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di Massimo Calise

A Roma, il 27 febbraio scorso, si è tenuta la riunione dei gruppi parlamentari del Pd. È emersa una frattura all’interno del partito; la sancisce Pier Luigi Bersani in persona: “Siamo al limite, è ora di fare le cose seriamente. I gruppi li convocano i capogruppo, stabiliscono gli odg e invitano il segretario” e, aggiunge, “Non siamo figuranti di un film”.
Se è apprezzabile che il premier Renzi voglia snellire le procedure e accelerare le riforme, occorre pur chiedersi quanto sia produttivo tanto decisionismo. Penso che un decisionista, quale Renzi è, debba essere valutato, più che per il metodo adottato, per i risultati conseguiti. Fra quest’ultimi ci sarebbe la tenuta del partito di maggioranza, non per il bene di una parte ma nell’interesse di tutti. Per ottenere risultati significativi e duraturi il lavoro di squadra è indispensabile.
È certamente utile evitare incontri snervanti e inconcludenti ma non è vera discussione dedicare al dibattito con decine di partecipanti quattro ore, un‘ora per ciascun argomento. E quali argomenti! Scuola, Rai, ambiente e fisco.
Da cittadini bisogna interrogarsi su due questioni.
La prima. Un approccio così “rapido”, e aggiungo semplificato, porterà forse a sfornare provvedimenti ma quale sarà la loro bontà e la loro efficacia? Non c’è il rischio che per inanellare risultati appaganti in termini di visibilità mediatica si trascuri il merito delle questioni?
La seconda. È utile che il partito di maggioranza sia diviso? Che tutte le energie e le competenze che esso racchiude non siano finalizzate ad affrontare i problemi concreti del Paese? Io credo di no e la tentazione dell’uomo solo al comando mi preoccupa. Sminuire, di fatto, l’immagine del partito a favore del suo leader può rivelarsi un boomerang. È un messaggio negativo per i cittadini già, giustamente, disamorati nei loro confronti. Bisognerebbe ricordare loro che nessun difetto di un sistema democratico basato sui partiti potrà far preferire la degenerazione della vita politica e civile rappresentata dalla loro sostituzione con gruppi di pressione irresponsabili nei confronti della collettività.
Un vero leader deve fare anche questo: pilotare la squadra tenendola compatta. Se si perdono le battaglie o, spero di no, le guerre un vero comandante potrà mai dire, onestamente, che è solo colpa dei gufi? Lui stesso, gli piaccia o no, è il frutto di quella squadra. Speriamo, per il bene di tutti, che l’esperienza porti consiglio sia al premier sia ai suoi oppositori interni.
Concludo con una notizia per i miei conterranei, probabilmente frutto di un malinteso, ma degna di essere segnalata. Sembra che Renzi, terminato l’ incontro, abbia invitato i partecipanti a trattenersi un’altra mezz’ora. Voleva parlare di Mezzogiorno!!!