Se i giovani italiani potessero lavorare di più, il Pil del nostro Paese farebbe un balzo quasi a doppia cifra, tra il 7 e il 9%. Sono numeri dal potenziale enorme che tradotti valgono 140 miliardi di euro di Pil ma che l’Italia non sa afferrare. Lo dice uno studio di PwC, grande gruppo della consulenza internazionale, che colloca il nostro Paese all’ultimo posto del suo indice sui giovani e il lavoro (Young Workers Index). Si tratta di un barometro che incrocia le condizioni lavorative e professionali di chi ha tra i 15 e i 24 anni in 35 Paesi Ocse, e le rapporta al loro potenziale economico. In questa classifica l’Italia è maglia nerissima, superata anche dalla malandata Grecia che è nella zona degli ultimi cinque, dietro a Spagna, Portogallo e Turchia. Cos’è che ci spinge a fondo? Nel nostro Paese c’è un impressionante percentuale di Neet, vale a dire quei giovani che non studiano, non lavorano, non si dedicano a un’attività di formazione professionale e che faticano a mettere piede nel mondo produttivo. Arrivano a una quota del 35% contro il 10,1% della Germania e il 31,3% della Grecia.