La nuova commissione Ue punta sull’ambiente ma è al … “verde”

La nuova commissione Ue punta sull’ambiente ma è al … “verde”

 Antonio Troise

Ursula Von Der Leyen, l’ex delfina della cancelliera Merkel, dal primo dicembre prossimo terrà le redini della Commissione Europea. Ieri, il via libera definitivo da parte del Parlamento di Strasburgo, al termine di un percorso non proprio semplicissimo. Colpa, soprattutto, della questione Brexit che, ha spinto il Regno Unito a rifiutare un proprio rappresentante nell’esecutivo Ue. La soluzione adottata per superare l’empasse è degna di finire nei manuali della diplomazia internazionale: Bruxelles ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Inghilterra impedendo di fatto al Paese sotto accusa di avere un proprio commissario. Una questione di diritto, certo. Ma anche di sostanza. La nuova Commissione dovrà infatti dare i conti con le tendenze centrifughe e sovraniste di un’Europa che ha da tempo perso gli ideali dei suoi padri fondatori. E dovrà riconquistare sul campo la fiducia dei cittadini. Come a dire: fatta l’Europa, dovrebbe rifare gli europei.

Per centrare l’obiettivo la nuova Commissione si è presentata con idee molto ambiziose. Al primo posto del suo programma c’è il cosiddetto “green deal”, con l’obiettivo di dimezzare entro il 2050 le emissioni di CO2. Il problema, neanche a dirlo, sono i quattrini: chi pagherà questo sforzo? Per ora i bilanci europei dicono poco. Anzi, quasi nulla perché gli investimenti già in cantiere sono pochini.

C’è poi l’altro grande tema, rilanciato anche ieri dal commissario per gli Affari economici, Paolo Gentiloni: ridurre le distanze fra i Paesi Nordici, amanti del rigore, e quelli Mediterranei, alle prese con grosse difficoltà finanziarie. L’ex premier italiano non ha avuto dubbi: “Per rilanciare l’economia non basta la flessibilità, servono gli investimenti”. Ma anche qui l’Europa non parla ancora con la stessa lingua. La neo-presidente della Bce, Christine Lagarde, ha chiesto alla Germania di fare maggiori sforzi per rilanciare il mercato interno e ridurre così il suo surplus commerciale. Sarebbe un vantaggio anche per i paesi più deboli, come l’Italia. Finora, però, non è stata ascoltata.

Ci sono poi le questioni relative all’immigrazione e alla riforma del trattato di Dublino. E, anche su questo terreno, sarà difficile trovare un’intesa. Più semplici, si fare per dire, gli altri punti del programma della Von der Leyen: l’economia digitale e le norme che dovrebbero costringere i giganti del Web a pagare le tasse in Europa e non solo nei paradisi fiscali. Sugli altri temi, a cominciare dalle nuove norme del Fondo Salva Stati, (il Mes) la Commissione dovrà fare i conti con i dubbi del governo italiano. Senza contare, poi, le difficoltà del nuovo processo dell’Unione bancaria, dove sono i tedeschi a frenare proprio a causa della debolezza dei nostri istituti di credito. Insomma, tanti auguri signora Ursula.

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