«Buonasera Ministro @luigidimaio, ci tengo a farle sapere che, anche grazie a lei e al suo decreto dignità, oggi mi hanno confermato che da settembre sarò finalmente un disoccupato. Non è che per caso @Tboeri aveva ragione? Ma tanto io aspetto il suo reddito di cittadinanza, no?».

È bastato un «cinguettio» su Twitter per scatenare l’immediata reazione di centinaia di utenti del social network: una vera e propria battaglia tra chi si schiera contro e chi a favore del decreto dignità.

E’ questo il tweet di Simone, un ragazzo di Torino che sul social utilizza il nickname «Tony Nelly», che afferma di essere una delle prime vittime del decreto approvato giovedì alla Camera e oggi all’esame dell’Aula del Senato.

Il giovane torinese si è rivolto così al ministro dello Sviluppo economico Luigi di Maio chiamando in causa anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri. È stato, infatti, proprio l’Istituto nazionale della previdenza sociale, in una relazione tecnica, a sottolineare come l’effetto della stretta sui contratti a termine contenuta nel decreto dignità rischia di portare alla perdita di 80mila posti di lavoro nei prossimi dieci anni. Analisi che aveva scatenato una dura polemica politica.

Se la relazione tecnica dell’Inps, e la stessa relazione tecnica di accompagnamento, hanno posto dei dubbi sugli effetti occupazionali del primo decreto promosso in Parlamento del Movimento 5 Stelle, non è stata fatta una stima di quanti occupati verranno persi nel settore del gioco pubblico in seguito al previsto divieto generale di pubblicità al gioco d’azzardo e anche in conseguenza dell’ennesimo aumento del preu degli apparecchi da gioco all’interno di un comparto già debilitato da blocchi di nulla osta e importanti riduzioni.

Quanti saranno gli operatori della comunicazione, gli addetti stampa, i giornalisti, gli specialisti di marketing e social media, che operano all’interno delle aziende del gaming e che da un giorno all’altro perderanno il proprio posto di lavoro? Quanti, coloro che lavorano per gli operatori online, che vedranno proibita la propria attività non potendo fare pubblicità?

Se le agenzie pubblicitarie, i giornali locali e nazionali, le Tv e le radio, come ben premesso dal Ministro Di Maio, dovranno trovare finanziatori altrove, sono molti i professionisti direttamente legati alle aziende del gaming che non potranno più svolgere il proprio lavoro.

Quanti Simone ci sono nella filiera del gioco pubblico italiano?

Fermamente convinta della bontà delle intenzioni del Governo nell’intervenire contro un fenomeno decisamente allarmante come quello del Disturbo da gioco d’azzardo, sarebbe utile che tutti coloro che verranno direttamente coinvolti dal Decreto Legge facessero sentire al Ministro la propria voce, così come ha fatto il giovane torinese.

Il Movimento 5 Stelle e la Lega si sono presentati come nuovo Governo del Cambiamento, perché la loro volontà dichiarata è proprio quella di rimettere le persone al centro. Tutte le persone, sia che si tratti del padre di famiglia che si gioca lo stipendio nel giro di poche ore alla slot machine sia che si tratti del padre di famiglia che perde il proprio posto di lavoro per normative come quelle contenute nel decreto in discussione.

Il Governo con il potere esecutivo che detiene ha il dovere di intervenire sugli effetti indesiderati prodotti, come quelli sull’occupazione del settore del gioco pubblico.

Il Movimento ha fatto della battaglia al gioco d’azzardo una delle proprie priorità, deciso a portarlo avanti senza se e senza ma, anche se al divieto totale di pubblicità erano state avanzate proposte che introducevano limiti rigidi ma che rappresentavano comunque una via di mezzo rispetto alla proibizione adottata oggi.

Una interessante proposta era stata presentata anche da Sistema Gioco Italia che proponeva un aumento dei controlli e dei divieti con il coinvolgimento del Dipartimento dell’Editoria. Si prevedeva, ad esempio, il divieto di usare testimonial, il rafforzamento dei limiti orari alle pubblicità, limitazione della pubblicità tabellare, pubblicità online diretta sui canali con audience di adulti maggiorenni, etc. Limiti che impegnavano le aziende del settore ha rigidi controlli per la propria comunicazione commerciale.

Ma il Governo ha deciso di non scendere a compromessi con l’industria e di scegliere liberamente per il bene della cittadinanza. Spiace tuttavia dover constatare che sullo sfondo, più che la lotta al Gap legittimata da dati scientifici, sembra velarsi uno scontro tra vecchie e nuove lobby pronte ad affermarsi.

Senza considerare che il pericolo che si corre è di favorire esclusivamente la criminalità organizzata, già molto interessata al settore. E, come si sa, tra i due litiganti, il terzo gode!