LE NOTIZIE DEL GIORNO. Europa, Renzi attacca ancora – Unioni Civili, decine di voti segreti – Virus Zika, emergenza planetaria

Due le notizie in apertura: la nuova polemica fra il Presidente del Consiglio Renzi e l’Unione Europea sulle spese sostenute per l’accoglienza dei migranti, e il cammino al Senato della legge sulle unioni civili, che dovrebbe affrontare oggi il primo voto. Fanno eccezione Avvenire, che apre sulla trattativa in corso a Ginevra per la Siria, il Giornale, che attacca ancora il ministro Boschi, questa volta per un treno, e Libero che difende Giorgia Meloni dal “linciaggio” per l’annuncio della sua maternità.
Politica interna
Unioni civili – Il destino delle unioni civili si deciderà nel chiuso dell’urna. Il Pd sembra convinto che la legge Cirinnà arriverà alla meta entro l’11 febbraio, ma i renziani temono ancora agguati e incidenti di percorso. I voti segreti saranno cruciali, ma quanti saranno? E quali? Il presidente del Senato Pietro Grasso potrà decidere solo quando avrà davanti il faldone degli emendamenti, eppure i collaboratori prevedono che, per i continui rimandi del testo a temi sensibili, i voti segreti concessi da Grasso saranno “decine e decine”. Il capogruppo Pd Luigi Zanda spiega che “sono decisioni da prendere senza alcuna discrezionalità. I voti che meritano la segretezza la devono avere, quelli che meritano la libertà di voto la devono avere. Con l’unica preoccupazione che il risultato finale sia una legge coerente e ben strutturata”.
Pd – Roberto Morassut a Roma e Umberto Ranieri a Napoli. Sono questi i nomi che andranno a rimpolpare la lista degli sfidanti alle primarie del Pd nel centro-sud. Morassut va a fare lo sfidante del renziano Roberto Giachetti, anche se lui sottolinea di “non essere un candidato della minoranza”, e punta a raccogliere il voto dei delusi dalle ultime vicende del partito nella Capitale. A Napoli la situazione è ribaltata, con Antonio Bassolino all’ennesimo ritorno, che solo contro tutti lancia la sfida al Nazareno. Contro di lui la candidatura di Umberto Ranieri, considerato in città “l’anti-Bassolino” per antonomasia, appoggiato da Renzi e dai suoi: “Raccoglieremo intorno alla mia candidatura firme di iscritti al Pd e anche di elettori di centrosinistra non iscritti. Poi le presenteremo, perché non accettiamo una regola discriminatoria che non è stata applicata in altre grandi città d’Italia: contestiamo le norme redatte in funzione dei signori delle tessere”.
Politica estera
Ue – Il problema del fondo da tre miliardi alla Turchia per fermare l’immigrazione incontrollata sembra essere risolto. Le spese per i migranti saranno sostenute dagli Stati della Ue, e l’Italia verserà 231 milioni di euro. Ma il premier Matteo Renzi non rinuncia ad alzare i toni della polemica con la Commissione Ue. Dopo il vertice di dicembre, in cui il fondo era stato approvato dai capi di governo, Roma aveva bloccato la decisione sul proprio contributo. Due le condizioni poste dall’Italia per versare la sua quota: che quei soldi non venissero calcolati nel computo del deficit, e che si concedesse all’Italia un ulteriore sforamento del deficit dello 0,2 per cento per far fronte alle spese dell’emergenza immigrazione. Ieri la Commissione ha risposto, con una lettera dai toni accesi, che lo scorporo del contributo alla Turchia dal calcolo del deficit era già previsto fin dall’inizio. Quanto all’ulteriore margine dello 0,2% sui conti pubblici, Bruxelles ha confermato quanto annunciato fin dal momento della sospensione del giudizio sulla nostra legge di stabilità: la decisione su quali spese per l’immigrazione escludere dal computo del deficit sarà presa “in primavera, valutando caso per caso e comunque a fronte di spese già sostenute e documentate”. Parlando dalla capitale del Ghana il premier Renzi dice di non voler cadere nelle provocazioni: “A questo punto noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani”. Se poi la Commissione vuole “aprire una procedura di infrazione faccia pure”.
Regno Unito – Il compito dei tecnici di David Cameron che stanno discutendo l’ipotesi di accordo per rinegoziare l’appartenenza britannica alla Ue è arduo, ma la meta non è lontana se il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk divulgherà oggi il documento della “pace”. Una pace che dipende ancora dal parere favorevole dei 28 Paesi Ue al vertice del 18 e 19 febbraio, nonché dall’esito del referendum che chiederà ai cittadini britannici di pronunciarsi. Lo spettro della Brexit aleggia ancora nell’aria ma fa meno paura. Le parti si sono avvicinate, soprattutto sul punto della sospensione quadriennale del welfare per gli immigrati. Restano però altri tre nodi: l’opzione di uscita (per Londra) dalla clausola di una “integrazione più stretta”, il riconoscimento a certe condizioni del potere di “cartellino rosso” riservato ai parlamentari nazionali per le direttive comunitarie non gradite, infine il bilanciamento fra Paesi di area euro e Paesi di area non euro in modo che gli interventi per eliminare gli squilibri fiscali e di bilancio dei primi non siano automaticamente applicati ai secondi.
Economia e finanza
Draghi – Ieri il presidente della Bce Mario Draghi ha parlato di rischi che, se si materializzassero, “potrebbero minare” il lavoro della Banca centrale europea. Il riferimento è a quattro fattori: il rallentamento dell’economia, soprattutto nei Paesi emergenti; la situazione del sistema finanziario dell’eurozona dove si dovranno applicare le norme sul bail-in nelle banche e completare l’Unione bancaria; le politiche di bilancio dei Paesi dell’Eurozona che dovrebbero essere favorevoli alla crescita e, al contempo, rimanere rispettose del patto di Stabilità; “l’incertezza politica che circonda il progetto europeo”. Il discorso di Draghi davanti al Parlamento Ue si concentra poi sulle banche, per le quali serve un’applicazione coerente delle norme decise sul bail-in bancario. Draghi ha anche spiegato che per dare fiducia al sistema bancario dell’eurozona servono due cose: un’entità unica che possa intervenire come assicurazione della risoluzione nel caso di fallimenti e il completamento dell’Unione bancaria, cioè la creazione di una garanzia dell’area euro sui depositi che renda le sicurezze dei correntisti uguali in tutta l’eurozona.
Bruxelles – A una settimana dall’accordo tra governo e Commissione Ue, le vicende bancarie italiane continuano a tenere banco. L’esecutivo comunitario ha espresso soddisfazione per la recente intesa, anche se ha sottolineato come molto dipenda dal modo in cui le banche utilizzeranno il nuovo schema. Il meccanismo per gestire le sofferenze bancarie “è molto equilibrato, molto concreto” ha detto ieri la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. Quanto alla sua efficacia la Vestager non si sbilancia, “perché sono le banche che individualmente adottano lo schema, ma penso che abbia molte qualità e trovo che l’impegno del governo e delle autorità italiane sia molto promettente per avere uno schema molto ben funzionante”.
Banche – Secondo le stime di Mediobanca securities il meccanismo predisposto dal Tesoro per facilitare la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza delle banche vale fino a 6 punti percentuali di beneficio, utile a colmare il gap di prezzo fra la domanda di mercato e l’offerta delle banche.
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