In Italia siamo messi veramente male. Siamo messi sempre più male, soprattutto nei diritti fondamentali per la persona (salute e lavoro).

Il “diritto alla salute”, da diritto garantito, sta sempre più diventando nel Bel Paese, ormai da tanti definito il Paese della “pessima Italia”, un “diritto” sempre più negato; un diritto di carta, di fatto cancellato.

Tanto, soprattutto al Sud dove, a vista d’occhio, cresce disumanamente anche la dismissione del fondamentale “diritto alla salute”; dove aumentano i viaggi della speranza con una crescente migrazione verso il Nord, essendo i territori meridionali, sempre più territori di malasanità per cui in forte crisi di salute garantita, essendo ormai sempre più incapaci per mali endemici da sistema di tutelare la salute di tutti i cittadini, anche nelle più diverse situazioni emergenziali di vita; tanto, per tutti, senza differenza di età e/o di provenienza censuale, umana e territoriale.

La sanità-diritto nel nostro Paese è legata al welfare di un benessere italiano che oggi non c’è più; oggi, come non mai prima, il sistema sanitario di funzionamento sull’intero territorio nazionale, è in una grave crisi; coinvolge, prima di tutto e soprattutto, il mondo meridionale, dove cresce il disagio umano e dove crescono altrettanto ed in modo preoccupante, i rischi per la salute dei cittadini, non più garantiti e tutelati nel loro diritto alla salute, un diritto italiano sempre più di carta. Un diritto sempre più negato da un sistema sanitario che, in maniera crescente, si va collassando e non riesce a dare le dovute ed umane risposte di salute al cittadino ammalato, tra l’altro, disumanamente sempre più indifferente al mondo della sanità come sistema di cura che, quando va proprio bene riesce a dare le frettolose risposte medico – farmacologiche ed ospedaliere per le sole cure delle malattie,contravvenendo, così facendo, in termini concreti, al mancato diritto alla salute ed a quanto stabilito dalla Costituzione italiana, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948, che nei rapporti fra lo Stato ed i cittadini, a questi ultimi, oltre al fondamentale diritto alla libertà, venivano riconosciuti in maniera altrettanto concreta anche i fondamentali diritti sociali propri della vita dell’uomo; tanto, prima di tutto a tutela della persona umana e della salute.

Ma è così ancora oggi? Sono ancora “diritti italiani” garantiti i diritti fondamentali che riguardano la persona e quindi la salute? C’è, purtroppo, oggi da dubitarne e non poco.

I primi 12 articoli della Costituzione (la dignità della persona, il diritto al lavoro, l’eguaglianza nella libertà di culto tra tutte le religioni, il ripudio della guerre ed altri ancora), oggi sono articoli ormai dismessi, in quanto non più concretamente attenti al cittadino; sono, purtroppo, sempre più, gli articoli di una Costituzione di fatto ammalata e sempre più cancellata; di una Costituzione mortalmente di carta, indifferente al cittadino italiano, sempre più abbandonato a se stesso; sempre più, dai diritti negati.

Dov’è l’italianità del fare, così come pensata dai padri costituenti quando hanno scritto a chiare lettere, nel titolo secondo della Costituzione, sui rapporti etico-sociali, dove si parla del diritto alla salute, come insieme di utilità sociale e di dignità umana assolutamente prioritaria nel vivere italiano? Che cosa c’è rimasto di tutto questo? Purtroppo siamo a scenari tristi; a scenari italiani da vera e propria “salute negata”; tanto, per effetto di una malasanità diffusa che, soprattutto, al Sud, proprio non dà le necessarie e dovute garanzie di diritto alla salute alla gente sempre più confusamente senza certezze e senza riferimenti concreti di insieme, trovandoci a vivere in un mondo purtroppo disumanamente e sempre più svuotato dei valori umani necessari al buon vivere italiano.

Che fare? A chi rivolgere il proprio pensiero per assicurarsi quella umanamente e necessaria garanzia della forza vitale di insieme e di continuità di vita, sempre più negata ai comuni mortali, vittime di un sistema di umana indifferenza diffusa per l’uomo e la sua vita? Non serve, purtroppo, a niente il rendersi protagonista di un augurium salutis, per la propria salute, un bene considerato come diritto della persona ed ancor meno serve fare proprio l’augurium maximum a favore di tutta la collettività o più oltre, l’invocazione della salus generis humanis.

Purtroppo, tutto questo, non serve assolutamente a niente. C’è, ormai, tanta indifferenza diffusa; ci sono tantissimi interessi estranei alla salute che si muovono e muovono il sistema degli apparati sanitari sempre più finalizzati ad un fare disumanamente indifferente al diritto del cittadino alla salute, un diritto, purtroppo, oggi fortemente negato e sempre più cancellato dagli apparati di una sanità che in Italia e soprattutto al Sud, produce un crescente di malasanità, con un fare sistemico indifferente all’ammalato-uomo da parte di è chiamato a garantirlo, nel suo diritto alla salute, un sacro diritto di ogni cittadino italiano.

L’Italia dismessa, soprattutto nelle sue parti più deboli e del Sud in particolare, una parte sempre più indifferente all’Italia che conta, non si sente assolutamente garante della vita degli italiani; non si sente, come dovuto, di garantire un sistema con il massimo dell’efficienza per la salute di tutti i cittadini, nessuno escluso, garantendogli così, tra l’altro ed in senso pieno, la dignità e le nobili caratteristiche di uomo della Terra.

La malattia non è una maledizione; ma tale, purtroppo, diventa per l’uomo, quando, oltre a distruggerlo nel fisico, lo compromette in modo disumanamente degenerativo anche nello spirito, annullandogli la forza della dignità umana che, nell’intimo della persona, può diventare violentemente aggressiva più di qualsiasi devastante virus nemico al corpo umano.

Questo, la medicina-malattia non lo sa; questo la medicina-uomo ammalato si rifiuta di saperlo, trascurandone inopportunamente le conseguenze per la persona che sono più umanamente distruttive di qualsiasi grave malattia degenerativa.

Quella della salute è una battaglia di civiltà per tutti e di tutti; una battaglia da non mollare ed assolutamente da non perdere; una battaglia da combattere, soprattutto e prima di tutto, con grande impegno umano e civile e con la forza della cultura e dei saperi che insieme, possono creare in ciascuno di noi, i presupposti del cambiamento; i necessari presupposti del cambiamento umanamente possibile.

Al Sud la crescente società della non-salute, con le sue profonde radici nella malasanità che preferisce, la morte alla vita, è purtroppo, sempre più spesso, la parte viva della diversità umana e sociale; è lo specchio della società che, proprio non sa vivere saggiamente e costruire il suo insieme in un mondo umanamente solidale, pensando al futuro possibile di una società sana ed avente per obiettivo primario quello di raggiungere la buona salute; la salute dei cittadini e non più e solo i malanni affaristici di un corpo tragicamente ammalato socialmente e del tutto indifferente alla vita di insieme, una grande risorsa da conservare sana, per il bene di tutti; per il bene superiore del futuro dell’umanità.

La salute è oggi nel limbo della malattia, con crescenti e sempre più diffuse patologie ed un miracolismo farmacologico che fa il tifo per la società ammalata e da curare affidandosi alle cure di una sanità – malattia che, proprio non sa e molto spesso neanche vuole, occuparsi del malato in quanto uomo.

Al Sud, ma anche in gran parte d’Italia, si dà poco, assolutamente poco peso, alla prevenzione ed al suo importante ruolo per evitare i danni della malattia degenerativa; per evitare che il corpo sano si ammali e aggredito dal male diventi vittima delle patologie degenerative che proprio non lo risparmiano, tra l’altro, per effetto delle diffuse sofferenze ambientali ed umano-territoriali.

Come può esserci una società sana se abbiamo in Campania la “Terra dei fuochi”, dove il disastro ambientale è un gravissimo, maledetto disastro per la vita della gente che muore dei veleni della Terra? Tanto, attraverso quello che produce e si mangia; tanto, attraverso l’aria sempre più avvelenata e l’acqua di un sottosuolo che ha assorbito in modo devastante i veleni della morte, colpendo prima di tutti, i bambini, i più deboli della società sempre più violentata nel proprio vivere quotidiano ed assolutamente negata al futuro per colpa dell’uomo carnefice che nega sempre più se stesso al mondo.

Chi può salvare l’uomo della “Terra dei fuochi” e delle tante terre meridionali con le loro viscere criminalmente piene di veleni che negano sempre più la vita a quelli che le abitano? Purtroppo, non c’è da essere ottimisti; non c’è da vendere ottimismo di comodo a nessuno; in quanto si tratterebbe di bugie, bugie, bugie.

Non serve assolutamente a niente se non solamente a prendere in giro chi invece umanamente merita rispetto e nuove certezze di vita; chi spera in un futuro possibile; chi spera in un futuro capace di vincere il futuro negato.

Dove va l’Italia e soprattutto il Sud ammalato di umanità con un sistema salute che non garantisce più il cittadino negandogli, tra l’altro, il diritto dei diritti, ossia la vita? Non è per allarmismo e tanto meno per gufismo, osservare allo specchio i mali d’Italia; siamo di fronte a mali che assolutamente non ci gratificano e tanto meno devono creare solo allarmismi; sono mali che vanno concretamente conosciuti a fondo per affrontarli e così pensare a trovarne le soluzioni giuste e necessarie.

Se nel pianeta sanità all’Ospedale Cardarelli di Napoli, uno dei più importanti ospedali del Sud, c’è una sanità da “Lazzaretto”, con un’emergenza al pronto soccorso da Africa nera (gli ammalati oltre che sulle barelle vengono parcheggiati anche sulle poltrone), quali garanzie possiamo mai pensare di avere in difesa ed a tutela della nostra salute? Il mettere il dito sulla piaga non solo e tanto meno per il sofferto piacere di sola critica alle tante disumane sofferenze del Sud, è soprattutto una necessità; tanto, per riflettere insieme ed insieme trovare le soluzioni giuste e necessarie, al fine di garantire la vita ed il diritto umano alla vita, oggi non più garantito in tante parti d’Italia ed in modo drammatico al Sud.

Il caos sanità o ancora peggio le tante scene disumanamente apocalittiche, al Nord come al Sud, proprio non fanno bene ad una società, fondata sui diritti della persona e prima di tutto, sul sacro diritto umano della vita dell’uomo; se trascurato, come avviene sempre più spesso nel nostro Paese, non aiuta il cammino dell’uomo che in Italia e soprattutto al Sud, vive in crescenti condizioni di grave e diffuso disagio umano.

Vive, come ci ricorda la studiosa Chiara Saraceno, in una condizione di povertà diffusa.

La povertà italiana per la Saraceno rappresenta una vera e propria emergenza sociale; un’emergenza ben visibile soprattutto nel mondo meridionale e nel mondo dei tanti giovani italiani sempre più in crisi; sempre più disorientati di fronte al futuro che è visto senza speranza; che da tanti è considerato un futuro negato.

In questa condizione di grave disagio umano e sociale in Italia ed in modo più grave al Sud, vengono meno le certezze umane. Vengono, tra l’altro, sempre più meno le certezze dei servizi alla persona.

Ne risente fortemente il welfare ed il sistema salute, sempre più lontano dal cittadino che non sa più che fare.

Con il caos sanità per un’assistenza tendente alla “dismissione”, cresce il vuoto istituzionale a tutela della persona; a tutela della salute della persona, sempre più inopportunamente indifferente al sistema Italia.

Si riduce, così facendo, il sistema salute, non più di garanzia, a tutela della salute come diritto del cittadino; si riduce, tra l’altro, la qualità della vita, con minore attenzione per la persona, non più garantita e, purtroppo, sempre più esposta, per minori risorse disponibili, al rischio crescente di un grave vuoto di indifferenza istituzionale che trova le sue disumane punte di un iceberg nei tanti diritti negati; e così, anche la salute, viene sempre più negata e diventa disumanamente nel caos dominante, l’espressione incontrollata dell’Italia che, nel suo insieme di pubblico e privato, tendono sempre più nanisticamente a dismettere, così facendo, negandosi non solo il presente, ma soprattutto il futuro.

Giuseppe Lembo