LE NOTIZIE DEL GIORNO. Dopo le regionali una legge sulle nozze gay – Grecia, casse vuote: non paga i debiti

Ministro Boschi
Politica interna
 
Unioni civili – La vittoria schiacciante del sì alle nozze gay nella cattolica Irlanda ha riacceso il dibattito politico anche in Italia. Adesso il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ipotizza per dopo le Regionali una legge sulle unioni civili per gli omosessuali, “un altro percorso, comunque valido” rispetto alla strada irlandese del matrimonio. In Parlamento i numeri non mancano. Nonostante il no dei centristi di Area popolare, la proposta conterebbe sul sostegno di una nutrita maggioranza trasversale: M5S, Sel e anche Forza Italia. Oltre al Pd, il cui vicesegretario Lorenzo Guerini ha annunciato che le unioni civili saranno approvate entro l’anno. Intanto il confronto si riapre anche in Vaticano, dove oggi è in programma un summit su gay e divorziati risposati.
 
Pd e Fi verso il dopo Regionali – Lo slancio di riforma del suo stesso partito da parte del premier dem Matteo Renzi non sembra volersi spegnere. Stando alle sue ultime dichiarazioni, il successo alle Regionali del 31 maggio da lui calcolato in un 4-3, se non un 5-2, darebbe a Renzi nuova forza per cambiare il Pd. A destra, invece, Silvio Berlusconi torna, con toni che sanno di smentita, sul tema della sua successione alla leadership del partito. “Conoscete la mia età, però nessuno si è fatto vivo”, ha dichiarato, annunciando anche la possibilità di una convention all’americana per scegliere il suo erede. Dai retroscena, tuttavia, emerge che sul nome del successore – donna, secondo le ultime indicazioni del Cav – sembrerebbe già partita una lotta tra fazioni, sullo sfondo del no di Marina Berlusconi, la tentazione della sorella Barbara e il prendere tempo di Mara Carfagna.         
 
 
Politica estera
 
Elezioni in Spagna e Polonia – Mantenimento del bipolarismo, ma con emorragia di voti dal primo partito, e soprattutto ascesa dei partiti anti-austerity. L’esito delle amministrative in Spagna conferma le linee di tendenza tracciate dai sondaggi. I popolari del premier Mariano Rajoy restano i più votati, ottenendo 11 regioni su 13, ma con appena il 27%, dieci punti in meno rispetto a quattro anni fa. Con il loro 25% i socialisti tengono di fronte all’avanzata di Podemos, il partito figlio degli Indignados e vicino al greco Syriza. Un’avanzata comunque testimoniata, oltre che dalle cifre (10% dei voti), anche dalla conquista di Madrid e Barcellona. Buono anche l’esordio da 7 punti percentuali dei centristi di Ciudadanos. Quanto all’altro risultato elettorale della giornata, in Polonia al ballottaggio per la presidenza della Repubblica vince a sorpresa Andrzej Duda, il nuovo volto della destra nazional-populista. Si scatena così l’allarme per i liberali al governo in vista delle Politiche del prossimo autunno.
 
Isis – Tra le vittorie jihadiste a Ramadi e il massacro di 400 persone a Palmira, arriva la bomba diplomatica lanciata dal Pentagono: l’esercito dell’Iraq non starebbe combattendo l’Isis. Superiorità numerica delle forze irachene rispetto agli avversari e una mancanza di impegno che frustra l’alleato Usa: sono queste le accuse che il ministro della Difesa Ashton Carter lancia dagli schermi della Cnn. Le sue dichiarazioni arrivano mentre la strategia statunitense comincia a mostrare falle in altri fronti, a partire dall’aver puntato sulla capacità del dittatore siriano Assad di contrastare l’avanzata dell’Isis.              
 
 
Economia e Finanza
 
Grecia – “I soldi sono finiti, le nostre casse sono vuote”. Così i ministri greci delle Finanze e dell’Interno hanno annunciato che Atene non pagherà le quattro rate per 1,6 miliardi del prestito dell’Fmi entro il 5 giugno. La Grexit, secondo i due ministri, comporterebbe il crollo dell’intera Eurozona. Ma da Berlino arriva una dura risposta: non c’è un programma alternativo, gli impegni vanno rispettati. E la maggior parte degli analisti assicura che il contagio non sarà forte come sarebbe stato negli ultimi anni. Il braccio di ferro – forse una scelta tattica da parte di Atene – riguarda gli ulteriori 7,2 miliardi di aiuti europei da cui la Grecia stornerebbe quanto serve per ripianare il debito con l’Fmi. Il nodo restano le condizioni per ricevere questi aiuti, molto stringenti per la popolazione: da altra austerità alle privatizzazioni. Quanto agli scenari possibili in caso di Grexit, nella migliore delle ipotesi ci sarà un salvataggio, che però creerà problemi politici alla Germania. All’estremo opposto, c’è il default, che porterebbe la Grecia a tornare alla dracma o ad adottare una valuta parallela.
 
Lavoro e Fisco – L’agenda di Palazzo Chigi è fitta di scadenze. Nel giro di un mese, cioè prima della scadenza delle relative deleghe, va presentata alle Camere una decina di norme attuative delle riforme di lavoro e Fisco. Quanto alla prima, restano al momento in sospeso la fine della cassa integrazione in deroga per le piccole imprese dal 2016, una stretta sull’assegnazione della cassa ordinaria e straordinaria e il riordino dei centri dell’impiego. L’altro pacchetto, più ricco, è quello fiscale, che interessa la riforma delle sanzioni penali e amministrative e il Catasto, il settore dei giochi ed Equitalia, fino ai nuovi regimi minimi delle partite Iva e all’introduzione dell’Iri, la nuova imposta sul reddito di impresa degli artigiani. Queste scadenze vanno a intrecciarsi con le Regionali, l’approvazione definitiva della riforma della scuola e le bocciature della Consulta sul blocco delle pensioni e della Commissione europea sull’estensione dell’Iva alla grande distribuzione.
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