Katcha nel pluripremiato “la cena delle belve”: un’esplorazione dell’animo umano e delle sue fragilità

DI FAUSTA TESTAJ’

Darwin afferma che l’uomo discende dalla scimmia, questa teoria viene confermata dal bellissimo lavoro teatrale :”LA CENA DELLE BELVE” dell’armeno di cultura francese Vahè Katcha, belve infatti diventano i 7 amici riuniti a casa di Sofia, per festeggiare il suo compleanno , in una Roma in pieno regime nazista(1943)quando apprendono che il tedesco Kaubach(l’encomiabile Ralph Palka) , al momento del dessert prenderà  due di loro come ostaggi da mandare a morte, vendicando così l’uccisione dei due ufficiali tedeschi uccisi proprio quella sera sotto l’abitazione di Sofia(una meravigliosa Marianella Bargilli) e Vittorio, il libraio, (un eccellente Carlo Lizzani) suo marito.

Dal momento in cui i sette apprendono della probabile morte di due di loro stabilita, da loro stessi, quel minimo di parvenza di vita normale,che erano riusciti a creare, malgrado la guerra, grazie ad Andrea (un superlativo Maurizio Donadoni)che aveva portato in regalo da aggiungere all’arrosto preparato da Sofia, prosciutti, salami, vino ed al clima di allegria, spensieratezza che si era istituito per la felicità di essersi rivisti, scivola in un gioco al massacro, dove, pur di salvarsi la pelle, ognuno è contro tutti e quelli che si definivano amici fraterni diventano l’un contro l’altro armati. Dall’euforia del primo atto si passa al dramma del secondo atto (seppur trattato sempre con toni ironici e godibili)man mano che si avvicina l’ora del dessert cadono le maschere ed emergono le vere personalità, le fragilità, gli scheletri nell’armadio dando la possibilità ad ogni spettatore d’immedesimarsi con l’uno o con l’altro personaggio e ad ogni personaggio di svolgere un proprio percorso psicologico fermandosi a riflettere sulla morte, cosa che normalmente un individuo non fa.

La commedia, vanta la regia a quattro mani di Julien Sibre e Virginia Acqua i quali sono stati bravissimi a valorizzare il pluripremiato testo di Katcha(ha vinto in Francia 3 premi Molière) nell’adattamento italiano di Vincenzo Cerami(ultimo suo lavoro prima della prematura scomparsa)e le qualità artistiche di tutto l’impeccabile cast completato da Emanuele Cerman (Vincenzo), Alessandro D’Ambrosi (Pietro), Gianluca Ramazzotti (IL Dottore) e Silvia Siravo (Francesca).Gli attori, sempre tutti in scena, hanno retto egregiamente il passaggio dalla spensierata euforia all’introspezione psicologica.M. Donadoni ha espresso al meglio il cinismo di Andrea, G. Ramazzotti la viltà del dottore, S.Siravo(vedova di guerra, appartenente alla resistenza)la voglia di riscatto ed affermazione, A. D’ambrosi(Pietro, soldato in concedo a causa della perdita della vista)il ritrovato attaccamento alla vita, Sofia(M.Bargilli) la sua frivolezza mista a profondità, C. Lizzani (Vtitorio, il libraio, marito di Sofia e conoscente di Kaubach) l’ipocrisia nei confronti della moglie, offerta a Kaubach, pur di salvarsi e Ralph Palka la perfidia di Kaubach che si è divertito per due ore a giocare con le loro vite svelando alla fine che il colpevole dell’uccisione dei due ufficiali era già stato preso e quindi nessuno di loro sarebbe andato a morire riuscendo a sgretolare per sempre la loro amicizia cosa che l’autore fa intendere nella battuta finale che Andrea fa a Vittorio :” siamo ancora amici”.

Questa sadica commedia si avvale anche di un’idea geniale, la proiezione nello schermo posizionato nel boccascena di alcuni avvenimenti con i personaggi a cartoni animati  che rientrano in versione umana sul palco.Le scene sono di Carlo De Marino, i Costumi di Francesca Brunori ,il disegno luci di Stefano Lattavo, la direzione tecnica di Stefano Orsini , Coproduzione Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano e Ginevra Media Production. Domani saranno al T. Della Corte di Genova, il 9 Gennaio Al T. Carcano di Milano, il 10 a Colle di Val D’Elsa T. Del popolo, il 14 a Civitavecchia al  Traiano Comunale, e il 31 festeggeranno l’ultimo dell’anno a Grosseto al T. Comunale degli Industri, non perdetevelo e se potete vedete anche il film di Christian Jaque, ambientato nella Parigi del 1960, tratto dall’adattamento fracese di Julien Sibre :” Le repas  des fauves”(titolo originale) che vede tra i protagonisti anche l’italiana Antonella Lualdi considerando così le differenze logistiche fra l’adattamento francese ambientato nella Parigi del 60 e quello italiano di Cerami ambientato nella Roma del 43, differenze che non riguardano solo l’ambientazione ma gli avvenimenti specifici avvenuti in Italia ed il modellamento del le battute teatrali pensando all’ironia italiana.

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