Le confessioni dell’avvocato di Napoli che divenne un escort

Ho preferito vendere il corpo piuttosto che svendere il cervello

Ho preferito vendere il corpo piuttosto che svendere il cervello (…). Considerato che nella vita tutti facciamo compromessi, dovendo rinunciare a qualcosa, io ho preferito rinunciare all’integrità del corpo per mantenere però la libertà dello spirito e del cervello. Questo è il senso della mia storia”. E’ quanto racconta Francesco Mangiacapra, ex avvocato che ha scelto di diventare escort, nel libro autobiografico ‘Il numero uno, confessioni di un marchettaro’ (edito da Iacobelli).

Un percorso non semplice che ha come scenario Napoli e che ha inizio dopo gli anni universitari: laureato in giurisprudenza, Francesco svolge il praticantato da avvocato. Superato l’esame di Stato, però, decide di non iscriversi all’albo. Qualche anno più tardi sarà testimone chiave e principale accusatore nel processo ecclesiastico contro don Luca Morini, in merito allo scandalo sollevato anche da ‘Le Iene’ su orge gay e droga con i soldi dei fedeli.

“La mia non è una storia straordinaria, è solo più forte rispetto a quella di tante altre persone della mia stessa generazione – racconta Mangiacapra a ‘Studio Cataldi‘ – tanti laureati, titolati, persone che hanno un valore, a prescindere dai titoli di studio. La storia nasce dal fatto che ho preferito vendere il corpo piuttosto che svendere il cervello, come da ex praticante avvocato facevo o come facevo quando ero commesso in libreria o a un call center, lavori dove il vero ‘pappone’ era il datore di lavoro e la vera vessazione era quella di frustrare il cervello anziché il corpo. Però sfruttarlo ad un prezzo ingiusto. Considerato che nella vita tutti facciamo compromessi, dovendo rinunciare a qualcosa io ho preferito rinunciare all’integrità del corpo per mantenere però la libertà dello spirito e del cervello. Questo è il senso della mia storia”.

“Il libro racconta l’evoluzione di una persona e di come la prostituzione influisca sulla vita personale e psicologica, ma in alcun modo vuole rappresentare un manifesto di categoria – rimarca -. Non è una critica al mondo dell’avvocatura ma, inevitabilmente, il mondo dell’avvocatura ne risentirà nel leggere le storie non solo vere, ma veritiere e verificabili, altamente condivisibili da molte persone che hanno avuto o avranno una storia simile alla mia: non vedere prospettive umane, professionali ed economiche in una professione che una volta era un passe-partout per l’indipendenza economica e che invece oggi riduce molti miei coetanei all’impossibilità di sposarsi e di mantenere uno studio legale perché non si arriva a fine mese. Non sono l’unico laureato che si prostituisce“.

Prostituendosi, Francesco racconta di aver imparato una lezione fondamentale: “Ho capito che sapersi vendere è più importante di ciò che si vende – spiega – perché le persone sono liete di riconoscerci un valore solo quando noi stessi siamo in grado di attribuircelo”. La sua esperienza nel mondo della prostituzione inizia casualmente: “Una persona un giorno mi ha proposto di prostituirmi – racconta -. Inizialmente ho accettato, ma non per soldi, perché non sarebbe stata la singola circostanza a cambiarmi la vita. Non mi offriva 500mila euro per una marchetta, però ho accettato per dare lustro alla mia autostima vessata a causa del fatto che da laureato trentenne non avevo un’indipendenza economica e avevo bisogno di chiedere soldi ai miei genitori. Ho detto sì un po’ per gioco, un po’ per la mia autostima. E poi ho capito che da quello potevo fare un business a tempo e io non avevo tempo da perdere”.

A chi gli chiede se, con il suo libro, non teme di dare fastidio al mondo dell’avvocatura, risponde: “Sono grato alla prostituzione per avermi dato ciò che prima non avevo. Il dare fastidio al mondo dell’avvocatura sarebbe l’effetto del libro, non la causa – sottolinea Mangiacapra -. Darà fastidio anche alla Chiesa, perché parlo dei miei rapporti con i preti, c’è un capitolo dedicato a loro. L’intenzione non è dar fastidio ma quando si fa una denuncia vera, con nome e cognome veri, come nel mio caso, ci si prende la responsabilità di ciò che si dice, non avendo nulla da perdere perché è la verità”.

Quanto al titolo del libro, ‘Il numero uno’, Mangiacapra racconta che si tratta di un significato particolare: “Non è un’autoproclamazione di essere migliore rispetto agli altri – chiosa -. Non sarei stato così presuntuoso. Il numero uno è voler spiegare come, per un certo periodo, sono stato l’escort di Napoli più richiesto, più pagato e più desiderato“. E infine: “Tramite la prostituzione ho raggiunto i miei scopi ma solo grazie a me stesso, grazie all’uso del cervello. Ho saputo vendere il corpo, ma con il cervello”.

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