La confessione di Keira Knigthley: indosso la parrucca da cinque anni

L’azione combinata di stress, tinture e acconciature ai limiti hanno messo a dura prova la salute dei capelli di Keira Knightley, che infatti confessa di utilizzare ormai da anni delle parrucche per motivi anche estetici. Eppure, c’è qualcuno che deve ringraziare proprio la sua calvizie se ha evitato una ingiusta condanna…

Anche i ricchi piangono. Anzi, per meglio dire, anche i Vip perdono i capelli. L’ultima star a confessare questo problema è stata Keira Knigthley, la talentuosa attrice inglese vista all’opera in numerose produzioni hollywoodiane, tra cui la celeberrima saga dei “Pirati dei Caraibi” al fianco di Johnny Depp e Orlando Bloom.

Keira Knightley: costretta a indossare parrucche. Ebbene, ad appena 31 anni di età, la Knightley ha ammesso di esser costretta addirittura da 5 anni a indossare delle parrucche, sia in scena che nelle occasioni pubbliche e sui red carpet, per mascherare i problemi derivanti dalla caduta dei suoi capelli, che non hanno resistito all’azione combinata di una serie di fattori di stress come colorazioni varie, acconciature che variavano di scena in scena, luci del set e così via. “Ho trattato i miei capelli così male che hanno iniziato a cadere”, ha confidato l’attrice, che poi ha aggiunto anche che è stata costretta a tingere la sua chioma “praticamente di ogni colore per i personaggi che ho interpretato nei miei film”. Se pensiamo che, nonostante la giovane età, la Knightley è comparsa già in più di 30 pellicole, ci rendiamo conto che la vita della sua chioma non è stata facile.

Soluzioni per i problemi dei capelli. Ovviamente, la star britannica ha deciso di optare per un’ancora di salvezza, trovando supporto appunto nelle parrucche; una scelta, però, che non risolve per nulla il problema di salute dei suoi capelli e che pone rimedio soltanto agli effetti visivi del diradamento. Come spiegano gli esperti di HairClinic, gruppo biomedicale leader nella ricerca sui rimedi per la calvizie, bisogna intervenire sulle cause della perdita di capelli: per questo, il team di ricerca scientifica ha sviluppato il Protocollo Avanzato di Medicina Rigenerativa, presentato sul sito della società www.hairclinic.it, che al giorno d’oggi rappresenta l’approdo più moderno per curare problemi come l’alopecia androgenetica.

La terapia contro la caduta. Nonostante quanto si pensa in genere, infatti, la miniaturizzazione dei follicoli – ovvero, il diradamento e la progressiva perdita di densità sul capo – non sempre ne indicano la morte; e proprio su queste strutture della pelle che interviene la stimolazione della medicina rigenerativa, che impiega le cellule staminali del paziente per restituire attività al cuoio capelluto, in maniera rapida e soprattutto indolore. I primi risultati sono infatti visibili già dalle prime settimane e, sui follicoli non atrofici e ricettivi alla stimolazione, la terapia regola la caduta eccessiva e argina in maniera efficace l’evoluzione della calvizie.

L’eccezione alla regola. Leggere questa notizia potrà metter di buon umore larga parte della popolazione italiana (o mondiale), visto che la calvizie colpisce circa otto uomini adulti su dieci e ben quattro donne su dieci. Eppure, siamo convinti che c’è almeno una persona che si terrà stretta la propria testa senza capelli: è il quarantasettenne agente di commercio Andrea Scattolin, che è stato protagonista di una vicenda paradossale e curiosa.

Una vicenda paradossale. L’uomo è infatti stato al centro di un vero e proprio incubo giudiziario avviato nel 2013: per la precisione, è il 2 ottobre di quell’anno quando il punto vendita Sephora di Pordenone subisce una rapina da parte di una banda di malviventi, che rubano nove profumi per un valore totale di 628 euro. Le telecamere di sorveglianza riprendono la coppia di ladri, composta da una donna e da un uomo dalla fisionomia piuttosto evidente: folta capigliatura e corporatura riconoscibile. Una segnalazione, rimasta anonima, giunta dalla profumeria di Trieste mette nei guai Scattolin, che però dalla sua ha una prova inconfondibile: l’uomo, infatti, è calvo, e difatti il processo in aula conferma la sua innocenza. Anche se ci sono voluti tre anni.

Sociologo e Consulente di Web Marketing digitale, vanta esperienza quinquiennale come Publishier e Web writer con all'attivo collaborazioni online con testate online locali e nazionali [ View all posts ]

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