LE NOTIZIE DEL GIORNO in evidenza sui giornali di lunedì 11 marzo

LE NOTIZIE DEL GIORNO in evidenza sui giornali di lunedì 11 marzo

Tav. Si abbassa la tensione nella maggioranza di governo all’indomani della soluzione promossa dal premier Conte che, prendendo tempo, dà ossigeno all’esecutivo. Ieri il vicepremier Matteo Salvini dal palco della Scuola politica della Lega ha detto: “Luigi Di Maio è serio, corretto, leale e coerente”, mentre lo stesso Di Maio ha ribadito che “non ci sono vincitori perchè questa non è una partita di calcio. Basta con il folklore, dobbiamo poter finalmente tornare ad occuparci di cose importanti. Questo governo durerà quattro anni”. L’escamotage di Conte concede sei mesi per trovare una soluzione condivisa. Una road map la disegna il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, che da Lucia Annuziata chiede che la decisione venga presa con il più alto profilo istituzionale: “Per fermare definitivamente la Tav occorre un passaggio parlamentare perchè si tratta di un Trattato internazionale approvato dal Parlamento. E nè Conte nè il Consiglio dei Ministri può prendere decisioni sopra il Parlamento”, ha detto. “Quanto accaduto in queste ore è il frutto del lavoro di mesi. Io ricordo che le manifestazioni di interesse per il Tav dovevano partire già a metà settembre. E tra i tanti episodi cito una riunione del 3 dicembre scorso con la ministra dei Trasporti francese Borne, dopo una seduta del Consiglio europeo a Bruxelles. Erano le 2 del mattino, quando firmammo la lettera da inviare alla Telt, in cui spiegavamo che non si poteva partire coni lavori perché bisognava attendere l’esito dell’analisi costi benefici”, aggiunge il ministro Toninelli.

Iva. Finanziare le clausole di salvaguardia costerà 23 miliardi per il 2020 e quasi 29 per il 2021. Con un bilancio già appesantito da diverse misure in deficit l’operazione è quasi proibitiva e l’Iva rischia di schizzare al 13 e al 25%. Un’incognita da quasi 52 miliardi: se non si troverà la copertura per questa montagna di denaro aumenterà l’Iva, malgrado le rassicurazioni di Luigi Di Maio e del premier Conte. Partendo dalla più recente fotografia della spesa familiare scattata dall’Istat, la simulazione dell’impatto sulle famiglie italiane è eloquente: il conto sarebbe più caro nel centro delle aree metropolitane (570 euro, il 2,3%) e meno elevato nei centri fino a 50 mila abitanti. Soffre di più il rincaro chi acquista maggiormente prodotti con aliquota al 22%. Secondo le analisi della Guida Nielsen Largo Consumo, l’aumento di 3 punti di Iva sui prodotti con aliquota 10% e 22% significherebbe un incremento di circa 1,7% sul carrello della spesa di una famiglia media, pari a circa 130 euro complessivamente per il biennio 2020-2021.

Politica interna

M5S. Luigi Di Maio al Villaggio Rousseau a Milano dribbla i cronisti e smorza le tensioni interne al movimento: “Tutto ciò che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi lo affronteremo, non lo rimanderemo”, dice, in riferimento alla Tav, ma non solo. Di Maio ha in programma una accelerazione sui temi per rilanciare le imprese. E si appresta — a partire dalle audizioni in programma domani al Senato — a insistere sul salario minimo. Il clima, però, all’interno del Movimento rimane caldo, con i falchi pronti già a un nuovo braccio di ferro con la Lega. C’è poi la questione Di Battista, assente a Milano, dopo aver rifiutato l’invito di Casaleggio. Secondo fonti a lui vicine, l’ex parlamentare “si è sentito scaricato. Quando hanno cominciato a parlare delle ricadute negative delle sue uscite pubbliche nessuno lo ha difeso. E non hanno nemmeno smentito gli articoli che parlavano dei ripensamenti dei vertici del M5s che consideravano controproducente la sua strategia d’assalto”. Più defilato anche Beppe Grillo, per la prima volta assente (o quasi) nelle carte dell’associazione che regola la vita dei Cinque Stelle: i nuovo fondatori risultano Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, una scelta dettata dalla volontà di tracciare idealmente un filo conduttore nella storia pentastellata: il leader e il figlio dello stratega e co-fondatore.

Opposizioni. Nicola Zingaretti, ieri sera ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, su Rai Uno, propone di rinunciare al Nazareno, la sede del Pd  situata a due passi da piazza di Spagna, nel cuore di Roma, e aprirne un’altra, in una zona lontana dai palazzi del potere, per dare così il segno che si torna in mezzo alla gente. Zingaretti intende aprire ai millennials, che alle primarie hanno rappresentato appena il 15 per cento degli elettori, e dare l’idea di una dirigenza che va verso gli elettori e non viceversa. “Spalancherò porte e finestre per costruire una forma partito completamente diversa”. Per il futuro Zingaretti pensa che ci sarà di nuovo un bipolarismo tra centrodestra e un centrosinistra da rifare. Quindi sarà inevitabile aprirsi. Fronte centrodestra: “Non mi sono mai sentito in competizione con Salvini o Meloni. I nostri avversari sono i partiti politici fuori dal perimetro del centrodestra, il Pd da un lato e i 5Stelle dall’altro”, dice Silvo Berlusconi, intervistato dal Quotidiano del Sud. Riferimento alle recenti regionali, dove si è speso al fianco dei candidati governatori di Lega e FdI, ma anche al quadro nazionale perchè il voto locale dice che “ovunque il centrodestra unito rappresenta la maggioranza degli italiani”. La coalizione sfiora il 50% dei consensi e Fi è in crescita al 12,5%, per l’ultimo sondaggio Tecnè e sul sito del partito azzurro si sottolinea che gli elettori vogliono il centrodestra al governo.

Politica estera

Schianto in Etiopia. Ieri è precipitato un Boeing 737 della Ethiopian Airlines poco dopo il decollo da Addis Abeba: 157 le vittime, molte delle quali volontari attesi a Nairobi da un vertice Onu. Otto gli italiani, che erano sbarcati dal volo partito sabato sera da Milano Malpensa, poi sceso a Roma Fiumicino, quindi atterrato ad Addis Abeba alle 6.24 di ieri mattina: Matteo Ravasio, Carlo Spini e Gabriella Vigiani, volontari dell’organizzazione non governativa Africa 3000 di Bergamo, l’assessore ai Beni culturali della Sicilia Sebastiano Tusa, Pilar Guzzetti, dipendente delle Nazioni Unite, Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi e Paolo Dieci, presidente dell’ong Cisp. Con loro sono scomparsi 32 kenyani, 18 canadesi, otto cinesi, otto americani, sette britannici, sette francesi, e cittadini fra l’altro di Olanda, India, Slovacchia, Austria, Svezia, Marocco, Russia, Spagna, Polonia, Israele. Lo schianto è avvenuto a Bishoftu, una quarantina di chilometri da Addis Abeba.

Cina. Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico e esponente della Lega, sta portando avanti da mesi i contatti per conto del governo con Pechino sull’adesione a quella che il presidente Xi Jinping ha chiamato la Via della Seta (Belt and Road Initiative): prevista la firma dell’accordo il 22 marzo prossio a Roma. Il testo preparato per la firma a Roma farà riferimento al presupposto di un “level playing Feld”, un campo di gioco con regole uguali per tutti negli investimenti esteri; richiamerà poi un impegno alla trasparenza da parte di tutti gli investitori e conterrà la promessa a combattere il protezionismo nel commercio internazionale. Critiche però dagli USA, che sostengono come sottoscrivere la Belt and Road Initiative “presta legittimità all’approccio predatorio della Cina agli investimenti e non porterà benefici al popolo italiano”. Anche in Francia, in Germania e da Bruxelles si segue l’accordo italo-cinese con circospezione. “Attenzione, non è certo che firmeremo. Questo va chiarito. Stiamo lavorando in questa direzione. Da settimane gli accordi si rim balzano da una parte all’altra e subiscono continue limature. Abbiamo continui contatti per chiarire tutte le possibili criticità. E naturalmente vogliamo essere sicuri che le preoccupazioni Usa e Ue non siano fondate. La cornice di accordo dovrà integrare standard adeguati agli Usa e all’Europa”, chiarisce Geraci. Intanto il presidente dell’Authority portuale di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, dovrebbe firmare il prossimo 23 marzo un memorandum per la costituzione di una società con il più grosso gruppo di costruzioni cinese, Cccc (Chinese Communications Construction Company) per la realizzazione di alcune grandi opere necessarie al sistema logistico ligure.

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