L’altra storia del Sud. Così i piemontesi “rubarono” l’oro del Banco di Napoli

L’altra storia del Sud. Così i piemontesi “rubarono” l’oro del Banco di Napoli

Chi controlla le banche controlla pezzi fondamentali dell’economia. E dovevano pensarla così anche i primi ministri del neonato Regno d’Italia che all’indomani dell’Unità misero le mani sul tesoro della principale banca dell’ex Regno borbonico, il Banco di Napoli. Ma come avvenne il grande “furto”? Ovviamente con delle leggi ad hoc. La forma prima di tutto. Ma la sostanza è più o meno la stessa.

Le banche, come si sa, dovevano avere una riserva aurea pari ad un terzo della moneta circolante. Come a dire: più erano ricche più potevano stampare banconote. E, da questo punto di vista, il Banco di Napoli batteva tutti. Per rendere meglio l’idea, l’istituto partenopeo aveva 48.000.000 di riserve auree mentre tutte le altre messe insieme (Banca Nazionale Sarda, Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito e Banca Romana) ne possedevano 26.000.000, la metà. E, allora, come fare per spostare ricchezze dal Sud al Nord? I nostri legislatori ebbero un’idea davvero brillante raccontata da Pasquale Pollio nel suo libro Sudd…iti: “Per pareggiare i debiti “piemontesi” lo Stato vendeva titoli del debito pubblico ai privati con interesse annuo da pagare, quindi le banche comperavano i titoli del debito pubblico e li vendevano ai privati, ma mentre la Banca Nazionale vendeva i titoli sia al nord che al sud, il Banco di Napoli, per legge non potendo aprire f‌iliali nel nord del paese, poteva venderli solo nell’ex Regno. Inoltre, doveva, a presentazione di carta moneta della Banca Nazionale, corrispondere oro. .. allora si poteva ancora fare. A quel punto la Banca Nazionale incassava il nostro oro e poteva stampare più carta moneta ed avendo più disponibilità poté allargare anche i suoi f‌inanziamenti, che naturalmente erano indirizzati verso l’area settentrionale del nuovo Stato”.

Una bellissima trovata che, di fatto, spostò risorse da Sud al Nord. Ma non basta. Quando il Banco di Napoli chiese l’autorizzazione ad acquistare più oro per avere maggiore cartamoneta, il Piemonte disse no. 2Con il blocco del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, dopo pochi anni le riserve auree della Banca Nazionale passarono da 26 a 157 milioni! A questo punto il Banco di Napoli si alleò con la Banca Nazionale, e poté aprire f‌iliali anche nel nord del paese, cominciando di fatto a f‌inanziare anch’essa quell’area geograf‌ica. . . insomma anche i pochi soldi rimasti al Sud presero la strada cara ai nostri “liberatori””.

Infine, nel 1898 nasce la Banca d’Italia, “alla quale per statuto potevano aderire solo banche, ma anche in questo caso i nostri amici non si smentirono, infatti, al sud furono assegnate 20.000 azioni su 300.000; pensate, meno della sola Liguria”.

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