La Ue dice no al riconoscimento facciale nei luoghi pubblici

La Ue dice no al riconoscimento facciale nei luoghi pubblici

Gli occhi saranno la nostra password, ma nell’era della sorveglianza di massa, i nostri dati biometrici – il volto, l’altezza, i segni particolari – conservati in giganteschi database, potrebbero essere usati per spiarci e seguirci ovunque. Mentre in Cina, come negli Stati Uniti, l’utilizzo del riconoscimento facciale nei luoghi pubblici diventa sempre più invasivo, l’Unione europea frena sull’utilizzo di una tecnologia ad alto rischio per la privacy e prepara una moratoria per valutare i potenziali pericoli. L’allarme è contenuto in un documento anticipato ieri da Reuters e Politico. corn che prevede la possibilità di introdurre un divieto «a tempo determinato», da tre a cinque anni, per sviluppare «una solida metodologia per valutare gli impatti e le possibili misure di gestione dei rischi». Con eccezioni limitate a progetti di sicurezza, oltre che di ricerca e sviluppo. Oggi nei 28 Stati membri Ue i dati biometrici possono esser raccolti solo con il consenso della persona interessata e usati unicamente nell’ambito di procedimenti giudiziari o per motivi di interesse pubblico. In Italia il progetto più rilevante è certamente il Sistema automatico di riconoscimento immagini (Sari), enorme database utilizzato dalle forze dell’ordine che contiene i nomi e i volti di 16 milioni di persone, ma nuove sperimentazioni sono alle porte.

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