LE NOTIZIE DEL GIORNO. Grasso contro Boldrini, scontro fra i due presidenti – L’economia accelera: +1,8%

Politica interna

Grasso e Boldrini, scontro a sinistra sui due presidenti. Una campagna elettorale, due Presidenti delle Camere, mille scintille tra le sinistre pronte alla guerra. Nell’aria, quel profumo di elezioni che amplifica lo scontro. «Il duplice impegno di Grasso e Boldrini – ragiona nel cuore della Camera Ettore Rosato, potente capogruppo renziano – è oggettivamente una novità. E in un certo senso “scopre” le istituzioni. Non chiediamo le dimissioni, né penso che non possano fare politica. Rilevo però che esiste una differenza enorme tra la seconda e la terza carica dello Stato, perché il Presidente del Senato può trovarsi a ricoprire temporaneamente l’incarico di Capo dello Stato. Per questo deve essere super partes». Grasso, il nodo semplicemente non esiste. Preferisce «non entrare nella polemica», fanno sapere ambienti della Presidenza, anche perché l’unico metro di giudizio è l’imparzialità nella gestione dell’Aula, non certo la neutralità assoluta. La tempesta è in arrivo e Mdp cerca di prevenirla, assicurando «la terzietà» dei presidenti. «L’attacco è appena cominciato», avverte il capogruppo alla Camera, La Forgia. «Questo sì, sarebbe qualcosa che indebolisce l’autorevolezza delle Istituzioni». Intervistato da Repubblica, l’ex presidente della Camera Luciano Violante non è stupito per la scesa in campo dei suoi “colleghi” Grasso e Boldrini e non si associa a chi critica questa loro mossa: «Ormai siamo a fine legislatura. La loro scelta è nel novero delle cose possibili».  Intanto sul fronte delle alleanze Piero Fassino si è già messo all’opera. L’ex segretario dei Ds, incaricato da Matteo Renzi di curare i rapporti con la sinistra, lunedì sera e poi di nuovo ieri ha sentito Giuliano Pisapia, ha parlato al telefono con Roberto Speranza, ha inviato un sms a Pippo Civati e ha deciso di contattare anche Nicola Fratoianni. Ma il colloquio più importante l’ex segretario dei Ds dovrebbe averlo oggi con Romano Prodi.

Berlusconi lavora alle liste e prepara il rientro in tv.  «Revisione del sistema fiscale e introduzione della flat tax; blocco reale dell’immigrazione clandestina; rilancio di un europeismo vero, contro l’Europa dei burocrati, dei vincoli ottusi, dell’identità debole e confusa». Silvio Berlusconi, utilizzando i social network, continua a diffondere idee e pillole di programma così da chiarire l’identità di Forza Italia. Chi ha avuto modo di vederlo in questi ultimi giorni racconta di un lavoro assiduo sui dossier e di un entusiasmo sempre più forte verso la politica. Il presidente di Forza Italia già stasera dovrebbe essere a Roma e non è escluso che possa partecipare a qualche trasmissione televisiva. Dopo i colloqui avuti ad Arcore in queste ore, incontrerà altri esponenti azzurri e si confronterà con loro sulla coalizione e sulla formazione delle liste. Ai dirigenti di Forza Italia Berlusconi ha chiesto di concentrarsi molto sulla ricerca di donne provenienti dalle professioni e dall’impresa. In questo senso ha portato due esempi, due identikit del passato da seguire: quelli di Luisa Todini e di Letizia Moratti, «donna dal carattere difficile ma uno dei più bravi ministri che abbia mai avuto». Intervistato dla Messaggero il leader di FI sottolinea che  «quello che conta sono i rapporti di forza fra le coalizioni, non all’interno della coalizione. A differenza della sinistra, noi con le altre forze del centro-destra siamo alleati, non concorrenti. Abbiamo l’obbiettivo comune di vincere, per far ripartire l’Italia, siamo concentrati su questo, il resto è del tutto secondario. Certamente, il centro-destra che ha vinto in Sicilia ha dimostrato che un buon candidato vince quando è sostenuto la una coalizione larga e plurale, nella quale ha un ruolo trainante, sul piano dei numeri e delle idee, la cultura politica del Partito Popolare europeo, che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia, quindi i cattolici, i liberali, i moderati».

Politica estera

Le nuove rivoluzioni russe sul web May dura: “Sappiamo che cosa fate”. «Sappiamo quello che state facendo. Ma non vincerete voi. Perché state sottovalutando la resilienza delle democrazie, il fascino della società libera, l’alleanza dell’Occidente». Obama aveva fatto una scenata simile a Vladimir Putin durante la campagna elettorale 2016, in privato. Mai Theresa May si era espressa in pubblico così duramente contro il presidente russo. Ma ieri la premier britannica ha perso la pazienza e ha accusato Putin di «seminare discordia nel nostro mondo e minacciarne le istituzioni». La Commissione elettorale britannica, del resto, sta indagando su presunte influenze russe nella Brexit. Una ricerca della City University ha evidenziato 13.5oo account automatici su Twitter che nel periodo prima del voto hanno postato messaggi a favore dell’uscita dalla Ue: salvo poi essere disattivati all’indomani del referendum. Ed è probabile che si trattasse di software controllati dai «guerrieri informatici» di Putin. Così come la Commissione elettorale sta indagando per capire da dove provenissero esattamente i copiosi finanziamenti dell’imprenditore Arron Banks, fondatore di Leave.Eu, un gruppo di pressione pro Brexit. Le relazioni fra Londra e Mosca sono ai minimi termini da più di dieci anni, da quando nel 2006 nella capitale britannica l’ex agente del Kgb Alexander Litvinenko, fuggito in Occidente, venne avvelenato col polonio radioattivo, verosimilmente su ordine del Cremlino. E in questi anni i caccia della Raf sono stati più volte lanciati all’inseguimento degli aerei militari russi, che si avvicinavano minacciosi allo spazio aereo britannico. Una delle conseguenze non volute dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue sarà l’indebolimento in Europa del fronte che di più si oppone al revanscismo di Mosca: Putin lo sa bene ed è anche per questo che fa il tifo per la Brexit.

Russiagate, consigli e richieste di favori I tweet segreti tra WikiLeaks e Trump jr. Il figlio del presidente, Donald Trump jr, oltre a incontrare durante la campagna elettorale emissari russi che promettevano documenti compromettenti contro Hillary Clinton, ha dialogato con WikiLeaks che suggeriva mosse politiche di rottura qualora il tycoon non fosse stato eletto: un Assange più suggeritore politico occulto che campione della trasparenza informativa. Intanto il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, sempre più schiacciato tra un presidente che gli ingiunge via Twitter di perseguire Clinton e un Congresso che lo incalza, è costretto ad ammettere di aver reso testimonianze parziali, se non reticenti. Aveva escluso di essere a conoscenza di contatti della campagna di Trump con emissari russi, ma ora che George Papadopoulos, un ex consigliere di The Donald, ha confessato di aver tessuto rapporti a Mosca e di avergli proposto un incontro Trump-Putin prima del voto, Sessions conferma e dice che aveva dimenticato in una nuova, imbarazzante testimonianza alla Commissione giustizia della Camera.  Tornando a Trump jr. secondo la ricostruzione del mensile The Atlantic fu WikiLeaks a farsi avanti per prima e il giovane Trump colse al volo l’occasione. «Ciao, sarebbe bello se voi riusciste a commentare e a spingere questa storia», scrivono dall’account di WikiLeaks a Donald Jr. in un messaggio privato. Ne seguiranno diversi altri, a conferma di una certa complicità tra lo staff del futuro presidente e l’organizzazione di Assange, che nei palazzi che contano degli States è sempre stata vista con il fumo negli occhi.

Economia e Finanza

Pil, balzo di Germania e Italia – La Germania traina l’Eurozona. Esportazioni e investimenti rafforzano la crescita economica in Europa nel terzo trimestre. Grazie alla ripresa del commercio mondiale, la Germania ha confermato la sua forza e il Pil è cresciuto dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2016. In netto recupero anche l’Italia, per quanto ancora sotto la media dell’Eurozona. Nel trimestre la crescita del Pil è stata pari allo 0,5% mente su base annua l’incremento è risultato dell’1,8%. Secondo la stima flash di Eurostat diffusa ieri, nel periodo luglio-settembre l’euro area e la Ue a 28 sono cresciute dello 0,6% congiunturale e del 2,5% in termini tendenziali.  La traiettoria di crescita dell’economia italiana continua a mantenersi in linea con le dinamiche d’inizio anno. I dati preliminari Istat diffusi ieri si accompagnano con la stima flash di Eurostat. Solo a fine mese si conosceranno le componenti che sostengono questa dinamica del Pil. Istat anticipa al momento che il dato congiunturale è la sintesi, sul fronte delle risorse, di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura e di un aumento nei settori dell’industria e dei servizi. Dal lato della domanda, invece, oltre al contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte), s’è aggiunto un ritorno in positivo anche della domanda estera netta. Dopo la diffusione dell’Istituto nazionale di statistica sono seguite dichiarazioni soddisfatte del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e del ministro dell’Economia, Pier carlo Padoan. «La crescita in Italia sta accelerando in modo molto significativo ed è un fatto importante per il nostro Paese e per la Ue» ha affermato il premier.  L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, notoriamente prudente, ha alzato la previsione sul Pil dell’intero ’17 a +1,6% e quella per il 2018 a +1,3%. Oxford Economics è leggermente più ottimista sul ’18 stimato in crescita dell’1,4%. Dal punto di vista delle caratteristiche di questa ripresa non ci sono cambiamenti rilevanti: restano decisive la spinta del commercio internazionale e la forza del nostro export e rimane anche sostanzialmente intatta la classifica europea che ci vede ancora, seppur relativamente, attardati.

Collegato alla manovra. Mini-scudo del 3% sui beni di chi ha lavorato all’estero. Un mini-scudo fiscale del 3% per frontalieri ed ex residenti all’estero. Stop alle bollette telefoniche epay tv a 28giorni. Bonus fiscali sugli investimenti in campagne pubblicitarie anche per le testate online. Detrazioni più facili sugli affitti per studenti universitari fuori sede e detrazione al 19% per gli alimenti a fini speciali per chi ha malattie metaboliche o genetiche. Sono alcune delle principali modifiche apportate dalla Commissione Bilancio del Senato al decreto fiscale collegato alla manovra. Ancora sul fronte fiscale, arriva la detrazione per gli alimenti «a fini medici speciali», da quelli per chi ha malattie metaboliche congenite a quelli per diabetici e celiaci, a esclusione di quelli per i lattanti. Lo prevede un emendamento di Ap approvato ieri. Novità anche per i terremotati del Centro Italia. Sospese fino al 31 dicembre 2020 le rate dei mutui sulle prime case e sulle attività produttive, inagibili o distrutte, inserite nelle zone rosse. In materia di spese pubblicitarie, il credito d’imposta sui maggiori investimenti pubblicitari viene esteso, con un emendamento dei 5 Stelle, alle testate online. Infine, aumenta la platea degli universitari che potranno usufruire della detrazione sugli affitti. Il voto finale e il mandato al relatore, Silvio Lai (Pd), dovrebbe arrivare in nottata, dopo il via libera ai correttivi del Governo su terremoto e del relatore sull’equo compenso. II provvedimento collegato alla manovra di bilancio passa così all’esamedell’Aula, su cui oggi sarà comunque chiesta la fiducia. Domani è atteso il via libera di Palazzo Madama per il passaggio in seconda lettura alla Camera, dove al momento non sono attese ulteriori modifiche

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