La scienza della moda, intervista con Arturo Delle Donne

DI FAUSTA TESTAj’

Arturo Delle Donne è stato presente per la seconda volta consegutiva al TAOMODA nella doppia veste di fotografo e di curatore delle Mostre facenti parte del Neonato: “MYTHOS FASHION DISTRICTS SICILIA”, sezione, realizzata in collaborazione con L’Assessorato Regionale alle Attività Produttive rivolta a valorizzare i brand isolani.

  • Lei è qui al TAOMODA nella doppia veste di artista-fotografo e di curatore delle Mostre facenti parte del neo-nato Mythos Fashion Districts Sicilia sorto per valorizzare i brand isolani

R: La Mostra dei brand Siciliani di cui come accennava lei sono stato il curatore, è stato un lavoro molto bello ed emozionante da fare, abbiamo cercato di ricreare un mondo reale in una terra fantastica che è la Sicilia quindi ispirandoci agli agrumi, abbiamo raccontato questo percorso nella moda con i colori e la bellezza del territorio, di questi panorami molto forti, quindi il mare, abbiamo esposto lo Sports World, non solo il pret-a porter molto colorato che dà la speranza di ritornare insieme tutti quanti. Alla fine di questa Mostra c’è quella fotografica  realizzata da me intitolata “THE FAMILAR UNKNONW”(lo sconosciuto familiare), servizio fotografico nato durante il lockdown i cui protagonisti sono i miei figli e mia moglie, è un discorso personale raccontato con quasi fotogrammi cinematografici ispirandomi a Hitchcock a stranger things e anche a quadri Ottaviani , racconti personali  ma che hanno una chiave di lettura Universale.

  • Come se avesse realizzato un cortometraggio

R: Si, proprio come se fosse un piccolo film ambientato tra le mura di casa e poi è stata un’occasione rarissima passare per tre mesi giornate intere con i miei familiari, senza mai uscire, siamo credo la prima generazione a cui capita una cosa del genere e l’ho voluta documentare in questo modo.

  • Guardando soprattutto le sue foto di moda mi colpiscono molto i colori e l’impostazione dandomi l’impressione di essere davanti ad un quadro pensa ci sia un fil a rouge tra la pittura e la fotografia?

R: Il mio approccio nei confronti della fotografia è sempre di ricerca, tutto quello che faccio prima che si arrivi allo scatto è molto meditato, lo scatto è l’ultimo evento, forse il meno importante, la ricerca sta nel trovare i colori, l’ambientazione, la storia, quindi la vera difficoltà, nella fotografia come la concepisco io, è raccontare con un unico fotogramma quello che molto spesso viene raccontato in un film con più fotogrammi, ho pochi fotogrammi in un unico racconto e questo deve essere il più completo possibile quindi più che alla pittura direi che ho un’ispirazione cinematografica però molto spesso la cinematografia ha un’ispirazione di tipo artistico diciamo che le arti si commistionano  e diventano ad un certo punto ispirazione l’una dell’altra.

  • Lei è di Parma ha una laurea in biologia e un dottorato in ecologia com’è iniziata la sua carriera di fotoreporter ?

R:  Io sono una persona che fondamentalmente non sta mai ferma, spostarmi da una parte ad un’altra è una caratteristica di tutta la mia vita, per tanti anni ho fatto il biologo e ho lavorato nel campo dell’ecologia ad un certo punto ho avuto l’esigenza di cambiare completamente, durante gli studi ho sempre avuto in casa una camera oscura quindi diciamo che i miei studi scientifici sono serviti anche per i miei studi artistici e viceversa, in altri Paesi è normale non spendere tutta la vita nello stesso lavoro, bisogna cercare racconti e punti di vista diversi e quindi ho fatto il fotografo ad un certo punto ho avuto l’asigenza d’incominciare a utilizzare il video per raccontare, poi sono passato all’arte  quindi rappresentare  la fotografia diventa una mia rappresentazione non più la rappresentazione per un cliente, è un’evoluzione diversa, ci sono sempre chiavi di lettura differenti non solo in quello che faccio ma proprio nei miei confronti.

  • Quando si è avvicinato alla moda e alla pubblicità?

R: Sia alla moda che alla pubblicità mi sono avvicinato quasi subito, ho iniziato come fotografo naturalista però poi ho avuto l’esigenza di costruire la fotografia, più che essere un fotografo paesaggista, uno street, a me è sempre piaciuto costruire la fotografia sin da quando lavoravo per me stesso in camera oscura in bianco e nero , mi piace costruire il set e quindi è stato un percorso naturale dal punto di vista artistico avvicinarmi alla moda e alla pubblicità.

  • Lei ha realizzato una Mostra fotografica dal titolo :” Closer&Portraits” basata sulle fotografie di più di cinquanta celebrità tra le quali M. Monicell G. Giannini ed E. Kusturiza

R: Si, ho fotografato un centinaio di celebrità tutti nella stessa posa e in bianco e nero , questo è un progetto che ho fatto insieme a Solares Fondazione delle Arti di Parma ci sono attori, registi personaggi della cultura in generale sono tutti scatti su pellicola super quattro e mezzo, medio formato , è un progetto nato nel 2005 e non è ancora finito diciamo che stiamo ancora continuando quando c’è l’opportunità .

  • Tra tutte queste celebrità c’è qualcuno che l’ha colpita in modo particolare e perchè?

R: Si, è stata una grandissima emozione fotografare Ernest Borgnine perchè da bambino è stato un attore che seguivo molto, con mio nonno guardavamo sempre i film western e “Mucchio il Selvaggio”era uno di quelli che mi piaceva di più, l’altra persona che ho particolarmente amato fotografare è stato Mario Monicelli con lui si è creato un rapporto molto empatico e bello abbiamo passato molto tempo insieme, ognuno di loro comunque mi ha lasciato qualcosa è un tipo di prodotto che a livello personale ho amato molto.

  • Un suo progetto futuro?

R: Come progetto futuro ho iniziato questi racconti di mare, che sono sempre racconti costruiti ma sto pensando di tornare al bianco e nero e ad una fotografia diversa da quella che ho fatto fino adesso, sto cercando di ritornare ad una fotografia di ricerca ma questo è tutto ancora da progettare.

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