasso in questo partito non si riconosce più «nel metodo e nel merito». Contrario al Rosatellum e alle fiducie, dopo il via libera la chiamata a Zanda. Martina: scelta che amareggia. Il presidente del Senato e l’addio ai dem: “Distanza totale da una deriva imbarazzante. Da senatore non avrei votato né fiducia né Rosatellum. Io candidato Mdp? Per ora non ci penso”.

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Economia e finanza

Bce dimezza il Qe ma lo prolunga. La Bce riduce il Quantitative easing da 60 a 30 miliardi al mese. Il programma continuerà però fin quando l’inflazione non riparte. La Bce continua quindi un forte stimolo monetario a un’economia dell’Eurozona la cui ripresa si è irrobustita, ma nella quale sono modeste le pressioni che possano riportare l’inflazione verso l’obiettivo di stare «sotto ma vicino» al 2%. «Non ci siamo ancora», ha detto Draghi, sottolineando la necessità di continuare con uno straordinario grado di appoggio della politica monetaria alla risalita dell’inflazione. I mercati accolgono bene la decisione: meno pressione sui decennali, si indebolisce l’euro.

La conferma di Visco. Paolo Gentiloni ha scelto Ignazio Visco. La lettera con il nome del Governatore della Banca d’Italia verrà aperta questa mattina, ma la decisione è stata presa nonostante il parere contrario di Matteo Renzi. Oggi si consumeranno i passi formali, per chiudere con la firma del decreto di nomina da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella. L’incarico durerà sei anni. La determinazione con la quale Ignazio Visco ha respinto gli attacchi di mezzo Parlamento, Pd compreso, si è rivelata il presupposto indispensabile per restare al timone di Palazzo Koch nonostante la tempesta. Presupposto senza il quale i suoi due grandi sponsor, Sergio Mattarella e Mario Draghi, non avrebbero potuto blindare la nomina nel segno della stabilità dell’istituzione e della salvaguardia della sua indipendenza.

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[nextpage title=”Politica estera” ]Politica estera

Catalogna. Dopo colloqui serrati è saltato l’ultimo tentativo di mediazione tra la Catalogna e il governo spagnolo, che avrebbe dovuto portare al voto nella regione. Puigdemont non ha indetto le elezioni. Oggi è atteso il commissariamento. Sfuma l’ipotesi di elezioni anticipate. Oggi i voti in Senato sull’indipendenza e l’articolo 155. Cè un peso enorme sulle spalle di Caries Puigdemont, il president della Catalogna ribelle. «Avrei potuto convocare elezioni anticipate — ha detto ieri a metà di un giornata convulsa — e potrei ancora farlo perché è nei miei poteri fino a che non entri in vigore l’articolo 155». Invece no, non l’ha fatto anche se sembrerebbe l’unica soluzione ragionevole rimasta.

L’altro Kurdistan che sfida Barzani.  Sugli edifici attorno alla Bardaki Sara, la piazza principale di Sulaymaniyah, sono dipinti murales e ritratti degli eroi della causa curda. «Qui – spiega Ahmed Mira, scrittore e coscienza critica del Kurdistan – abbiamo combattuto tutte le battaglie per la libertà, l’ultima nel 2011, la nostra «primavera», schiacciata nel sangue senza che il mondo se ne accorgesse: nessuno ci ha mai aiutato e sarà cosi anche questa volta». La scommessa di Barzani è stata «un errore gigantesco» perché «tutte le potenze, America, Europa, Turchia, Iran» lo avevano avvertito ma lui è andato avanti lo stesso. Molte voci sulle dimissioni di Barzani. Il premier iracheno Abadi, con turchi e iraniani, ha i suoi candidati. Nuova offensiva irachena contro i curdi che, abbandonati da tutti e nemici a se stessi, scendono lungo i gradini dell’umiliazione.[/nextpage]