di Laura Bercioux

Era il 31 agosto del 1997 che la Principessa del Reame, la più bella tra le belle, vide la morte nel giorno del suo fidanzamento a Parigi e morì in un incidente stradale con il suo futuro marito, Dodi Al Fayed. Lady Diana è stata un simbolo e lo è ancora oggi, di semplicità, bellezza, carità, umanità. Ha sempre sposato le cause del mondo, instancabile e presente laddove poteva contribuire a cambiare le sorti di un popolo. Una principessa che ha sofferto sempre per le sue vicende matrimoniali che la costringevano a vivere in un mondo finto che non le apparteneva.
Il marito Carlo fece dunque un matrimonio di facciata visto che Camilla Parker era ed è ancora la donna che vive accanto a lui. Ma nessuno potrà mai prendere il suo posto, perché Diana Spencer oscurava persino la Regina, per Diana poter esprimere la sua personalità, nonostante gli agi e le possibilità, è stato quasi impossibile.
rossa lava di fuoco
Quel giorno il mondo pianse la principessa triste e la sua morte divenne oggetto di speculazione mediatica e di indagine. Si parlò di complotto ad opera della stessa famiglia reale. Per ricordare la bellezza della Principessa Diana, propongo ai miei lettori un libro scritto egregiamente dalla nota giornalista Rai, Annalisa Angelone per Tullio Pironti Editore, “Rossa lava di fuoco” racconta le storie d’amore all’ombra del Vesuvio e in Costiera da Vivien Leigh e Laurence Olivier, a Ingrid Bergman, Anna Magnani, Maria Callas e Lady Diana. Ecco un brano estratto dal capitolo
“Agosto 1991, Diana a Napoli nell’estate in cui racconta la sua verità nel libro di Morton (“diana, her true story”) che si abbatterà sulla monarchia come un vulcano” . da “rossa lava di fuoco”: Sulla spiaggia di Coroglio, collegata a Nisida da una stretta lingua di terra, fotografi e bagnanti aspettavano. Ai lati della strada, cumuli d’immondizia fermentavano sotto il sole. In quel tratto di mare c’era il divieto di balneazione. Ma la spiaggia, caotica e priva di servizi, era affollata da mamme e bambini della Napoli popolare che non poteva permettersi un’altra vacanza. Erano loro, in quel pomeriggio afoso, il popolo di Diana.La prima volta Carlo c’era rimasto davvero male. Era accaduto in Australia, quando erano sposati da poco. Un tour trionfale. Ma le persone dietro le transenne, sul lato riservato a lui, restavano puntualmente deluse. La folla sul lato di Diana invece esultava, gridava, applaudiva, si sporgeva per offrire fiori alla principessa, le stringeva la mano, sollevava i bambini perché li accarezzasse. Un tripudio. «Non posso farci nulla», disse Carlo ai delusi,«ho una sola moglie ed è dall’altra parte».
Diana vide le manine agitarsi nel sole, chiese di rallentare per salutare i piccoli che applaudivano. Una scena surreale. Una principessa e una folla in festa tra cumuli di rifiuti, sulla riva di un mare inquinato.Pochi minuti e le auto arrivarono all’imbarco. Carlo e Diana sembravano «i fidanzatini di Peynet. Si sussurravano più volte frasi all’orecchio e si tenevano per mano»5. L’indomani le foto rassicuraronogli inglesi: la favola continuava.
All’inizio la timida Diana aveva provato a confidare il timore che Carlo avesse un’amante e che quella donna fosse Camilla Parker Bowles. Ma nell’entourage del principe tutti si davano da fare per tranquillizzarla. Le dicevano che era paranoica, gelosa e ossessiva,che avrebbe dovuto farsi aiutare da uno psicologo.La depressione e la bulimia la rendevano facile bersaglio del “partito”di Carlo. La regina madre la chiamava «scioccherella», alcuni aristocratici arrivarono a definirla «quella matta»6. Gli amici del principe nascondevano la relazione con Camilla. Ma Diana fece le sue indagini e capì di essere assolutamente sana di mente. I complotti che vedeva intorno a lei erano autentici. Decise allora di raccontarsi in un libro, affidato a Andrew Morton, uno dei migliori reporter investigativi, coraggioso, indipendente, autorevole.Nonostante le precauzioni il gioco era pericoloso.Qualche mese più tardi ci fu un blitz notturno nell’ufficio del giornalista. Ladri misteriosi – come quelli che dopo la morte della principessa manomisero i computer di alcuni paparazzi presenti,la notte dell’incidente, nel tunnel dell’Alma – portarono via la macchina fotografica di Morton e vari dossier. Ma non trovarono il materiale di Diana, la sua vera storia”.