La commedia amara di “Due donne che ballano”

DI FAUSTA TESTAJ’

Una signora anziana abbandonata dai figli in un fatiscente appartamento in affitto, una badante, due solitudini che all’inizio si scontrano ma poi man mano che si conoscono s’incontrano e si comprendono, non vi ricorda la descrizione di vari quadri familiari esistenti oggi? Questo è il tema dell’attualissimo lavoro di Josep Maria Benet i Jornet , considerato uno dei massimi autori del teatro Spagnolo contemporaneo ed il padre del teatro Catalano, il quale dal 1964 ha pubblicato più di 40 commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti.

“DUE DONNE CHE BALLANO” è stato in scena al Teatro Verga di Catania è lo sarà da oggi 23 Marzo al 2 Aprile al Teatro Vittoria di Roma . Queste due donne che all’inizio ballano da sole la solitudine delle loro esistenze, l’anziana signora non possiede niente nè materialmente, infatti non è proprietaria neanche della casa dove vive  nè affettivamente essendo abbandonata a se stessa dai suoi 2 figli, il maschio ogni tanto si degna di farle una telefonata ed insieme alla sorella le paga la badante oltre all’affitto .La badante, giovane insegnante, energica sarcastica e schiva come la sua padrona.

All’inizio si detestano , perchè in fondo sono simili, due donne forti che non vogliono ammettere di avere bisogno l’una dell’altra ma quando iniziano a conoscersi durante i loro due incontri settimanali, si raccontano aneddoti che non racconterebbero a nessun altro, diventando complici, ballando insieme nelle avversità delle loro vite ed esce fuori anche il loro lato tenero, la badante regalerà alla sua padrona l’ultimo giornalino di fumetti da lei tanto agognato per completare la collezione, collezione a cui tiene tantissimo perchè l’unica cosa veramente sua, che le ricorda una delle poche tenerezze che ha avuto nella vita l’amicizia con la bambina vicina di casa e la padrona ricambia riuscendo a far emergere e buttare fuori alla giovane donna tutta l’amarezza che ha nei confronti degli uomini ed il grande dolore  per la morte del figlio.

Un giorno l’anziana signora viene a sapere che deve lasciare la casa ed in più che i figli hanno deciso di mandarla all’ospizio, la badante non riesce a convivere con il suo dolore  ed insieme prendono una funesta decisione.La pièce che può sembrare tragica è invece una commedia amara, un pò come i film di Dino Risi, è questo, anche, il bello del testo, il tutto portato in scena in maniera straordinaria da due attrci di elevata caratura, che recitano insieme per la prima volta, come Maria Paiato e Arianna Scommegna (vincitrici di vari premi tra i tanti il premio UBU, la Paiato nel 2005 e 2006 e la Scommegna nel  2014) e dall’ottima regia di Veronica Cruciani(finalista premio UBU nel 2008 come regista e produttrice) che con il cambio scena prodotto solo dal gioco di luci, dal cambio d’abito delle attrici e dagli stacchi musicali è riuscita a non far mai gurdare l’orologio agli spettatori.La traduzione è di Pino Tierno, le scene di Barbara Bessi, le luci di Gianni Starapoli e le musiche di Paolo Coletta.

Prima produzione del Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano di Milano, costituito a Gennaio 2015.Una curiosità legata a questo testo è la grande passione dell’autore per i fumetti del passato che fa collezionare  all’anziana signora.Invito il pubblico romano ad andare al teatro Vittoria, non ve ne pentirete.

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