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La Turchia ha accusato oggi l’organizzazione dello Stato islamico (Isis) dell’attentato di ieri sera all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul, nel quale sono morte 41 persone, 13 delle quali di nazionalità estera. Si è trattato di un attacco coordinato, che ha fatto 239 feriti, nel quale tre attentatori suicidi hanno agito in una delle azioni di violenza terroristica più gravi nella grande metropoli sul Bosforo, già colpita recentemente da azioni sia da parte dei jihadisti che dei ribelli curdi. All’indomani dell’attentato, non è stata fornita alcuna informazione sull’identità dei kamikaze, che sono stati tre secondo quanto ha indicato il governo turco. Non v’è stata rivendicazione. Il governatorato di Istanbul ha annunciato che 13 cittadini stranieri figurano nell’elenco delle vittime: diversi sauditi, due iracheni, un tunisino, un uzbeko, un cinese, un iraniano, un ucraino e un giordano. Arrivato da Ankara nella notyte, il primo ministro Binali Yildirim ha stimato che “gli indici sono puntati contro il Daesh”, che è l’acronimo aribo per l’Isis. L’organizzazione jihadista, che in passato ha avuto un certo occhio benevolo – secondo le accuse di diversi osservatori – da parte della Turchia, oggi è considerata una delle principali minacce da Ankara. Martedì sera, verso le 22 – 21 in Italia – delle esplosioni si sono verificate all’ingresso del terminal dei voli internazionali. Tre assalitori hanno prima sparato col kalashnikov contro passeggeri. Alla reazione della polizia, i kamikazi si sono fatti esplodere. La modalità operativa degli attentatori ericorda gli attentati di Parigi di novembre 2015 e soprattutto quello all’aeroporto di Bruxelles del marzo scorso. Il cordoglio è stato espresso da autorità di tutto il mondo, a partire dal presidente Usa Barack Obama. L’attacco è venuto nello stesso giorno in cui avveniva il disgelo dei rapporti tra la Turchia e Israele, da un lato, e tra la Turchia e la Russia, la quale è impegnata a fianco del regime di Bashar al Assad in Siria, dall’altro.

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