Le notizie del giorno e le prime pagine dei giornali di mercoledì 19 giugno 2019

Le notizie del giorno e le prime pagine dei giornali di mercoledì 19 giugno 2019

Economia e finanza

Draghi: nuovo Qe. Trump: Bce sleale. Dalla prima del Sole 24 Ore: botta e risposta a distanza tra il presidente della Bce, Mario Draghi, e il presidente americano, Donald Trump. La Bce, afferma Draghi nel suo intervento al forum di Sintra, è pronta a intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione se l’inflazione resterà al di sotto degli obiettivi, come è ormai quasi certo. Strumenti che includono nuovi acquisti di titoli di Stato, finanziamenti a basso costo alle banche e persino un possibile taglio dei tassi di interesse. Le sue parole fanno scendere l’euro contro il dollaro e innescano le critiche di Trump, che con una raffica di tweet accusa l’Europa e la Cina di concorrenza sleale sui cambi. Accuse respinte al mittente da Draghi: «Abbiamo un mandato che è quello della stabilità dei prezzi. I tassi di cambio non sono un nostro target». Trump in realtà potrebbe usare il j’accuse per alzare il tiro contro la Fed, cui vorrebbe imporre tagli dei tassi di un punto percentuale e che ha apostrofato come «distruttiva» e «in completo disaccordo» con lui. Il Sole 24 Ore: sui mercati va in scena la seconda puntata del «whatever it takes» di Mario Draghi. E le classi di investimento più coinvolte si sono mosse in sincronia. Borse in forte rialzo, tassi di interesse su nuovi minimi ed euro in calo.

Oggi il vertice. Il Sole 24 Ore: al vertice convocato a Palazzo Chigi per questa mattina alle ore 8 per concordare la linea nel negoziato con la Ue il governo arriva con la temperatura interna al massimo. A farla crescere è soprattutto il leader leghista Salvini, rientrato dalla trasferta Usa. Al ministro Tria che da Londra ribadiva il “no” ai mini-Bot perché «illegali e pericolosi» Salvini ribatte chiedendo di portare al tavolo un’idea alternativa per pagare i debiti della Pa, “altrimenti si fa quello che c’è nel contratto di governo e che ha approvato il Parlamento”. Repubblica: per ora, il presidente del Consiglio non sembra aver voglia di farsi guidare. «Flat tax o salario minimo?», gli hanno chiesto ieri a Napoli, dopo che Salvini e Di Maio avevano battagliato proprio su questo. «Si faranno tutte le riforme che servono all’Italia tenendo conto dell’equilibrio economico», ha risposto. Facendo eco all’appello sulla tenuta dei conti di Sergio Mattarella. Cui però il leader leghista risponde sferzante già al mattino: «I conti sono in disordine perché abbiamo applicato per troppi anni le regole dell’austerità imposte dall’Europa». Su Panorama parla Borghi in tema di MiniBot: “Li inseriremo nella prossima manovra”. Intanto il ministro Tria rassicura la City. Il Corriere della Sera: nessun timore sul futuro del nostro debito: «Sono sicuro che continuerà a essere sottoscritto dagli investitori internazionali». II ministro dell’Economia Giovanni Tria sembra soddisfatto, al termine del suo giro londinese che lo ha portato a incontrare i signori della finanza internazionale di base nella City: prima al Forum degli investitori obbligazionari, poi da Bloomberg con i manager dei principali fondi. L’esecutivo, ha detto, «è più cauto di prima». La strada da percorrere per contenere il deficit, indica Tria, è quella di «sostituire le misure fiscali con altre dal lato della spesa»: dunque passare da una prospettiva di incremento delle tasse a una di contenimento della spesa corrente. Sulla questione dei miniBot, a fine giornata il ministro sembra quasi stemperare le parole della mattinata, quando si limita a dire che «non ne abbiamo bisogno», perché i debiti della PA con i fornitori si sono ridotti a livelli fisiologici e dunque «siamo in grado di pagare i creditori in euro». Progetti in corso anche sul terreno delle privatizzazioni.
Si segnala poi Il Sole 24 Ore con l’intervista a Paolo Savona, presidente della Consob, economista e professore, classe 1936, annuncia una svolta: «Sta nascendo la Consob del futuro». L’obiettivo: «Utilizzare le tecnologie per far funzionare il mercato e proteggere il risparmio».

Politica interna

Alta tensione Salvini-Tria su tasse e minibot. Il Corriere della Sera: l’agenda è intricata. Ma quello di oggi si annuncia come il giorno della verità. Quello in cui le opinioni sul tema dell’Europa, della possibile procedura d’infrazione e sui conti pubblici da tenere a bada troveranno il punto di sintesi. O di rottura. Di buon mattino, alle 8, il premier ha convocato i suoi vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro all’Economia Giovanni Tria. Con i leader di governo ci saranno anche i tecnici del Mef, che il presidente del Consiglio ha esplicitamente voluto al tavolo. Per far presente ai leghisti che, senza tagli alla spesa, grandi margini di manovra non ce ne sono. E allora «se Salvini vuole la flat tax deve anche assumersi la responsabilità di dire dove trova i soldi, con quali coperture, perché in deficit non si può fare, c’è poco spazio di manovra», dicono all’unisono a Palazzo Chigi, interpretando la posizione del premier. Per Conte, lo ha detto ieri, «la campagna elettorale è finita». La linea del Capo dello Stato: il messaggio di ieri alla Confartigianato può essere letto come uno di quelli che normalmente si inviano alle assemblee di categoria se non fosse caduto in un momento molto particolare della dialettica politica interna e con l’Ue. E dunque quelle parole di Sergio Mattarella, così chiare sulla necessità di «avere conti solidi» per «far crescere l’economia e tutelare i risparmi», descrivono non solo una preoccupazione ma indicano una linea molto netta su quelli che, secondo il Quirinale, dovranno essere i prossimi passi. È chiaro che non è il capo dello Stato a scegliere le misure economiche o la strategia per affrontare il negoziato con Bruxelles, ma anche quest’anno – come successe lo scorso – Mattarella non perde di vista ciò che accade con l’Europa. La linea: servono conti solidi per Pil e risparmio.

Giustizia. Repubblica: non poteva cadere in un momento peggiore la riforma della giustizia. Diretta a una magistratura terremotata dal caso Palamara, a un Csm costretto ad appoggiarsi a Mattarella, mentre la figura del procuratore generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare contro i colleghi, è oggetto di sospetti. Accade così che mentre si apprende che il Pg Riccardo Fuzio, toga di Unicost, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per Luca Palamara, il pm di Roma accusato di corruzione a Perugia (la sezione disciplinare del Csm deciderà il 2 luglio), lo stesso Fuzio è costretto a difendersi. Perché c’è pure il suo nome nelle carte. Avrebbe incontrato Palamara. Sempre da Repubblica: nel 2016 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Renzi, Lotti paradossalmente arriva in aula come testimone dell’accusa. Davanti ai pm rivendica quasi la legittimità del suo ruolo politico perché la nomina dei giudici del Consiglio di Stato è di competenza del Consiglio dei ministri. Il Corriere della Sera: nessuna rottura nella direzione del Pd, dopo giorni e giorni di polemiche a mezzo stampa. Tant’è vero che i lavori del parlamentino si concludono senza un voto proprio per non marcare le differenze. Nicola Zingaretti e Lorenzo Guerini si incontrano prima della riunione nell’ufficio del segretario e siglano la pace. O meglio l’armistizio. L’armistizio si sigla anche sulla bocciatura dell’ipotesi del partito di centro vagheggiato da Carlo Calenda. E però si intravde un possibile terreno di scontro. Zingaretti prima sottolinea che il «vero pericolo» è Matteo Salvini, poi aggiunge: «Se tanti elettori del M5S che hanno sostenuto liste civiche e di sinistra decidono di proporsi, anche a loro dico “noi siamo qui disponibili ad aprire un nuovo cantiere”». Nella sala l’area Giachetti rumoreggia. E così l’apertura agli elettori M5S apre un nuovo fronte coi renziani. Per il premier Conte, infine, è urgente procedere con una revisione del «meccanismo di elezione dei componenti del Csm in modo da recidere la possibilità di contaminazione tra politica e magistratura».

Politica estera

Tap. Ricatto americano a Salvini. Repubblica: «Whatever it takes». Matteo Salvini non se l’aspettava. Aveva messo nel conto molte delle questioni aperte con l’Amministrazione Trump. Ma non questa. E quella frase, riferita al progetto Tap – ossia il gasdotto in costruzione in Italia – è risuonata come un gong. Anche per il governo, per il suo futuro e per le eventuali resistenze insite nella maggioranza gialloverde. «Fare tutto il necessario» e quel «tutto», nel fare spiccio degli americani, va interpretato in senso estensivo. Anche, appunto, in relazione all’esecutivo in carica. Nel colloquio che il vicepremier leghista ha avuto l’altro ieri con il vicepresidente statunitense Mike Pence è dunque emerso un fattore che la delegazione italiana non aveva previsto. Il Tap: il gasdotto che dall’Azerbaigian porterà il metano in Italia e nel resto d’Europa. Dopo il via libera dello scorso autunno e dopo il superamento dei tanti dubbi suscitati dal M5S, sembrava che il progetto non avesse più ostacoli. Per gli americani, però, non è esattamente cosi. E lo hanno detto a chiare lettere all’ospite italiano. Specificando che per la Casa Bianca si tratta di un’opera fondamentale. Non tanto dal punto di vista economico, ma geopolitico. “Rotta del gas per frenare Putin”, si legge. Ma bisogna vincere la resistenza del ministro 5Stelle Costa.

Scenario. Paura ieri per Angela Merkel: ha tremato per alcuni minuti ed è apparsa malferma sulle gambe durante la visita a Berlino del presidente dell’Ucraina. Forse una crisi di disidratazione, ha detto la stessa cancelliera.
L’ex campione della Juventus e della nazionale francese, Michel Platini, è stato fermato dalla polizia. Per l’inchiesta che riguarda l’assegnazione del Mondiale 2022 in Qatar. L’indagine è svolta per le ipotesi di corruzione privata, associazione criminale e abuso d’ufficio. Rilasciato nella notte.
Su Repubblica parla il leader del Movimento degli ombrelli a Hong Kong. Se qualcuno si illudeva che il carcere avrebbe disinnescato lo spirito di Joshua Wong, può già ricredersi. “Questa protesta è radicata ma senza capi. La battaglia continua”.
«Ovunque ci siano disuguaglianze, esse vanno affrontate per aumentare la coesione sociale. L’Unione Europea ha degli obblighi nel mondo, non deve essere una fortezza che volta le spalle a chi soffre». È toccato al presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, inaugurare ieri a Bruxelles gli European development days (Edd), le Giornate europee per lo sviluppo.

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