La storia del brigantaggio. Le accuse nel 1861 contro Francesco II: “E’ lui il regista della rivolta”

La storia del brigantaggio. Le accuse nel 1861 contro Francesco II: “E’ lui il regista della rivolta”

Giuseppe Pisanelli, avvocato leccese, che fu manche ministro della Giustizia, nella seduta della Camera del 3 dicembre 1861, offre un’analisi molto puntuale del fenomeno del brigantaggio. Attribuendo la regia a Francesco II ma anche ammettendo gli errori del governo nella gestione delle forze armate borboniche. E’ un documento interessante che ci fa capire in che modo il nuovo Regno stava regolando i conti con le province napoletane deluse dagli effetti del Risorgimento.

“Qual è, o signori, l’origine del brigantaggio? Nei primi tempi della rivoluzione, parecchi, come avviene sempre in simiglianti congiunture, evasero dalle prigioni, e, temendo la persecuzione della giustizia, si rifuggiarono nelle campagne; a questi, spinti dalla medesima necessità, si aggiunsero coloro che, cedendo alle tristi istigazioni di Roma e di Gaeta, avevano tentato in alcuni comuni del regno la reazione con successo infelice.
Gli evasi dalle prigioni, i fuggitivi dalle prime reazioni, costituirono il primo nucleo del brigantaggio. (Bene ! Benissimo!) A questo si aggiunsero i soldati sbandati, quando, richiamati dal Governo, tenendosi fedeli ai patti già presi a Gaeta, invece di venire tra le armi italiane, accorsero sotto le bandiere di Chiavone, di Cipriano, di Crocco.
Ma, ravvisando i briganti, voi avrete ad un tempo stesso riconosciuta l’origine e la causa del brigantaggio. Datemi un paese scosso da una rivoluzione, a cui sia seguito lo scioglimento di un’armata, ed io vi dirò che inevitabilmente, che necessariamente voi avrete in quel paese il brigantaggio.
Senonchè il brigantaggio si perpetua, il brigantaggio dura. Ma non dobbiamo dimenticare, o signori, che il brigantaggio è mantenuto, è fomentato da Roma ; che Francesco II manda i suoi satelliti in Malta, in Marsiglia, in altri luoghi, dappertutto in Europa, per accaparrare dei briganti, i quali piombano su quelle infelici popolazioni.
Certamente perchè il brigantaggio si mantenga deve supporsi una certa intelligenza, una certa rassegnazione per parte de’ contadini dei luoghi stessi che travaglia. Ma questa rassegnazione dipende in parte dalle condizioni generali in cui si trova il paese. Quando gli spiriti sono turbati, è naturale che i pusillanimi si spaventino, che i tristi ardiscano ed osino.
Volete ora, o signori, rimediare al brigantaggio? L’esposizione della sua storia mi pare che accenni ai mezzi di rimediarvi. Certamente è necessario di combattere i briganti, ma le sole fucilazioni non bastano. È necessario che la pubblica sicurezza sia organizzata, sia agguerrita in modo da prestare i suoi servizi con vigore e con attività. È necessario che la pubblica amministrazione si rinfranchi e si ristori. È necessario in ultimo che Francesco II si allontani da Roma. Ma io non posso torcere lo sguardo da questi fatti tanto dolorosi, senza tirarne pel mio paese, almeno come refrigerio a tanto dolore, quegli augurii che le stragi e le rapine non possono contaminare.
Signori, in più luoghi i briganti hanno innalzato, come a tutela delle loro nefandezze, la bandiera borbonica ; chi sono stati coloro che vi sono accorsi? Quali le popolazioni che l’hanno acclamata? I loro capi si chiamano sempre Chiavone, Cipriano, Donatello ; i gregari sono sempre gli evasi dalle prigioni, i fuggitivi della reazione, i soldati sbandati : essi non hanno nome, o ne hanno uno infame. Se altri nomi si contano, essi sono prezzolati stranieri che hanno venduto il loro braccio alle rapine ed alle uccisioni. (Benel) Rifuggiti nelle campagne, essi non hanno potuto mai trovar posa. Se sono riusciti a sopraffare ed insanguinare qualche piccola borgata, non hanno mai osato appressarsi ad una popolosa città. La guardia nazionale di quel paese, non risparmiando nè disagi, nè fatiche, nè pericoli, li ha dappertutto perseguiti, dappertutto battuti; ed io veggo tutto il mio paese, quando mi metto innanzi agli occhi tutte le guardie nazionali di quelle provincie.
Ora questi fatti non bastano a persuadere i più schivi, che le popolazioni del Napoletano sono ssolutamente, decisamente avverse alla causa dei Borboni? Se taluno ha potuto compiangere la caduta d’una dinastia, con qual animo d’ora innanzi, con qual pudore potrebbe mostrare questo compianto per una dinastia che cerca riconquistare il paese per mezzo del brigantaggio? Per una dinastia che anche da lontano non ispira che consigli di rapina e di stragi? (Applausi) Io dico che i Napolitani tutti vorranno divenire ciechi, innanzi di veder sventolare sul loro capo quella bandiera che fu contaminata ed insanguinata da Chiavone e da Ciprianil.
Signori, io Ii ho esposti i mali ; l’esposizione dei mali accenna direttamente ai rimedi, che, secondo me, dovrebbe il Governo apportare. Il Governo dovrebbe dar soddisfazione alle legittime istanze di quelle popolazioni ; dovrebbe stabilire con mano provvida un servizio compiuto di guardie di pubblica sicurezza; dovrebbe promuovere con sollecitudine la prosperità morale e materiale di quelle provincie, promovendo l’istruzione pubblica e i lavori pubblici. Per estinguere il brigantaggio dovrebbe inoltre mandare in quelle provincie una mano considerevole di carabinieri; dovrebbe gridare costantemente e ad alta voce : Roma ! Roma ! Roma ! Sì, o signori, noi aneliamo a Roma, non solo perchè lì ci richiamano le grandi memorie del passato, ma ancora perchè essa è il centro di una gran parte delle presenti miserie, lo sono certo che il giorno in cui Francesco II partirà da Roma, il brigantaggio sarà finito per le popolazioni napolitane; il giorno in cui noi avremo Roma per nostra capitale, quelle popolazioni benediranno ai loro passati dolori. Armi, dunque, armi: è questo un voto che parte da tutti i banchi della Camera, ed a cui certo il Ministero non fallirà. Ma, o signori, noi non dobbiamo obbliare che abbiamo bisogno di una forza più potente di quella delle armi, e che non dobbiamo domandare che a noi stessi quella dei nostri voleri.
Sì, o signori, al risorgimento d’Italia concorsero le nobili prove di Palestro e di San Martino, di Castelfidardo e di Calatafimi; ma ciò che ci acquistò le simpatie dell’Europa, ciò che ci valse l’aiuto del mondo civile, fu veramente il senno che mostrarono gl’Italiani, la costanza nel loro volere. Continuiamo nella medesima via; se noi avremo un volere costante e deciso, se noi mostreremo che siamo risoluti a qualunque costo; non ostante qualunque sacrificio, non ostante
qualunque pericolo a voler compiere l’Italia, non tarderà il giorno in cui noi vedremo sventolare sul Campidoglio la bandiera italiana, risorgere l’afflitta Venezia, e tutta l’Italia degna de’ suoi alti destini.
(Benissimo ! Bravo ! Applausi)

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