Antonio Troise

Liberisti a parole, nazionalisti nei fatti. I francesi continuano ad essere maestri imbattuti nella difesa dei propri interesse. Non sarà un caso, del resto, se negli ultimi dieci anni le imprese d’oltralpe abbiamo fatto shopping di aziende italiane per otre 52 miliardi mentre il bottino degli imprenditori tricolori si sia fermato a quota 7,6 miliardi. Per carità, a sentire parlare Macron o i suoi ministri, sono tutti campioni del libero scambio e dell’Europa unita. Poi, però, quando Fincantieri passa all’incasso per ottenere la maggioranza dei cantieri navali Stx, acquistata in un’asta pubblica quando l’azienda di Sainte Nazaire era di fatto fallita, ecco che scatta la reazione. E poco importa che neanche pochi mesi fa gli stessi cantieri erano per due terzi nelle mani dei sudcoreani. Gli italiani, hanno fatto sapere da Parigi, dovranno accontentarsi del 50%. L’esatto contrario di quello che serve ad un’impresa moderna per crescere e competere sui mercati: una guida unitaria e trasparente, lontana dalla politica.

La partita è aperta. E, ieri, dopo il vertice in via Venti Settembre fra il ministro dell’Economia Francese, Bruno Le Maire, il suo collega italiano, Pier Carlo Padoan e il responsabile del dicastero dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, si è di fatto aperta una nuova trattativa. Con l’obiettivo, condiviso da tutti, di arrivare ad un nuovo “campione” europeo nel settore della cantieristica, in grado di gareggiare a livello globale non solo nel settore civile (che, oggi, significa soprattutto navi da crociera) ma anche in quello militare. L’accordo, ovviamente, è tutto da costruire. Anche perché l’Italia non vuole rinunciare al pacchetto di controllo dei cantieri Stx che la Fincantieri aveva, di fatto, già in tasca.

E’ difficile dire, ovviamente, se fra Roma e Parigi riusciranno a siglare la pace. Quello che è certo, però, è che ancora una volta la Francia ha dimostrato di avere un’idea ben precisa della politica industriale di un Paese. Mentre noi abbiamo rinunciato, quasi senza battere ciglio, a settori strategici come le telecomunicazioni (ormai tutte in mani straniere) o ceduto pezzi pregiati del Made in Italy o dell’energia, i francesi conoscono bene il valore di un settore industriale per lo sviluppo di un Paese. La battaglia su Stx ha l’obiettivo non solo di difendere l’occupazione ma anche di tutelare la tecnologia e il know how che sono alla base della moderna industria cantieristica. Un mercato dove negli ultimi anni la competizione è diventata sempre più agguerrita. Da questo punto di vista, insomma, da un male (il nazionalismo francese) potrebbe anche nascere un bene: un gruppo europeo in grado di fare fronte ai colossi americani o cinesi. Una lezione che potrebbe essere utile perfino all’Italia. Magari potremmo ricominciare a fare anche noi una vera politica industriale.

Fonte: L’Arena