Sono, purtroppo tanti della nostra società e più in generale della società globale, poco attenti alla cultura ed ai saperi del mondo; considerano, fra l’altro, del tutto inutile il dialogo ed il confronto umano.

Sono in tanti, per questi gravi problemi di crisi di valori e di cultura, indifferenti alle idee ed al loro dibattito per farle diventare idee condivise e saggio lievito per un fare umano che nasce, prima di tutto, dalle idee.

Come si fa a non capirne l’importanza? Come si fa a credere semplicisticamente che il pensiero umanamente attento, per generare nuove idee condivise è un inutile perdita di tempo? Il pensiero umano è saggio lievito per il fare umano che nasce, prima di tutto, dalle idee.

Le idee, il dibattito delle idee e l’impegno condiviso per un confronto maieutico, utile a generare nuove idee, assolutamente necessarie per costruire il futuro, sono un’esigenza dell’UOMO; un’esigenza dell’UOMO di ieri, di oggi e sicuramente, anche di domani.

Sono le idee che ci portano ad allargare gli orizzonti di vita, dove non giova il silenzio, ma il protagonismo del pensiero che, cammin facendo, diventa un’insostituibile risorsa per la creatività umana e per il futuro, dove c’è sempre meno spazio per chi fa male, facendosi male e restando inevitabilmente indietro.

L’universo umano ha assolutamente bisogno di dialogo; ha bisogno del saggio confronto umano; ha bisogno, per non rimanere indietro, della condivisione con l’altro.

Sono questi gli orizzonti del possibile per un universo del fare umano, saggiamente in cammino e lontano dal grave rischio da universo psicotico e surreale che, oltre al male del singolo, diventa anche male psichicamente condiviso di un insieme che non sapendo vivere insieme, si ritaglia un insieme disumanamente surreale in cui si crede convintamente protagonista di vita e di umanità.

Oggi che il mondo corre troppo, che fare per dargli una saggia dimensione? Prima di tutto, è fondamentale il dialogo; il dialogo è, purtroppo, in grave sofferenza, tra le persone ed i popoli.

La mancanza di dialogo fa correre gravi rischi al mondo. Dal dialogo, l’uomo del mondo, può mettere a frutto le idee che, da idee della persona, diventano idee condivise.

Molto importante è la maieutica per stare insieme sapendo ascoltare gli altri e producendo, attraverso il dibattito delle idee, quel saggio rapporto umano che si concretizza nella condivisione delle idee, la prima grande risorsa per garantire al mondo un’umanità libera e solidale.

Il mondo oggi è in una condizione di grave sofferenza; una sofferenza antropica che, oltre e prima di essere radicata nell’insieme umano, è dentro di Noi; è fortemente radicata dentro di Noi.

Purtroppo, il mondo che corre sempre più in fretta, si porta con sé il cambiamento dal profondo della società, per cui niente, ma proprio niente, è più come prima; tanto, con una mutevolezza così veloce, da esserne più che coinvolti, aggressivamente travolti.

Siamo, come va dicendo Hartmut Rosa, fortemente legato al pensiero sociologico della teoria critica, con in primo piano Adorno, Marcuse, Habermas ed altri, ad una vera e propria rivoluzione nel modo sociale di esistere.

Non è da catastrofisti il parlare dei mali del mondo; dei tanti mali del mondo che, comunque ci sono e nessuna bacchetta magica, può cancellarli, liberandone il mondo.

Non mi sento, nel mio Paese, catastrofista o come dice il Premier Renzi gufista se parlo dei mali, dei gravi mali d’Italia; purtroppo ci sono; sono tanti e gravi e come pietrificati sono là ad indicarci quel disastro finale che, purtroppo, prima o poi arriverà (meglio il prima possibile), con gravi, gravissimi danni per l’Italia nostra e gli italiani, brava gente, vittime di un sistema Paese, egoisticamente indifferente al bene comune che, così facendo, diventa tragicamente, bene negato.

Il mondo che corre e sempre più in fretta, purtroppo, non porta con sé la buona novella di un insieme umano capace di volersi bene e di pensare solidale in modo da superare le gravi ristrettezze di una grave e sempre più diffusa povertà; di una povertà disumana che proprio non giova alla pacificazione della vita degli uomini, senza la quale proprio non si può vivere bene su questa nostra Terra, disumanamente incapace di trasformare l’Io in Noi.

Il mondo che corre velocemente ed a ritmi sempre più insostenibili, alimenta un senso di profonda paura che, purtroppo, nella triste quotidianità umana di ciascuno di noi, si va impossessando delle nostre vite, rendendole più inerti e più incapaci di pensare ad un futuro migliore per se stessi e soprattutto per i propri figli, dal futuro cancellato; dal futuro, sempre più negato.

La condizione umana del “correre sempre di più”, non è assolutamente una buona e saggia condizione. Così come si è impossessata di noi, oltre a non permettere di fermarci mai, ci porta ad

accelerare per “correre sempre di più”; tanto, non per migliorare la nostra condizione di uomini tra gli uomini, ma almeno per cercare di non arretrare e così arretrando, di fare dei passi indietro.

Da qui, il correre senza sosta; un correre inarrestabile che, oltre a non regalarci orizzonti nuovi, sempre più negati, non ci permette di governare al meglio i nostri stili di vita e quindi di vivere la propria vita godendosela ma, per ciascuno di noi miseri terreni, porta con sé, paura ed un senso comune di un impegno assolutamente necessario per mantenere il nostro posto evitando di arretrare, un pericolo con cui bisogna fare i conti giorno per giorno.

In questa condizione stagnante, purtroppo e sempre più, il correre più accelerato, incalzato da un forte sentimento di paura per il non farcela a non arretrare, ci rende la vita dannatamente triste; dannatamente in affanno per un correre in salita che, nonostante sia stressante, rischia sempre più, di non portarci da nessuna parte.

Da che dipende questa condizione endemicamente diffusa di umanità sofferente e fortemente preoccupata di non farcela, per cui costretta come non mai prima, a correre; a correre, senza fermarsi mai?

Una prima causa è possibile ritrovarla nei crescenti egoismi del mondo; egoismi che hanno le loro radici maledettamente profonde in un fare capitalistico, attento a se stesso e del tutto indifferente al diffuso negativo che produce, con patologie umane di una sofferenza infinita.

Da dove vengono e quali le cause ce le spiega Heidegger che parla di una mutata condizione umana; di una condizione in cui l’uomo, oggi come non mai prima, entra in relazione con il mondo.

Purtroppo, tanta parte della velocità del mondo nei suoi cambiamenti sempre più accelerati è dovuta e conseguente, così come nelle teorie di Fromm e di Marcuse, al ruolo dell’uomo, da Io mondo, sempre più velocemente impegnato , attraverso le sue crescenti attese di allargare gli orizzonti del proprio avere, per diventare padrone del mondo, con indifferenza assoluta per tutto quello che gli gira attorno, compreso quel mondo delle povertà che, a dismisura, si allarga nei nuovi orizzonti di un avere dei pochi che si candidano a “padroni del mondo”; di un mondo che, inarrestabilmente, corre sempre più in fretta.

La società attuale è ormai presa dal vortice inarrestabile del correre in modo sempre più veloce.

Occorre correre e non fermarsi mai; occorre dinamicamente ed a passi accelerati, pensare a crescere; pensare a produrre competitivamente ed innovando, sempre di più.

È questo il nuovo modo di essere nel mondo; chi si ferma, resta indietro ed è tagliato fuori da ogni possibile opportunità di protagonismo di futuro che, così facendo, diventa senza appello, non futuro; diventa futuro negato.

Nel mondo in cui viviamo tutto è caratterizzato dal fare presto; tutto, ha al primo posto il dovere di correre il più velocemente possibile.

Non c’è assolutamente, un altro modo di essere nel mondo; non c’è possibilità alcuna dell’andare piano nel proprio rapporto di uomo con un altro essere umano.

Tutto ha alla base la fretta; tutto è correre; tutto è non fermarsi mai per non rimanere indietro e così facendo, non avere la possibilità di correre ed in fretta verso quelle che sono le attese divinizzate (avere ed apparire), che muovono l’uomo del nostro tempo dal dinamismo inarrestabile ad un punto tale da diventare una vera e propria accelerata mutazione genetica del nostro modo di essere uomini “accelerati” di questa nostra Terra, resa dall’insipienza umana, disumanamente accelerata e senza possibilità alcuna di concedersi una pausa per riprendere a respirare.

Così facendo, si compromette e non poco, il dialogo assolutamente impossibile per mancanza di un saggio tempo umano.

Il mondo, così facendo, diventa sempre più muto; il suo silenzio assordante crea, in modo diffuso condizioni di ostilità verso l’altro che, sempre più spesso, per il crescente e diffuso bisogno di ascolto ci appare come indifferente e come espressione di un mondo assolutamente estraneo.

Il nostro rapporto con il mondo orientato al dominio, è in una crisi profonda.

Le persone non vogliono ascoltare e tanto meno sono ascoltate.

L’accelerazione ed il non fermarsi del mondo produce come dannato risultato, il solo protagonismo di un mondo muto che proprio non ci giova come uomini di questa Terra ammalata di UOMO e come insieme umano sempre meno democratico nel rapporto con gli altri, soggetti silenziosi e sottomessi di un’accelerazione che, ha di fronte a se, sempre più, un mondo disumanamente muto; un mondo che corre verso il NULLA esistenziale.

Giuseppe Lembo