La lunga e suggestiva storia di Cristoforo Colombo

Di Domenico Bonvegna

Scrivevo che le manifestazioni del movimento Black Lives Matter (BLM) contro i simboli dell’Occidente bianco e colonialista e soprattutto contro la sua Storia ha messo in moto un dibattito culturale che per certi versi potrebbe avere degli aspetti positivi. Perlomeno dovrebbe spingerci a studiare la nostra Storia, a conoscere i valori su cui si fonda la nostra civiltà. E’ vero non sono in gioco soltanto i nostri edifici come le chiese, i monumenti, ma la nostra civiltà, la cultura, la nostra Storia.
Tra le tante statue prese di mira dall’isteria iconoclasta “antirazzista” del cosiddetto movimento BLM, la più gettonata sembra essere quella di Cristoforo Colombo.
In realtà la crociata politicamente corretta contro il celebre navigatore va avanti da anni. Una crociata portata avanti dai cosiddetti indigenisti, figliati nel mondo cattolico, vicini alla “teologia della Liberazione” che contestano aspramente la conquista spagnola dell’America latina definendola un genocidio, a cominciare dalla scoperta di Colombo.
In questi giorni il settimanale Tempi, ha intervistato la storica Angela Pellicciari, sulle statue abbattute dal movimento antirazzista americano. La Pellicciari ha recentemente pubblicato un libro, “Una Storia unica. Da Saragozza a Guadalupe” (Cantagalli 2019) un volume sulla Reconquista della Spagna e la conquista spagnola delle Americhe, dove ovviamente la figura di Colombo è centrale, naturalmente trattata senza censure né pregiudizi.
La storica innanzitutto invita a non guardare la storia con gli occhi del presente, occorre sempre contestualizzare i fatti del passato. Le categorie che vanno di moda oggi (sarebbe meglio dire il pensiero unico di oggi) sono diverse da quelle di trecento o quattrocento anni fa. «Rivisitare il passato cancellando le statue dei suoi protagonisti, togliere i loro nomi dalle strade, impedire che se ne parli all’università: sono pretese ideologiche. Non esistono giustificazioni scientifiche. Chiamiamo le cose con il loro nome: qui non si tratta di purificazione della memoria, stiamo assistendo a una rivoluzione».(«Cancellare Colombo? La storia non c’entra, questa è ideologia. E pure anticristiana». Intervista ad Angela Pellicciari, di Pietro Piccinini 6.7.2020, in Tempi.it)
Pellicciari spera che alla fine non si arrivi a una rivoluzione violenta, come quelle del passato, pensiamo al ‘68, nato a Berkeley e da lì si diffuse in tutto il mondo. «So però come sono iniziati storicamente tanti movimenti violenti: nascono sempre in nome della giustizia e sfociano in rivoluzione, che è il tentativo di portare se stessi al potere. È innegabile però che negli Stati Uniti esista un problema di razzismo. Certo che il problema esiste. Osservo però che queste manifestazioni per i neri sono piene di bianchi. E mi chiedo: c’entra davvero il razzismo? Oppure la lotta al razzismo è una scusa per iniziare un movimento violento, magari sponsorizzato da qualche realtà impegnata politicamente contro la rielezione di Donald Trump a novembre?»
Nell’intervista la Pellicciare addentrandosi nella storia, fa una netta distinzione tra la storia degli Stati Uniti costruita dai calvinisti e dai massoni e quella del Sud America fatta dagli spagnoli.
«Isabella di Castiglia volle fin dall’inizio la propagazione della fede tra i popoli indigeni sudamericani, impedendo – impedendo letteralmente – la loro riduzione in schiavitù. Giunse a fare incarcerare Colombo e a togliergli tutto il potere che lei stessa gli aveva dato proprio per punire il commercio di uomini condotto dal navigatore genovese. Isabella non l’aveva mandato nel nuovo mondo per trafficare persone: lo aveva mandato laggiù – come disposto da papa Alessandro VI con la bolla Inter caetera – ad annunciare il Vangelo. Negli attuali Stati Uniti, invece, dove comandavano i calvinisti, fu il contrario: schiavismo e massacri avvennero davvero. E pensare che sono stati proprio inglesi e americani a inventare la leggenda nera sugli spagnoli sanguinari e imperialisti.».
Sulla scoperta, la conquista e l’evangelizzazione del Nuovo Mondo esiste uno straordinario studio dell’argentino Alberto Caturelli, “Il Nuovo Mondo riscoperto”, pubblicato dalle Edizioni Ares di Milano nel 1992. In una prossima occasione lo presenteremo per sviluppare meglio questa grande e suggestiva storia che ha visto protagonisti gli spagnoli e le popolazioni indigene.
Per capire meglio perchè i gruppi che ruotano intorno al BML, ce l’hanno con Colombo, occorre leggere l’intervista alla Pellicciari. «Con tutti i suoi limiti e peccati e deviazioni, partecipò all’evangelizzazione del continente, portando avanti con successo un progetto culturale grandioso e rischiosissimo. Per questo mi sembra evidente che oggi siamo davanti a un movimento rivoluzionario anticristiano». Del resto dello stesso parere è anche il cardinale sudafricano Wilfrid Napier, recentemente intervistato sul fenomeno del BLM, da LaNuovaBQ.it.
Ritornando alla Storia, la storica fa riferimento a Elisabetta I e a John Locke, che facevano commercio di schiavi, perchè dunque prendersela proprio con Colombo?
Certo anche Colombo era uno schiavista, ma per questo, fu punito. Dobbiamo però ammettere che Colombo, «nello stesso tempo compì un’impresa enorme favorendo l’evangelizzazione delle popolazioni indie, portandole fuori da un paganesimo di una crudeltà oggi inimmaginabile: alcuni di quei popoli facevano decine di migliaia di vittime ogni anno, estraendo i loro cuori perché il sole potesse nutrirsene. Autentiche barbarie».
Pertanto secondo la Pellicciari le campagne di odio contro le statue di Colombo e di san Junìpero Serra sono animate dallo stesso sentimento anticristiano, anche se il secondo fu un santo, il primo molto meno. Nell’intervista la storica dà alcune informazioni sulla straordinaria figura di san Junipero, il santo francescano preso di mira da Black Lives Matter in quanto “razzista”, vissuto duecento anni dopo Colombo. Sarebbe interessante soffermarsi sul frate che si fece centinaia di chilometri a piedi, o a dorso di mulo, per poter battezzare e cresimare.
Tra l’altro non è un caso se al Congresso di Washington una delle due statue che rappresentano la California riproduce proprio questo missionario. Non poteva essere diverso: Junípero Serra fu un grande inventore. Ancora oggi l’unica attrattiva storico-artistica di valore esistente in California è il Camino Real realizzato dal santo francescano: una strada che percorre la costa statale da nord a sud, punteggiata da 21 conventi fortificati. Senza dimenticare certi nomi di città: San Francisco, Los Angeles, Santa Monica, Santa Barbara, San Diego.
Il passato è stato sempre nemico dei progetti rivoluzionari. E’ una costante storica.
Lo ha scritto magistralmente François Furet a proposito della Rivoluzione francese: «i rivoluzionari puntano al futuro perché il passato non è il loro, mentre nel futuro al centro del mondo ci saranno loro e il loro potere sconfinato».
A conclusione dell’intervista, Piccinini, conoscendo gli studi critici sul Risorgimento della Pellicciari, provocatoriamente introduce l’argomento.Visto come è stata fatta la cosiddetta Rivoluzione italiana, dai vari e mitizzati “padri della Patria”, Garibaldi, Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele. “Che facciamo? Li demoliamo tutti?”. La Pellicciari risponde: «Non ci vuole una rivoluzione, ci vuole un’educazione. Ci vuole cultura! Il contrario dell’ideologia che si nasconde dietro parole d’ordine come giustizia, libertà, progresso, uguaglianza. Per smascherare la menzogna, basta osservare come si traducono gli slogan nei fatti: è giustizia vandalizzare una statua o appiccare il fuoco a una chiesa?».

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