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 Quirinale – Giorgio Napolitano esce di scena con un discorso di 21 minuti seguito da 12 milioni 999 mila cittadini. Il capo dello Stato ha scelto un tono diretto per esortare gli italiani a ristabilire un senso della Nazione. Napolitano traccia un bilancio della sua permanenza al Colle e conferma le voci di dimissioni, rivolgendosi anche al suo successore ancora ignoto. Il presidente della Repubblica si congeda dal Paese senza facili buonismi e con una solida convinzione: l’Italia ce la può fare. Al termine del discorso, arrivano molte telefonate di ringraziamento per il lavoro svolto, prima fra tutte quella del premier Renzi. E, per quanto riguarda la successione, il presidente del Consiglio apre all’ipotesi di un tecnico. Del prossimo inquilino del Quirinale parla anche Laura Boldrini sulle pagine del Corriere: il presidente della Camera ribadisce la necessità di una figura capace di interpretare il suo ruolo istituzionale come un servizio e rilancia l’ipotesi di un candidato donna. 

M5S – In contemporanea a quello tenuto dal capo dello Stato, Beppe Grillo recita il suo contro-discorso di fine anno in diretta dal suo blog. A differenza di quanto accaduto nel 2013, quando il web andò in tilt per il boom di contatti, questa volta la Rete resta tranquilla e le parole di Grillo non suscitano né polemiche né particolare interesse. Due i punti chiave del discorso del leader del Movimento: il referendum consultivo per uscire dall’euro e il reddito di cittadinanza. Neanche una parola sulle tensioni interne ai 5 Stelle né sui membri del direttorio. Grillo descrive il Movimento come l’unico partito degli onesti e torna ad attaccare Napolitano e Renzi. E sulla successione al Colle, gli attivisti si pronunciano tramite una consultazione “informale” organizzata dall’ex capo della comunicazione M5S Claudio Messora: il nome che emerge è quello del giudice Ferdinando Imposimato.  

Politica estera

 Cooperanti rapite – Il fronte al Nusra, il braccio armato di Al Qaeda in Siria, ha confermato di tenere prigioniere Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite in Siria lo scorso 31 luglio. Le due ragazze sono riapparse dopo mesi di silenzio in un video pubblicato su YouTube, nel quale le giovani cooperanti italiane si dicono in pericolo e chiedono aiuto al nostro Paese. Poche ore dopo arriva la conferma del portavoce del gruppo qaedista, Abu Fadel, che rivendica il rapimento come ritorsione per il sostegno dell’Italia agli attacchi contro i ribelli siriani. Secondo l’intelligence italiana, le trattative per il rilascio delle ragazze sono in una fase delicatissima e per questo hanno chiesto il massimo riserbo sulla vicenda.

 Lituania – Dalla mezzanotte dell’altro ieri, la Lituania è il diciannovesimo Stato membro della zona Euro e, secondo molti pronostici, in questo stesso 2015 ne diventerà la nazione dalla più marcata e rapida crescita economica, superando in velocità la stessa Germania. La Commissione Europea profetizza per l’anno nuovo una crescita del 3,1% del Prodotto interno lordo del piccolo paese baltico, cinque volte superiore rispetto a quella dell’Italia. Restano però anche fattori di incertezza: circa il 25% del commercio estero lituano si svolge con la Russia e la dipendenza energetica dal gas naturale del Cremlino è molto forte.  

Economia e Finanza 

Tasse e bollette – Se l’elettricità e il gas quest’anno costeranno meno (rispettivamente il 3% e lo 0,3%), gli italiani nel 2015 sono chiamati a fare i conti con una serie di rincari. Si comincia dalle autostrade, che aumento in media dell’1,32%, si continua con l’acqua potabile, + 4,8%, e con i pellet, con l’Iva che cresce dal 10 al 22%. Il mancato aumento della benzina regala una boccata di ossigeno ai contribuenti che però saranno penalizzati su altri fronti. Entrano in vigore da ieri i contestati nuovi requisiti minimi per le partite Iva: 15 mila euro la soglia di reddito (da 30 mila) e 15% di imposta mista (dal 5%) oltre a contributi extra. Inoltre, dal 2016 ci vorranno 4 mesi in più per andare in pensione.

 Report Rge – Secondo il rapporto Roubini, sarà l’anno delle disuguaglianze a livello dei Paesi. La crescita del pianeta nel 2015 sarà di poco superiore a quella del 2014, cioè intorno al 3%. A guidarla saranno gli Stati Uniti, unica area di sviluppo. Grave che l’Europa sia arrivata al 2015 senza risolvere i suoi problemi anche perché l’anno nuovo, oltre ad altre inquietudini, porterà una raffica di elezioni. Per questo, scrive Roubini, l’Eurozona non vedrà alcuna ripresa quest’anno. Ferme anche Cina e Giappone, da cui non arriverà alcun contributo alla crescita del pianeta, che continueranno a dibattersi nelle rispettive crisi