L’altra storia del Sud. La Sicilia pronta ad allearsi con Garibaldi? Falso!

L’altra storia del Sud. La Sicilia pronta ad allearsi con Garibaldi? Falso!

La storia ufficiale racconta di una Sicilia in fiamme, pronta ad accogliere Garibaldi e aperta alla rivoluzione. Nel racconto in presa diretta di Giuseppe Buttà, cappellano militare, che scrive dopo l’unificazione, emerge una realtà molto diversa. Infatti le bande di ribelli e rivoluzionari non solo erano composte da pochissimi uomini ma le città non si sollevarono al loro passaggio. E, fino all’aprile del 1860, la situazione dell’isola era sotto controllo. Ecco la cronaca di aprile.

6 aprile 1860, Monreale. Attacco ai soldati borbonici dalle bande condotte da un certo Santanna.

“Erano masse di gente disordinata, ma temeraria, che non dubitò assalirci quasi dentro i quartieri. Il maggiore Ferdinando Bosco allora comandante di quel battaglione, alla testa di quattro compagnie, si spinse contro quei rivoluzionari. L’azione ebbe luogo non più lungi di mezzo chilometro da Monreale, e propriamente sulla strada che conduce a Partinico. Le masse, quantunque audacissime e numerose, furono rotte e disperse in breve tempo. I soldati le inseguirono in que’ burroni e su’ monti; e ricordo, che inseguendole, non usassero più il fucile, perocchè aveano già capito che combatteano un nemico poco pericoloso. Invece di tirar fucilate, lanciavano pietre quanto meglio potevano. Quindi quella giornata finì di mettere di buon umore i soldati”.

12 aprile, 1860, Monreale.  Nuovo assalto dei ribelli.

“Un gran numero di rivoluzionari si erano fortificati in una casina detta di Buarra, non più lungi di un chilometro dalla città. Metteano banderuole tricolori sulle cime di alcuni alberi, perchè i soldati le vedessero. Quando vedevano qualche uffiziale, gli gridavano da lungi: Sig. uffiziale venite con noi, vi daremo una onza al giorno – 12 lire e 75 cent.  Il maggiore Bosco li lasciò scorrazzare dalla mattina sino a mezzo giorno, forse per accertarsi di quelle a che intendeano riuscire. Verso l’una cominciò qualche scambio di fucilate tra gli avamposti. Attaccati in seguito dalla truppa e particolarmente quelli fortificati in Buarra, in breve tempo furono scacciati dalle loro posizioni, e messi in fuga.

18 aprile 1860, Carini. Attacco delle bande condotte da Rosolino Pilo.

Le bande rivoluzionarie disperse ed inseguite ne’ dintorni di Palermo, si riunirono il 16 aprile, e piombarono sopra Caini, piccola città, 18 miglia distante da Palermo, ove si fortificarono nelle case.   Carini giace sopra una collina con una estesa pianura a piè, dalla parte dell’est. Fu attaccata il 18 dalla parte della pianura con forze venute da Palermo, comandate dal Cataldo e Torrebruna. Il 9° Cacciatori non entrò in azione in quella giornata, ma rimase in posizione sopra i monti della Torretta, piccolo paese all’oriente di Carini.  Le bande rivoluzionarie dirette da Rosolino Pilo opposero una forte resistenza, perchè erano abbastanza fortificate nel piano e dentro la Città; erano anche moltissimo agevolate dalla condizione de’ luoghi. Le truppe dopo due ore di combattimento fuori Carini, entrarono a viva forza, e dovettero conquistare ad una ad una le case fortificate. Le bande non potendosi più sostenere, fuggirono dalla parte dell’ovest. Quindi il 9° cacciatori non valse ad impedire quella ritirata. Si disse, che le truppe bruciarono parecchie case in Carini, e quindi si gridò al vandalismo e peggio. Ma, se i ribelli si fortificarono nella case, donde tiravano sopra i soldati, si pretendea forse che restassero incolumi quelle fortificazioni improvvisate? Si pretendea forse che i soldati si fossero fatti ammazzare per non danneggiarle?  Dopo il 18 aprile non comparve più alcuna banda rivoluzionaria. Nella Provincia di Palermo sembrava finita la rivoluzione. Le città, i paesi, le campagne ripresero l’aspetto della consueta calma. Solamente vi era qualche comitiva di briganti, residuo de’ più facinorosi delle distrutte bande rivoluzionarie, i quali sotto la maschera del patriottismo scorrazzavano in armi le campagne, e rubacchiavano. In pochi giorni la truppa e i compagni d’armi furono sopra quelle masnade, le dispersero, ed arrestarono non pochi individui che le componevano

Share this post