LE NOTIZIE DEL GIORNO. La Grecia dice no, Ue con il fiato sospeso – Renzi convoca Padoan, oggi niente eurogruppo

Politica interna
 
Riforme – A Palazzo Chigi il calendario per le riforme si fa sempre più serrato. Quando manca circa un mese alla pausa estiva, in agenda ci sono tre riforme e cinque decreti legge da convertire. In settimana è atteso il via libero definitivo della Camera sulla scuola. Restano invece in bilico il nuovo Senato e la Rai. Fonti vicine al premier spiegano che se Matteo Renzi, sulla scia della linea dettata dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, premerà per approvare il riordino del bicameralismo prima dello stop, non ci sarà spazio né per la Rai né per le unioni civili. Proprio per rallentare l’esame del testo sulle unioni civili sono stati presentati 4.300 emendamenti, dal tono a tratti derisorio, soprattutto da Ncd-Ap, Forza Italia e Gal. Nel frattempo, a Montecitorio arriveranno i decreti da convertire in legge su pubblica amministrazione ed enti locali nonché, in commissione, quelli attuativi del Jobs Act. A Palazzo Madama, invece, toccheranno i decreti pensione e credito.      
Nuove alleanze – Nella partita che si gioca al Senato sulla riforma costituzionale potrebbero essere decisivi i voti di Denis Verdini e dei parlamentari di centrodestra disposti a seguirlo: undici o dodici secondo le stime di Nicola Cosentino, fuoriuscito di Fi. Un leader, Silvio Berlusconi, ormai “al crepuscolo” e un astro nascente, Matteo Salvini, che “si papperà tutto”: così il senatore Vincenzo D’Anna spiega le motivazioni che dovrebbero orientare le mosse dei verdiniani in commissione Affari costituzionali. La posta in gioco sembra essere ben più alta di un’“opposizione responsabile” pronta eventualmente a votare le riforme: dopo la critica allo scioglimento del patto del Nazareno voluto da Silvio Berlusconi, anche Verdini è ora considerato a rischio rottura con gli azzurri.       
 
Politica estera
 
Iran – Ora che Teheran ha accettato l’ispezione dei siti segreti, l’accordo sul nucleare sembra ancora più vicino. L’obiettivo delle delegazioni statunitense, cinese, russa, francese, inglese e tedesca è chiudere le trattative in corso da giorni a Vienna entro domani. In tempo per ottenere il consenso del Congresso americano, in pausa estiva da giovedì, senza cui l’intesa non ha valore. Restano in sospeso soprattutto i tempi per la revoca delle sanzioni all’Iran. E mentre è già stata stilata una bozza per una risoluzione europea, non ce n’è ancora una da sottoporre al Consiglio di sicurezza Onu. Per questo gli occhi sono ora puntati sui controlli a sorpresa nei 19 reattori nucleari iraniani che verranno condotti da 40 ispettori dell’Onu, guidati da un italiano.
 
Vaticano – È cominciato ieri il viaggio di Papa Francesco nella sua America Latina: la prima tappa è l’Ecuador, seguiranno Bolivia e Paraguay. Il Pontefice ha scelto lo stile delle prime visite europee, fermandosi non nei grandi Paesi, ma in quelli più periferici. Quelli che hanno più bisogno del sostegno e della collaborazione della Chiesa al cambiamento. A partire proprio dalle politiche di inclusione sociale che stanno facendo scendere in piazza gli oppositori del presidente ecuadoregno Rafael Correa. Per il Papa la maratona americana di otto giorni sarà anche l’occasione per trattare i temi dell’enciclica “Laudato si’”.     
Economia e Finanza
 
Referendum Grecia – Il 61% dei greci ha detto no al piano dei creditori. L’esito del referendum di ieri mette l’Europa davanti a un bivio: Grexit o ripresa del negoziato? È su questa seconda soluzione che punta il premier greco Alexis Tsipras, che ha parlato di una vittoria della democrazia, non di un ricatto, dando subito la sua disponibilità a trattare con l’Ue. Anche perché il 13 luglio andrà in scadenza una rata del Fmi da 450 milioni di euro e il 20 il rimborso di 3,5 miliardi più interessi di titoli detenuti dalla Bce. E mentre prende ulteriore slancio il dibattito su nuove regole da dare all’Eurozona, si intensificano i contatti tra il presidente Bce Mario Draghi e i leader europei. Oggi in calendario ci sono la riunione del board Bce, che sarà chiamato tra l’altro a valutare la richiesta di aumentare il tetto della liquidità di emergenza già annunciata dalla Banca centrale ellenica, e l’incontro tra la cancelliera tedesca Angela Merkel il presidente francese François Hollande. Il tutto in vista dell’Euro-vertice convocato domani su pressioni anche italiane. Ci sono poi da tenere sotto controllo Borse e valuta, specie dopo che dall’Asia sono arrivate le prime vendite sulla moneta unica. Anche se a medio termine i gestori confidano nella Bce e nella ripresa, considerando quindi lo storno una potenziale occasione d’acquisto. All’interno di un contesto così volatile, a muovere i mercati saranno le prossime mosse dei politici. Quanto all’Italia, il Qe e la maggiore fiducia nel nostro Paese riducono il rischio di contraccolpi sullo spread BTp-Bund.         
 
Le reazioni – Le posizioni dei diversi Stati dell’Eurozona sull’emergenza Grecia, già chiare da tempo, si vanno delineando sempre di più dopo l’esito del referendum. Se la Francia vuole riallacciare il dialogo, la Germania sembra aver perso la pazienza, con il vicecancelliere Sigmar Gabriel che vede saltati “gli ultimi ponti”. Una dichiarazione che potrebbe essere solo il preludio ad altre, di vera e propria intransigenza, da parte di alcuni Paesi del Nord. Questa spaccatura sembra riprodursi anche all’interno dei singoli Stati. Come in Italia, dove il governo mira a una ripresa delle trattative che coniughi rispetto delle riforme e impegno per la crescita, senza riprodurre il format Francia-Germania. Ma dove ci sono anche Lega Nord, M5S e Sel che brindano alla vittoria del popolo contro la Troika e, sul fronte opposto, forzisti come il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che si rifiuta di far pagare all’Italia “le baby pensioni di sfaccendati di altri Paesi”.
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