LE NOTIZIE DEL GIORNO. Il marchio dell’Isis sulla strage negli Usa – L’allarme del Censis, siamo un paese in letargo – Consulta, l’ira del Quirinale

Politica interna
 
Consulta: quegli stessi partiti che generalmente si lamentano per la mancanza di sensibilità politica da parte della Corte Costituzionale si trovano oggi a disattendere al proprio dovere di eleggere tre giudici costituzionali “di derivazione politica”. Non sono certo i nomi giusti a mancare, ma i veti incrociati impediscono un’elezione più complicata di quella del Presidente della Repubblica; il quorum infatti non può scendere al di sotto dei tre quinti, quindi di 571 voti, che non arrivano perché gli accordi tra maggioranza ed opposizione, ma anche all’interno della stessa maggioranza, non reggono alla prova del voto segreto. Chi fa le leggi insomma non è in grado di fare la propria parte nella selezione di chi quelle leggi deve giudicare, ma il lavoro della Consulta prosegue anche con soli dodici componenti; filtra però una certa amarezza, da parte dei giudici, per essere spesso additati come parte di una casta che gode di privilegi ingiustificati rispetto ai servizi che offre. Anche il capo dello Stato ha guardato con preoccupazione e sconcerto quello che succedeva nelle ultime votazioni, e resta in attesa di un segnale di unità e responsabilità da parte del Parlamento.
 
Milano: atteso a breve un incontro tra Giuseppe Sala e Matteo Renzi, il commissario Expo appare sempre più determinato a correre per la carica di sindaco del capoluogo lombardo con la casacca del Pd, ma vuole le ultime garanzie, soprattutto verificare che le primarie non rischino di creare fratture all’interno del partito. Sala non chiede un sostegno esplicito al premier, che peraltro Renzi non darebbe, ma vuole che il Pd sia compatto sul suo nome, al di là di alcune defezioni certe; in questo senso gli appelli della società civile e dei politici milanesi potrebbe fare chiarezza. Sala vuole inoltre approfondire se possa esistere la possibilità di un ticket con l’attuale vicesindaco, Francesca Balzani, che da parte sua si deve confrontare anche con l’assessore Pierfrancesco Majorino, che è stato il primo a candidarsi e non intende fare passi indietro. Il clima milanese richiede dunque la massima attenzione, ieri è saltato il tavolo Pd-Sel delle primarie che doveva stabilire la modalità di raccolta delle firme e la data ufficiale della competizione.        
 
 
Politica estera
 
Germania: il Bundestag ha dato il via libera alla missione tedesca, in appoggio a quella francese, contro l’Isis. Ampia la maggioranza dei parlamentari favorevoli a quella che di fatto è la più vasta e complessa operazione militare mai lanciata dalla democrazia tedesca. Verso la Siria saranno mobilitati sei Tornado da ricognizione, un aereo da rifornimento, una fregata, connessioni satellitari ed oltre 1.200 uomini con compiti di sostegno a queste operazioni; la Germania non parteciperà ai combattimenti e non lancerà bombe, ma assisterà concretamente l’impegno francese nell’area, come François Hollande aveva chiesto ad Angela Merkel. Intanto il fonte anti–Isis si amplia sul lato iracheno con l’arrivo di un migliaio di soldati turchi ufficialmente incaricati di addestrare le truppe irachene; ma fonti sciite parlano di tre unità dotate di armi pesanti che si preparerebbero a sostenere la coalizione internazionale nell’offensiva per riconquistare Mosul.
 
Francia: un altro muro potrebbe cadere domenica sera in Europa, quello che ha finora tenuto fuori dalla politica ufficiale il Front National in Francia, relegandolo a deposito marginale e in gran parte virtuale di frustrazioni e rancori. Se allo scrutinio delle regionali il partito di Madame Le Pen risultasse il primo, come molti sondaggi indicano, e fosse quindi in grado di conquistare al ballottaggio del 13 dicembre il governo anche di solo una porzione del territorio francese, saremmo di fronte ad una svolta storica. La politica francese si avviterebbe in una spirale che non esclude l’impensabile alleanza fra destra e sinistra per fronteggiare l’estrema destra. Inoltre la presa del potere di Marine Le Pen le consegnerebbe la leadership del populismo europeo, innescando una dinamica politica dall’esito imprevedibile. L’appuntamento elettorale di domani rappresenta quindi molto più del rituale voto di metà legislatura, e la Francia vi giunge in uno stato d’animo a dir poco difficile, dopo i recenti fatti di Parigi.     
 
 
Economia e Finanza
 
Istat: nell’ultimo trimestre dell’anno l’espansione dell’economia italiana proseguirà ma a ritmi moderati, trainata soprattutto dai consumi delle famiglie e dalla fiducia dei consumatori, risultata in crescita a novembre per il quarto mese consecutivo; restano le incognite sul commercio estero e sulla ripartenza degli investimenti. In  base a queste stime l’Istat, nella Nota mensile diffusa ieri, prevede una crescita congiunturale del Pil reale negli ultimi tre mesi del 2015 dello 0,2%, sostanzialmente in linea con il dato sul terzo trimestre diffuso lunedì scorso. La stima è provvisoria e potrebbe essere rettificata al rialzo nel dato annuale, che la società di statistica diffonderà il primo marzo prossimo, ma c’è il rischio che la crescita dell’economia si fermi allo 0,7% invece cha allo 0,9% previsto dal governo. Il presidente del consiglio Renzi nella sua e- news ha riconosciuto la frenata del Pil, ma ha ribadito che sarà la fiducia il fattore chiave per la ripresa economica, la cui velocità dipenderà innanzitutto dai consumi interni e dagli investimenti.   
 
Usa: il mercato del lavoro americano dà il via libera alla Federal Reserve per avviare il cammino di normalizzazione della politica monetaria ed alzare i tassi di interesse fra meno di due settimane. La ripresa economica ha creato in novembre 211.000 posti di lavoro, superando le attese e mantenendo il tasso di disoccupazione ad un livello basso del 5 per cento; in recupero anche i salari, che sono lievitati del 2,3% rispetto allo scorso anno. Secondo gli analisti la Banca centrale americana non può che guardare con favore a questi dati, che garantiscono una stretta monetaria al vertice del 15 e 16 dicembre. La decisione appare facilitata anche dal fatto che la Fed sembra avere rassicurato i mercati sulla mano “leggera” che avrà nel proseguire la stretta, è opinione diffusa che Janet Yellen, nel corso del 2016, enfatizzerà ancora una volta i piani della Banca centrale di alzare i tassi molto lentamente.
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